Torna sugli scaffali Parto. Diario di 9 mesi in acqua e in aria, un libro fotografico e poetico firmato da Chiara Carminati e Massimiliano Tappari, uscito nel 2016 e finalmente tornato disponibile da qualche settimana. Il periodo è quello giusto, perché questo libro è dedicato alle mamme in attesa: tempismo perfetto per la festa della mamma!
Chiara Carminati scrive due poesie scandite in nove+nove momenti che raccontano in modo complementare l’esperienza del bambino e della madre, lungo i nove mesi della gravidanza. Il libro si legge nei due versi e i due canti si incontrano al centro del libro in una grande fotografia silenziosa che mostra una stella cadente o un razzo che solcano il cielo.
Parto. Diario di nove mesi in aria è il racconto della voce della madre, Parto. Diario di nove mesi in acqua è invece il racconto di questo viaggio da parte del bambino, ancora raccolto nel grembo materno. Il compiersi dei due viaggi si realizza proprio nel parto, parola che, non a caso, è stata scelta come titolo e che apre e chiude le due poesie.
Il titolo polisemantico (parto è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo partire, ma è anche il sostantivo che corrisponde al momento della nascita), è un po’ la chiave di lettura per comprendere l’accento che la poetessa ha scelto per raccontare questo viaggio.
Le parole, infatti, mostrano la loro potenzialità di significare aspetti diversi e meno diretti e, spesso, lo scarto avviene in un dialogo con le fotografie di Massimiliano Tappari, che suggeriscono strade e accezioni, finanche simboli a cui forse il lettore non arriva immediatamente.
«1 Restare senza fiato. Parto. Per un attimo mi è sparito il respiro
si è fermato il tempo
e forse anche il cuore ha mancato un battito.
Come quando fai un salto
nel vuoto
o la gioia ti brucia le vene»
Il primo mese della madre appare come un salto nel vuoto: la notizia dell’avvenire di qualcosa che oggettivamente cambierà l’esistenza per sempre può ghiacciare come il freddo fa con le cascate nei più rigidi inverni, oppure può bruciare, come uno struggente tramonto d’estate.
Massimiliano Tappari e Chiara Carminati giocano e il feeling che li lega è evidente. Il secondo mese della madre, intitolato Acqua in bocca, si accosta a una bellissima immagine di una fontana con un mascherone che ha l’acqua in bocca costantemente, ma costantemente, pure, la lascia andare.
Le fotografie sono sorprendenti e chiedono di essere esplorate con calma: cantano una loro melodia. Io, ad esempio, ho amato il sottile legame che gli autori hanno istituito tra il riferimento al “restare in silenzio” con la “sbucciatura” delicatissima della corteccia di un betulla. Il contesto entro cui si muove il corpus delle fotografie è perlopiù naturale, anche se appaiono scorci cittadini e tanti giochi di ombre e tracce, che, come le parole, spostano l’osservazione un poco di lato, ad un diverso livello di interpretazione. A volte l’elemento naturale è isolato dal contesto: come le due carote attorcigliate che ben descrivono l’attorcigliamento dello stomaco delle puerpere o lo schiaccianoci che nel vuoto ricorda molto una pancia.
Le fotografie accompagnano uno o due versi, al massimo, e mantengono tendenzialmente un ritmo binario con una fotografia per ogni pagina, anche se non mancano la pause un poco più ampie, con un’unica immagine su due pagine e poche parole, che vanno guardate più a lungo.
Quella racchiusa nelle parole della madre è un’attesa grande e sempre più consapevole che fa spazio a un altro, la cui presenza è già percepita e amata. Quello che l’aspetta al centro, prima dell’incontro al centro del libro, è infatti un fiore sbocciato proprio dal seme di quel soffione su cui si era aperta la poesia.
La struttura della voce del bambino è speculare anche se, apparentemente, il discorso poetico è un pochino più ritmato, veloce e confuso, questo perché è frutto di una voce - in cui si immedesima la poetessa - che a differenza della madre è inconsapevole di tutto ciò che accade al di fuori di sé.
Il canto del bambino è il confuso, primigenio e miracoloso venire alla vita. In questo senso ho trovato meraviglioso il parallelismo tra i due soffioni che aprono le poesie, dove quello della madre è perfettamente nitido e quello del bambino è più sfumato e sfocato, ancora da mettere a fuoco. Tutta la poesia del bambino racconta di una dinamicità, di una preparazione a un viaggio, a un lancio, a un movimento. In questo senso, l’acqua - che nelle fotografie prende spesso la forma degli spruzzi, della neve, delle onde - accoglie e amplifica questa sensazione di urgenza.
«Io sento in questo battito d’ali
che mi attraversa il petto
e in quell’altro, più grande,
che gli risuona intorno»
È come un tam tam, questo battito, che, nel testimoniare una vicinanza, chiama da lontano per farsi raggiungere.
«Sento che mi allungo e mi allargo
seguendo un disegno preciso
al ritmo di una musica in crescendo»
Il racconto del bambino è un ode al prendere forma, in uno slancio più amplificato rispetto alle parole della madre. Negli ultimi mesi il cercare spazio, il voler prendere aria si fanno travolgenti e impellenti, tanto che il passo prima del congiungimento reciproco non è il rassicurante fiore che sboccia, ma un fulmine pauroso che si schianta al suolo.
È l’energia della vita che si fa presente.
Credo che questo libro fotografico possa fare una grande compagnia alle madri in attesa e possa regalare loro parole e pensieri da ascoltare e intercettare nel mondo che le circonda.
Un bellissimo regalo per la festa della mamma.