L’ultima raccolta poetica di Carlo Marconi richiama l’attenzione dei lettori con un titolo particolarmente attuale in questi giorni estivi: Come d’estate il temporale.
Il libro, tuttavia, non è una raccolta di poesie dedicate all’estate, quanto piuttosto una raccolta di poesie sulle emozioni e sui sentimenti che trovano, in similitudini che attingono al mondo naturale e alla vita quotidiana, una forma per raccontare con schiettezza la complessità del sentire bambino.
Abituati a una certa narrazione delle emozioni che le vuole sintetizzabili in un colore – quasi fossero compartimenti stagni – o riassumibili in poche grandi presenze, perlopiù riconducibili a quelle che creano “problemi di gestione”, la raccolta di Marconi è una boccata d’aria fresca, perché restituisce la complessità del mondo emotivo infantile con tutte le sue sovrapposizioni, le sue contraddizioni e anche con i suoi tempi e le sue intensità differenti.
I bambini, nell’immaturità del loro essere “nuovi”, sono spesso sopraffatti dalle emozioni, le attraversano intensamente, ne vivono eccessi che ancora non sanno temperare, perché non sanno riconoscerle… tutto normale! Essere umani significa anche questo e il poeta sembra saperlo, dal momento che attraversa questo universo multiforme – reso perfettamente dalle illustrazioni di Serena Viola – con naturalezza.
Le poesie hanno una forma fissa: due quartine a rime alternate, seguite da una clausola finale (distico).
Ciò che permette a queste poesie di parlare ai suoi lettori è l’ampio utilizzo di immagini tratte dal mondo naturale e dalla vita quotidiana, capaci di rendere visibile qualcosa di cui si fa esperienza ma che, in sé, è come se non esistesse, come se fosse astratto. Che cos’è la frustrazione? Che cos’è il dolore? Che cos’è la felicità? Che cos’è l’euforia? Che cos’è la malinconia? Che cos’è la rabbia? Che cos’è il timore?
Per spiegarlo il poeta racconta piccoli episodi che diventano similitudini: l’immagine della collana il cui filo si spezza e fa cadere a cascata tutte le perline, come accade alle lacrime che si liberano improvvisamente al rompersi di qualcosa. Oppure il bosco di notte, o il buio del temporale, che evocano i pensieri cupi (rabbiosi, tristi, preoccupati… chissà?) che colgono anche i più piccoli.
«D’un tratto è stato tutto un crepitare
di perle di coralli di granelli:
rimbalzano e tu resti lì a guardare
quella sfrenata danza di saltelli.
Sono lacrime che improvvisamente
cadono giù e non puoi farci niente»
«Certi pensieri a volte fanno un bosco
di storie cupe gonfie di paura,
la strada è lì ma non la riconosco
e brancolando cerco una radura»
Non ci sono solo emozioni disturbanti: Marconi racconta anche la felicità, che prende corpo nella creazione di un campo da calcio con le felpe lanciate a terra, o che si materializza nel suono sordo di una pallonata contro il muro.
«Sarà uno schianto, un colpo secco, un botto,
un tappo di bottiglia di spumante,
la pacca sorda di uno scappellotto,
o il tonfo di una zampa di elefante.
Oppure sarà simile al frastuono
che fa una pallonata contro il muro,
o forse come il brontolio del tuono...
sarà ma non ne son troppo sicuro.
Se il cuore scoppia di felicità
chi mi sa dire che rumore fa?»
È interessante notare come il poeta intrecci le immagini poetiche con una sfera prevalentemente uditiva, assecondando l’idea che, per i bambini, le emozioni possano essere così soverchianti da assordarli — nel bello e nel brutto, nel dolore e nella felicità — rendendoli più spettatori che “motori” del momento.
Accade così che il temporale, con i suoi “ruggiti da leone”, spaventi i bimbi nella notte, ma che lo stesso fragore racconti anche il detonare di una risata gustosa di felicità.
Una bella raccolta poetica sulla vita misteriosa dell’animo bambino, capace di parlare ai bambini.