Raccogliere, salvare, preservare, guardare il mondo da un’altra prospettiva. I bambini sono maestri nel vedere in ciò che agli occhi di tutti è insignificante un tesoro di rara bellezza. E non stiamo parlando di immaginazione o di voli pindarici di trasfigurazione dell’oggetto: avete mai guardato la superficie di una ghianda con attenzione? E il folto manto di spine dei ricchi del castagno? E le bolle di sapone? Avete mai guardato bene le bolle di sapone? Joseph Cornell, uno dei più autorevoli artisti americani, conserva e custodisce questa impressionante capacità nelle sue opere e La collezione di Joey di Candace  Fleming e Gérard Dubois celebra questo artista bambino. 

«Joey Cornell raccoglieva tutto… qualunque cosa scatenasse la sua immaginazione o incantasse i suoi occhi». Un bambino curioso e guardato curiosamente che, nell’America primo novecentesca, doveva apparire eccentrico. Eppure la sua mamma e il suo papà videro in questo suo amore per gli oggetti del mondo una ricchezza inaspettata, ma unica e preziosa: la sua mamma cercava al mercato «oggetti per incantare suo figlio», il padre estraeva tesori dalla giacca del gilè. Pietre, bambole, bicchieri, piume, cannocchiali, lenti, vetri, conchiglie, biglie, corde, legni… oggetti rotti, integri, nuovi, vecchi...
La sua collezione si ingigantiva, anno dopo anno.

È impressionante osservare l’intrecciarsi della quotidianità dell’artista nella sua infanzia, con un certo piglio di spontaneità e di vigorosa vita interiore («una piuma [di un pappagallo ndr.] scivolò dalla gabbia nella sua mano. Joey sentì il fruscio delle palme. Il sale del mare sulle labbra»), ma anche e soprattutto la progressiva educazione dello sguardo e della mente (ecco che la cassaforte diventa un oggetto di valore dopo l’esperienza magnifica con suo padre allo spettacolo di Houdini).

Gli oggetti raccolti da Joeynon sono mai dunque una egotica espressione delle proprie ossessioni, ma un tesoro condiviso, una espressione  - sì - personale che diventa legami tra gli oggetti stessi e tra le persone: «sembrava che gli oggetti fossero sempre appartenuti l’uno all’altro. Stavamo bene insieme. Sembravano… “Arte”». 

«Cosa si diranno questi oggetti l’un l’altro?»

Il passo che trasforma questa azione di raccolta in arte prende spinta da una motivazione che provoca e lascia pensare: il padre muore di una terribile malattia. 

«Oh, come desiderava che la sua famiglia potesse sentirsi felice»

Ad appena 14 anni ecco che nasce la prima esposizione della Joseph Cornell collection.

Ciò che colpisce della storia personale dell’artista è la sua posizione quasi dimessa: «[un artista ndr.] che lavora sul frammento e sull’impulso minuto, senza proporre una giustificazione generale; che ricerca e colleziona il poco senza apparentemente trovarvi il tutto» Kevin McManus. Un artista che non sembra voler caricare le sue opere minute di significati rivoluzionari, ma che alla bellezza di questi oggetti minuti rimane fedele come a voler rendere loro la giustizia scontata che meritano: «Joseph Cornell che cancellò la polvere dalle cose abbandonate e le fece brillare di nuovo splendore». Non stupisce dunque che l'artista adorasse rivolgersi ai bambini: la sua ultima mostra fu dedicata proprio a loro e le sue famose scatole furono appese a quattro piedi da terra, per loro.

Il testo del libro è ben calibrato e in un equilibrio perfetto con le immagini a cui cede spesso la parola. Il ripetersi di situazioni, narrate allo stesso modo, evidenzia la scelta del lessico usato per sintetizzare l’impressione del protagonista, con un andamento che ha il peso della poesia: «girovagando, in un negozio di roba usata aveva scovato un telescopio malconcio… “Celeste” sussurrò. Portò a casa il telescopio». Non ci sono giudizi, commenti, si potrebbe quasi non immaginare il contesto biografico e il ruolo artistico del protagonista senza la nota finale: l’impressione che il testo lascia è quella di un uomo che fu molto amato e che mostrò di essere capace di amare.

Le immagini di Gerard Dubois noto per il surrealismo di alcune sue rappresentazioni (che avrebbe potuto sfruttare largamente in un testo del genere), si attengono invece ad uno stile descrittivo apparentemente semplice, perfetto per questa storia. Anche lo stile retrò non può essere letto che come una fedeltà alla verità della narrazione.

Un libro per la fascia scolare, benefico.

La collezione di Joey Candace Fleming - Gérard Dubois 40 pagine Anno 2019 Prezzo 15,00 € ISBN 9788832070040 Editore Orecchio acerbo
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