Mi c’è voluto del tempo per riuscire a capire a fondo l’ultimo lavoro di Beatrice Alemagna uscito ormai mesi fa, Sua Altezza Poltiglia, anzi mi ci è voluta la lettura approfondita di Alice nel paese nelle meraviglie per cogliere a fondo del cuore di questa storia.

Il fatto che il testo citi la rabbia - che, come parola chiave, accompagna spesso la comunicazione di questo libro -  tende idealmente a collocare questa storia presso i bambini più piccoli, in realtà, leggendo e rileggendo, guardando e riguardando queste pagine, non si può non riconoscere di trovarsi di fronte a qualcosa che riguarda l’adolescenza. Quello che compie Yuki è un passaggio ben più radicale del viaggio di Max, per intenderci, è un viaggio che si compie ad un’età diversa, perché gli effetti che questa rabbia lascia sono molto più profondi.

L’albo si apre con una bugia, una dichiarata esplicita bugia che la protagonista, Yuki, pronuncia d’impulso:

«Mio fratello […] non mi vuole per niente bene. Si vede benissimo»

E da una dichiarazione altrettanto perentoria:

«Io sono Yuki. Ho un brutto carattere. Sono cattiva e sgarbata» 

Queste parole, che potrebbero rivelare una nitida consapevolezza di sé e delle relazioni, sono invece giudizi affrettati, parziali, che assolutizzano un particolare, spesso negativo, e attraverso quella lente cupa pretendono di leggere il mondo. Spesso gli adolescenti fanno così. È più semplice.

Ma non è finita qui, perché a queste dichiarazioni tranchant, segue un gesto di stizza di quelli irrazionali: Yuki, consapevolmente, prende le chiavi di casa e le getta nel fondo di un tombino misteriosamente lasciato aperto lungo la strada che stanno percorrendo tornando a casa da scuola.

Questa concentrazione su se stessi, questo egocentrismo che misura tutto sul metro del proprio sentire immediato, è comunicato da illustrazioni focalizzate, che spesso escludono il contesto per concentrarsi sulla percezione della protagonista: i fili della luce, il tombino, la mano, le chiavi…

L’adolescenza chiede di potersi ripiegare su stessa, un movimento spesso simbolicamente reso con la catabasi, una discesa in fondo agli inferi: è così che Carroll lo ha raccontato attraverso il viaggio che Alice compie dentro la tana del coniglio, giù in fondo, sotto terra, e così accade anche a Yuki.

Con il romanzo di Carroll questa storia di Beatrice Alemagna condivide la direzione e il simbolismo che è quasi psicanalitico.

Yuki scende nelle profondità del suo mondo, letteralmente scende nella fogna, e qui incontra una serie di personaggi che in modo eccentrico e originale popolano il paesaggio dell’interiorità sgradevole di ciascuno.

La rappresentazione di questo mondo è materico e intacca immediatamente e continuamente Yuki che ne rimane «incollata» e «sporcata»:  la Regina Poltiglia è un ammasso di fango, i Caccoli ricordano il muco del naso…

«“De...devo tornare a casa" balbetto. “La tua casa ora è qui. a Fango. Seguimi, per piacere”»

Questo mondo sotterraneo gioca ben più sottilmente di quanto accada nella rabbia dei più piccoli: al suo interno si mescolano il senso di colpa, la frustrazione, la consapevolezza del non senso con cui si compiono certe azioni impulsive, a volte coscientemente cattive. Non è la rabbia che cresce e si sgonfia, questa ha un movimento irregolare, un sommovimento delle dimensioni. Come Alice, nel suo crescere e rimpicciolire, ci ricorda che il corpo è chiamato a cambiare radicalmente, Beatrice Alemagna sembra suggerire che anche la calibrazione delle emozioni dell’animo subisca gli stessi mutamenti irregolari e sgraziati.

«“Se sei cattiva, cresco” mi dice, andandosene»

Il racconto di Beatrice è apparentemente calmo e narrativo: il giro che Sua Altezza Poltiglia regala a Yuki nelle profondità di questo mondo sembra quasi un giro turistico: prima vicino e poi dentro il Lagondiglio, poi nel Museo degli odiosi, poi nella Rabbioteca…

Le illustrazioni dell’Alemagna ricche di dettagli, di anfratti, di oggetti, di ninnoli raccontano di un caos che è molto familiare e accogliente, letteralmente e simbolicamente intimo. Intorno la natura rigogliosa sembra suggerire che l’interiorità sia ben più sfaccettata e sorprendente di quanto si immagini (non solo cupa, ad esempio!).

Ciò che permette la risalita in superficie non è la forza di volontà («voglio restare qui per non dire a Sen che ho buttato via le chiavi»), non è più l’adulto (fu la zuppa della mamma di Max a richiamarlo a casa, ricordate?), ma è un fratello, quasi un pari, che torna indietro per recuperare la sorella. Nel suo discreto farsi vicino non c’è rabbia, non c’è rivendicazione, ma una profonda comprensione (in fondo la Regina Poltiglia ci ha raccontato che anche lui è passato più volte di lì…): Sen ribadisce che c’è un sentimento che travalica l’emozione negativa e finanche la cattiveria. Sen regala a Yuki la consapevolezza che c’è qualcosa che supera ogni fango dell’altro, questo le permette di tirarsi su e di decidere che è tempo di tornare in superficie, non prima però di aver guardato davvero negli occhi la sua poltiglia:

`«Allora mi fermo, la guardo con un affetto improvviso. Le prendo la mano legnosa. “Non mi fai paura” dico abbracciandola»

In fondo crescere vuole conoscere il buio di sé e accettarlo, forse perfino amarlo attraverso la compagnia di qualcun altro. 

Sua altezza Poltiglia Beatrice Alemagna 56 pagine Anno 2025 Prezzo 24,00€ ISBN 9788833701714 Editore Topipittori
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