Bullerby, tra i primi libri a nascere dalla penna di Astrid Lindgren, esce un anno dopo Pippi, nel 1946 e, sebbene al suo interno non ci sia un personaggio iconico come Pippilotta, tuttavia rimane uno dei più bei libri sui bambini e sull’infanzia che siano stati mai scritti.

Quello che oggi è un volume unico raccoglie, in realtà, tre diversi libri usciti nel ’46 (Tutti noi bambini di Bullerby), nel ’49 (Altre storie su noi bambini di Bullerby) e nel ’52 (A Bullerby ci si diverte e basta) al cui centro ci sono sei bambini (che poi diventeranno sette con l’arrivo di Kerstin!): Lisa (7 anni), i suoi fratelli Lasse (9 anni) e Bosse (8 anni) e poi Olle (8 anni), Britta (9 anni) e Anna (7 anni). I capitoli di questi romanzi seguono i bambini nella loro vita all’interno di una contrada periferica di un paese di campagna svedese, Bullerby «che in svedese vuol dire qualcosa come Borgo Baccano». In questo borgo ci sono solo tre cascine la Cascina nord, la Cascina sud e la Cascina di mezzo che costituiscono un’isolata comunità di famiglie e di bambini.

Custodita in queste pagine c’è semplicemente la vita, raccontata in presa diretta da Lisa, una vita immersa nella natura e nella vita contadina: seguiremo i bambini nei giochi estivi tra laghi e nascondigli, nei passaggi da una cascina all’altra permessi dalla presenza di un grande Tiglio, nell’attesa di Natale e nelle caverne nascoste nei covoni di fieno, li seguiremo a scuola e nei lavori estivi come la vendita delle ciliegie, nei nascondigli tra noccioli e ginepri e a caccia di tesori nella soffitta…

In queste quasi 400 pagine scorre una vita fatta di compleanni, di giochi, di nonni, di feste di compleanno, di picnic, di racconti, di litigi, di pulizie, di maestre ammalate, di camminate fatte insieme per raggiungere la scuola - in discesa - e di ritorni che durano il triplo del tempo, non solo perché fatti in salita, ma perché lungo la strada è impossibile non fermarsi per conquistare l’isola del laghetto o per salutare il cane dell’odioso calzolaio…

«quasi tutti i giochi sono più belli in sei che in tre»

Il procedere del romanzo segue il flusso di coscienza o i pensieri della voce narrante, in un travaso schietto di descrizioni di episodi di vita quotidiana, ma anche di sensazioni e riflessioni. Lisa racconta, ad esempio, del giorno in cui hanno trovato dei gattini a casa della signora Lövnäset per poi passare a raccontare di come Olle ha conquistato la fiducia del suo cane, per poi raccontare del nonno di Anna e Britta:

«Britta e Anna non hanno né un cane né dei conigli e nemmeno degli altri animali tutti loro, però hanno un nonno paterno. È il nonno più buono del mondo e tutti noi bambini di Bullerby lo chiamiamo nonno anche se non è il nonno di tutti, ma solo di Britta e Anna»

Lisa non manca di accennare più volte anche a come si senta:

«la maestra ci ha detto: “Arrivederci bambini! E divertitevi, questa estate!” E io ho sentito come un saltello dentro il petto»

«Insomma, magari non è proprio bello, ma è terribile ed emozionante»

Non siamo, però, di fronte a un racconto disordinato, perché lo scorrere del tempo è segnato in modo evidente dal riferimento ordinato alle stagioni e ad alcuni eventi che scandiscono l’anno: Natale, Pasqua, ma anche la sarchiatura delle rape all’inizio delle vacanze, la raccolta del fieno e la pesca dei granchi.

Il clima molto intimo è costruito grazie a personaggi cesellati uno ad uno, con personalità e indoli differenti, ma che si uniscono in un’identità comunitaria molto forte. Il noi è rappresentato dai bambini di Bullerby (e in parte dai rispettivi genitori e dal nonno), tutto ciò che accade al di fuori di questo cerchio è rappresentato dal resto. 

La scrittura della Lindgren è scorrevole e gustosissima. La caratterizzazione della voce di Lisa coinvolge il lettore con le sue esitazione e le sue spiegazioni e lo rende un testo perfetto da leggere ad alta voce:

«Abbiamo messo tutto nelle cassette dello zucchero, ma prima le abbiamo foderate con la carta, si capisce» 70

«Tutta l’atmosfera era molto particolare, non so come dire»

«Insomma, magari non bisogna per forza, ma si può, ecco, e non si viene puniti»

«Secondo Lasse era meglio non chiedere il permesso a casa, perché diceva che i grandi a volte hanno strane idee, quando i bambini vogliono andare a vedere lo spiritello delle acque. Meglio chiederlo dopo, ha detto, per andare sul sicuro»

Anche gli “intervalli” dedicati alle filastrocche e alle canzoni cantate a scuola o a casa - spesso retoriche e roboanti - fanno parte di una infanzia ritratta con genuinità:

«Come brillava nel buio quella lanterna! Guardandola lì accesa nel giardino continuava a venirmi in mente quel canto di Natale che fa: “Ecco il Natale che al nevoso portone crogiolandosi bussa”. Me lo immaginavo lì fuori a crogiolarsi proprio come la lanterna di palle di neve»

Bullerby è indubitabilmente un classico che piace ai bambini di allora ma anche a quelli contemporanei, perché - come ci ricorda Calvino - i classici sono quei libri in cui lettore implicito e lettore reale non smettono mai di coincidere, ed è proprio così.

Eppure, la brezza tonificante che si respira in queste pagine è legata a due dimensioni dell’esistenza che si vanno perdendo nella contemporaneità.

Innanzitutto il senso di comunità che, per necessità, unisce questi bambini che vivono insieme, facendo affidamento l’uno sull’altro, aiutandosi, sopportandosi e spalleggiandosi, in una comunità ideale e reale, dove non mancano litigate e competizioni, ma dove emerge soprattutto come lo stare insieme sia percepito come un valore.

Fondamentale è, poi, la caratterizzazione degli adulti: una comunità adulta che si fida dei bambini e delle loro capacità, tant’è che spesso vengono lasciati da soli, si affida loro la bambina di pochi mesi, si chiede loro di prendersi cura degli animali, di cucinare uno spezzatino… Questa libertà e fiducia è resa reale dalla “stabilità” degli adulti. 

«“Mamma, di’ qualcosa che posso fare per renderti felice”. “Io sono già felice” ha risposto la mamma»

La capace di essere felici da soli, a prescindere dai comportamenti dei bambini, permette anche di concedere una libertà forse oggi impensabile: Bullerby racconta di una felicità che non necessariamente riguarda come ci si comporta, è una felicità che sa stare in piedi per sé stessa. La scrittura della Lindgren è impressionante per quanto riesca con onestà a raccontare i bambini, e se manca l’elemento “magico” che ha reso iconica la nostra ottantenne Pippi, questi bambini non sono meno affascinanti .

Assolutamente lungimirante, infine - siamo nel 1946! -, il rapporto che il testo ha con le immagini di Ingrid Vang Nyman, con le quali dialoga in un’armonia perfetta:

«Lasse sembrava un pazzo [stavano giocando ad Hansel e Gretl ndr.]. Era su un piede solo con la lingua fuori e le dita nelle orecchie, per giunta strabico. Ecco qui com’era:»

Vorrei raccontarvi ogni singolo episodio della vita a Bullerby, perché lo spasso non finisce mai, ma vi invito ad andare voi stessi a fare un giro!

«A Bullerby ci si diverte e basta»

Il libro di Bullerby Astrid Lindgren - Ingrid Vang Nyman - Laura Cangemi (traduzione) 352 pagine Anno 2018 Prezzo 14,90€ ISBN 9788893811491 Editore Salani
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