
Intorno a Pinocchio – Scaffale Basso
Alessandro Sanna è tornato più volte sul personaggio di Pinocchio, iconico protagonista di quello che è il romanzo italiano più conosciuto nel mondo.
Nel 2026 si festeggeranno i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi e saranno tante l’iniziative per festeggiare la sua opera, non da ultima una mostra particolare prevista all’interno della Bologna Children’s Book Fair. Per raccontarvi di nuovo di questo personaggio (di cui ho già parlato ampiamente qui qui e qui) vi propongo due libri illustrati da Alessandro Sanna.
Pinocchio prima di Pinocchio è praticamente un silentbook che Orecchio Acerbo portò sugli scaffali nel 2015. Alessandro Sanna grazie ai suoi acquarelli luminescenti ed evocativi immagina, in queste pagine, la vita del tronco di legno da cui sarà sbozzato Pinocchio prima che incontri maestro Ciliegia e poi Geppetto. L’incipit è come un Big Bang.
«Cera una volta un pezzo di legno, direte voi lettori. Invece no! C’era una volta l’universo»
Questo incipit, che ricalca il reale incipit del romanzo («Cera una volta… — Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori. — No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”») è come se riportasse il personaggio ad una dimensione primigenia: certamente anche Pinocchio deve essere stato albero prima di diventare un ciocco da scolpire! Sanna racconta questa storia che è una storia immaginata ma dai toni epici e magici, come ogni mito delle origini. Un’emanazione di luce e calore dà vita a un albero, da cui un fulmine stacca un ramoscello che prende vita, diventando un personaggio autonomo e indipendente. La corsa, che gli si vede compiere quasi ininterrottamente, ricorda chiaramente le corse che il Pinocchio burattino compirà a perdicollo nelle tante sue avventure romanzesche.
Il ramoscello incontra quelli che saranno i coprotagonisti della sua storia (il gatto, la volpe, il grillo, il pescecane, il serpente, il piccione-colomba), tutto però è trasfigurato in una storia diversa. Non ci sono appigli per ricostruire una storia che è completamente immaginata da Sanna, anche se alcune figure sembrano anticipazioni di quel che verrà: c’è un Mangiafuoco-incendio e un serpente capace di inghiottire la luna intera.
Anche qui c’è un viaggio, anche qui ci sono corse e fughe, ricerche e giochi, ma anche tradimenti e prove. Il ritmo è talmente frenetico tra acqua e fuoco, cielo e terra che è come se il ramoscello quasi non si accorgesse che al sorgere chiaro di una mattina di primavera, il soffio vitale gli ha regalato delle foglie, un surplus di vita che si trasforma in un invito a fermarsi e a metter radici per diventare quell’albero da cui poi nascerà il Pinocchio che tutti conoscono.
Il racconto per immagini di Sanna è di forte impatto visivo: gli acquarelli diluiti si trasformano in emanazioni vitali e gli effetti cromatici ricordano le aurore boreali e i tramonti infuocati.
Sanna utilizza un ritmo ricorrente con quattro o nove vignette, che sembrano scampoli strappati da una lunga fascia di carta, alternate a tavole ampie, dove il movimento frenetico si ferma e dove anche il lettore può respirare.
A volte sono necessari tutte e nove le instanee per raccontare il sorgere del sole e il riemergere dall’acqua in un turbinio incandescente che mescola gli elementi.
Un Pinocchio prima di Pinocchio vivissimo.
Altro tono e altro stile illustrativo è quello – sempre a cura di Sanna – presente in Pinocchio. Filastrocche a colori, con i testi poetici di Vittorio Sessa Vitali. L’autore fu per anni paroliere di tante canzoni dello Zecchino d’oro, manifestazione che lo incoronò vincitore ben cinque volte! In questo volume del 2024, appena ristampato, la figlia raccoglie 22 poesie che il padre dedicò alla storia di Pinocchio. Lungi dalla versione disneyana, l’autore milanese pesca dal romanzo collodiano alcuni degli episodi più iconici: l’incontro con il pescatore, il Pinocchio-cane da guardia e poi l’impiccagione, la commozione di Mangiafuoco…
Le poesie hanno tutte uno schema ricorrente con quattro versi a rima baciata e quattro versi a rima alternata, che rende i componimenti molto orecchiabili; il ritmo battente delle rime di Sessa Vitali è figlio, evidentemente, di uno sguardo spesso rivolto alla canzone: le rime sono semplici e la scelta lessicale piana.
L’autore dialoga esplicitamente con le immagini che – presuppone – accompagnino le sue parole, sono infatti moltissimi gli elementi deittici come “qui”, “ora”, “questo”, che costellano il testo.
«Ora un grillo vedi qua
che a Pinocchio accanto sta…»
«Con un salto, guarda qua,
egli evita uno stagno,
mentre gli altri, già si sa,
finiranno a fare un bagno»
«Qui ad esempio, manca l’acca,
lo si vede facilmente.
È una lettera bislacca
che si scorda come niente»
Alessandro Sanna sta al gioco e illustra e dialoga con il testo, ma si ritaglia anche la libertà di suggerire tutto quello che sta prima e dopo.
Le poesie, infatti, non sono un racconto ininterrotto, ma pescano alcuni episodi che devono essere integrati dalla conoscenza della storia o che possono essere elette come prima introduzione ai personaggi e alle vicende così da incuriosire i lettori, invitandoli ad una lettura integrale del romanzo. A fare da collante sono le illustrazioni che creano un filo tra le vicende, dove la corsa e la ricerca frizzantina del burattino sembrano non avere mai fine.
Anche in questo caso, Sanna si ritaglia alcune doppie pagine che permettono al lettore di rifiatare, di fermarsi e di immaginare. Accade così, ad esempio, che nella presentazione della fata turchina, le illustrazioni accennino al fatto che essa sia una bambina morta con tanto di lapide.
In questo caso l’illustrazione mescola il suo tratto nitido da disegno in bianco e nero a pattern ottenuti con effetti digitali. Siamo di fronte a un Pinocchio sicuramente più riconoscibile, che Sanna rielabora autorialmente, ma conscio della tradizione illustrata che lo ha preceduto.
È Pinocchio dinamico che martella, corre, piange, implora, fugge, salta, nuota… che Sanna racconta grazie a sequenze dinamiche, ma non mancano ritratti iconici e indimenticabili come quello di Mangiafuoco piangente o quello del terribile e inquietante pescatore che sembra uscito da qualche mito greco. Non si può, poi, non rimanere inquietati dall’«omino tondo, tondo» che se la intende «coi ragazzi più svogliati, ma al mercato, poi li vende, in somari trasformati». E non si può non ridere del ritratto di Lucignolo che sembra uscito direttamente da una qualche copertina di un disco di successo degli anni ’60.
Questa vita impellente che urge sotto la scorza di legno del burattino è evidente e lo lega alle immagini del silentbook che lo ha preceduto.
Il libro è un volume affascinante, capace di narrare ai piccoli una vicenda che non smetterà mai di sorprendere i bambini.