
4 libri norvegesi per l’infanzia – Scaffale Basso
L’occasione che la Bologna Children’s book Fair offre ogni anno con il “Paese ospite” è da non perdere. Utilizzare, infatti, il criterio geografico per andare alla ricerca di storie, illustratori e illustratrici permette, da una parte, di avere consapevolezza di quanto un Paese raggiunga il mercato italiano e, dall’altra, di intuire alcuni tratti ricorrenti che possono suggerire un gusto, un tono, un timbro tipici di una cultura, di una storia e di un popolo.
Con questa finalità, con il mio gruppo di lettura online Scoprirsi Bambini, ogni anno mi dedico a questa ricognizione e, per il 2026, districarmi tra i meandri della letteratura norvegese è stato molto interessante!
Ciò che molti si aspettavano era di ritrovare scorci naturali e paesaggi freddi e mozzafiato, invece ciò che ha raggiunto l’Italia ha mostrato un volto differente.
A colpirci, innanzitutto, è stato un approccio molto filosofico all’esistenza che non disdegna di coinvolgere i bambini nelle grandi domande sul senso della vita, poi una certa disinvoltura nel trattare temi che riguardano il corpo e infine un legame forte con i miti e le leggende locali.
Per esemplificare le mie scoperte, oggi vi racconterò dei quattro libri che più mi hanno colpito.
Esempio perfetto dell’approccio filosofico al mondo è il romanzo di Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia, che nel 1991 fu un caso editoriale mondiale. Ma Gaarder firma anche un albo illustrato, nel 2012, Domande che apre un genere di libri che, nella contemporaneità, è tornato alla ribalta. Nelle 80 pagine di questo piccolo albo si trova infatti un fuoco di fila di 48 domande aperte a cui non viene offerta nessuna risposta:
«Qual è l’origine del mondo? È sempre esistito? Oppure è sorto dal nulla?
C’è vita solo sul nostro pianeta? Oppure tutto l’universo è pieno?
Se nessuno si accorgesse di loro, le stelle i pianeti continuerebbero ad esistere?»
Il centro intorno al quale gravita il testo è dunque l’“essere” e una dimensione ampia dell’esistenza. Le illustrazioni di Azin Düzakin, artista turco naturalizzato norvegese, sembrano correre su un binario parallelo: i colori sfumati, l’assenza di contorni netti, l’atmosfera sospesa… si intrecciano per raccontare una storia silenziosa con al centro un protagonista che sembra interrogarsi, mentre vive la sua avventura-ricerca. Il bambino infatti uscirà di notte, entrerà nel bosco, disotterrerà un tesoro nascosto, ricorderà un fratello perduto (?) e alcune vacanze lontane… Le illustrazioni suggeriscono cromaticamente il passaggio continuo tra presente e passato, tra ricordo e realtà, e lo spirito gentile che appare tra le pagine lascia una malinconia profonda nei lettori.
Il libro è un’interessante provocazione a lasciare aperte le possibilità dell’essere, pur a partire da una consapevolezza necessaria: bisogna prendere sul serio le proprie domande per fare qualcosa della propria vita.
Stesso atteggiamento filosofico, seppur più vicino a ciò che si definisce “ineffabile”, si ritrova negli albi illustrati dello scrittore norvegese Jon Fosse.
L’autore, prima di arrivare alla ribalta nel 2023, in seguito alla vincita del premio Nobel, era sostanzialmente sconosciuto in Italia, così come lo erano i suoi racconti dedicati all’infanzia che Iperborea sta ora portando in Italia.
L’ineffabile è certamente la cifra della scrittura di Fosse anche in questi suoi albi illustrati, così come gli accademici sottolinearono in occasione dell’assegnazione del Nobel: «per la sua prosa e drammaturgia innovativa che danno voce all’indicibile».
Ciò che non è detto, ciò che è pensato, ciò che non emerge esplicitamente dai dialoghi, ma che il lettore è condotto a dedurre, hanno un peso nelle narrazioni dell’autore norvegese pari a quello esplicitato dalla scrittura.
Assume dunque un ruolo fondamentale la disponibilità all’ascolto, da parte del lettore, e un’apparato illustrativo capace di entrare in sintonia con tutto ciò che è taciuto. Un esempio evidente di un lavoro ben riuscito, è l’apparato illustrato di Lucio Schiavon che accompagna Fosse nell’albo Lento lentissimo.
La storia custodita in queste pagine ha il sapore della scena teatrale e non stupisce, perché Fosse ha scritto ampiamente per il teatro e anche in queste pagine molto è affidato al discorso diretto e ai dialoghi. L’incipit è in medias res.
«“Dove sei stato?” mi chiede la mamma. Il papà non è in casa, e meno male, penso in corridoio con una banana in mano. “Sono stato fuori”, rispondo»
Se il testo è teatrale, Lucio Schiavon trasforma il dialogo tra madre e figlio e il ricamo interiore del pensiero del protagonista in una storia cinematografica. Geniale è l’idea di affidare il silenzio e il “non detto” ad un gioco di sguardi fittissimo che si rincorre tra le pagine: occhi aperti, occhi chiusi, occhi socchiusi, sguardi laterali, sguardi di sottecchi, sopracciglia aggrottate…
Al centro, come un elefante in mezzo alla stanza, un banana che Schiavon spesso disegna gigante, fulcro della discussione e del nodo da sciogliere.
Il nostro protagonista bambino, infatti, in un gesto impulsivo ha rubato una banana dalla sporta di una vecchietta che camminava per strada. La versione data alla madre è però diversa, così come la reazione della madre si discosta dal suo sguardo corrucciato.
Il lettore è di fronte a due slittamenti che creano uno scarto di senso e di “non detto” uno spazio vuoto dove viene confinato l’indicibile.
«“Ma è successa una cosa”, insisto. La mamma si volta a guardarmi sgranando gli occhi. “È successa una cosa?” mi chiede. Annuisco. “Una cosa brutta?”. “Non proprio”. “Racconta”. “Be’, non lo so”. “Racconta”. Sono a casa, in corridoio, con una banana in mano. “Dove hai preso quella banana?” chiede la mamma. […] “Mi hanno dato una banana”, dico. La mamma è ai fornelli, non risponde. Ma in realtà non è vero che mi hanno dato una banana. l’ho rubata, ecco. Oggi sono stato proprio cattivo. Non ero mai stato così cattivo. Se la mamma lo sapesse, farebbe la faccia spigolosa»
Abbiamo dunque un doppio livello di ineffabilità: da una parte Fosse esplora qualcosa che non vorremmo fosse detto, che non vorremmo sentire (l’impulsività, lo sbaglio, anche la cattiveria!), dall’altra c’è la consapevolezza che il male determina una incomunicabilità tra le persone.
I dialoghi continuano, seguendo una strategia comunicativa in difesa. La banana troneggia, madre e figlio parlano, ma il cuore dell’accaduto è come se non emergesse nella sua verità: gli sguardi si rincorrono, gli occhi interrogativi e quelli sfuggenti si cercano…ma il centro non si lascia afferrare. Schiavon proietta in modo geniale un’ombra sul volto della madre che però, di fronte al non detto, ha un’intuizione:
«“Se qualcuno ti dà qualcosa, devi ringraziarlo”. […] A quel punto lei si alza, si slaccia il grembiule e mi chiede di seguirla. E subito»
Il racconto si fa greve della consapevolezza di un necessario confronto con il proprio errore, perché la mamma costringe il bambino a rincorrere la vecchietta per ringraziarla. La scena si sposta all’esterno: il bambino e la madre sono quasi soverchiati dal peso della città. Tra i palazzi imponenti danza, invece, leggiadra senza mai toccar terra, come una creatura dell’altro mondo, la vecchietta che lenta, ma costante cammina serena con la sporta sotto braccio.
Lungimirante è la libertà che la madre concede al protagonista, non sostituendosi a lui nel confronto con la vecchietta. Il bambino che avrebbe dovuto, secondo le indicazioni materne, ringraziare la vecchina ha così invece l’occasione di chiedere scusa.
Perfetti, ancora una volta, gli sguardi tra il bambino preoccupato che si premura di controllare di non essere seguito dalla madre e la vecchietta che, sorpresa, si volta a guardare il piccolo che le si avvicina.
Nessun riferimento alla banana, nessuna esplicitazione di quello che effettivamente è avvenuto, ancora una volta la rielaborazione è affidata al silenzio, anche se quella parola “scusi” ha un peso poderoso.
Un albo provocatorio, interessante e costruito magnificamente.
Tra i 10 migliori libri illustrati del 2022 per il New York Times, Ora di nanna, della coppia norvegese Kjersti Annesdatter Skomsvold e Mari Kanstad Johnsen, è arrivato in Italia per i tipi di Beisler, altro editore particolarmente attento al Nord Europa.
Qui l’aspetto filosofico si diluisce un poco, per trasformarsi in una discussione partecipata tra madre e figlio, ma ad un livello più semplice e giocoso.
Le illustrazioni catapultano il lettore in una casa tra i panni da stendere e la confusione della sala, dove una mamma, stanchissima, deve ancora mettere a letto il piccolo Bo. Attraverso un tratto estremamente liquido e una trama gioiosa, la storia ci conduce tra le acrobazie di Bo che tutto vorrebbe, tranne andare a letto.
«La mamma ride. “È l’ora di andare a nanna, Bo.” Bo si regge in equilibrio su un piede solo. “Ma sto già dormendo” “Che cosa vuoi dire?” chiede la mamma. “Sono un pappagallo, io”, dice Bo»
La mamma sta al gioco e trasforma queste esplorazioni immaginifiche tra i comportamenti animali, in un’avventura verso la camera da letto.
Se il pappagallo dorme effettivamente su un piede, è anche vero che probabilmente amerebbe sgranocchiare un po’ di muesli e mirtilli prima di dormire! Ed è vero che l’orso dorme rannicchiato sotto il tavolo, ma anche lui deve lavarsi. E se i trichechi amano spiaggiarsi sulla riva, anche loro devono spazzolarsi bene i denti! Tra giraffe, leoni, pipistrelli… Bo si avvicina progressivamente al lettino.
Mari Kanstad Johnsen gioca con una scioglievolezza del tratto così come con il gioco cromatico che rimane coerente, anche quando sostituisce il soggetto umano con quello animale.
«“Adesso sei un suricato nella sua colonia”, dice. “Dormite tutti vicini, gli uni sopra gli altri, così vi fate caldo”»
Lo sguardo si allarga su un bambino mollemente abbandonato nel suo lettino, circondato da una miriade di peluches che testimoniano che il travaso umano-animale non è stato solo campato per aria.
Il finale ci porta però fuori, fin nel mondo dei sogni.
«“Dormi in volo come tutti i rondoni.
Attraverso giorni, mesi e stagioni.
Soprattutto gli esseri creati,
le persone e gli animali addormentati»
Lo scorcio di tante persone, addormentate nelle posizioni più diverse, chiude un libro sulla nanna gioioso e divertente, che rende la routine un tranquillo naturalissimo viaggio verso il riposo.
Frizzante e originale è l’ultima proposta norvegese che giunge un po’ a sbaragliare l’idea di autori tranquilli e pensierosi. Gry Moursund, infatti, è un’illustratrice con uno stile frizzante ed eclettico che sembra uscito dalla scuola dell’infanzia. La Moursund, infatti, ha un tratto che richiama i disegni dei bambini più piccoli con una stilizzazione infantile e un utilizzo irregolare della coloritura che catapulta i lettori in un mondo costruito rumorosamente, attraverso anche sapienti collage che danno a queste pagine un timbro spiritoso.
A fare da contraltare a queste illustrazioni vi è la narrazione di Bjørn F. Rørvik che si intreccia al fiabesco con al centro tre capretti e un troll. La fiaba è intelligentemente rivisitata, perché i tre fratelli capretti, invece di attraversare il ponte presieduto dal troll cattivo, decidono di deviare verso il nuovo parco acquatico, luogo che – sono quasi certa – non sia mai apparso in nessuna fiaba!
Appartenenti alla matrice fiabesca anche i capretti si trovano spiazzati da tutta una serie di regole estremamente “moderne”, come la necessità di indossare un costume e di fare una doccia prima di entrare nelle vasche, ma la leprotta rosa e infiocchettata saprà aiutarli in modo provvidenziale.
I giochi, tra i grandi scivoli e le piscine, sono divertentissimi anche se a turbare la giornata arriverà il terribile e orribile troll che decide di impedire ai piccoli capretti e a tutti gli avventori di giocare tranquillamente sugli scivoli. I tre fratelli, però, riusciranno a ingannare, come ogni fiaba vuole, l’arrogante mostro e, grazie al Super Scivolo Toboga, lo spareranno fuori dalla finestra.
La fiaba ha un testo lungo e corposo affidato in parte ai dialoghi tripartiti dei tre capretti, ma è animato in modo imprevedibile e indimenticabile da questo mondo che con la fiaba non ha molto a che fare: coniglietti bigliettai, cavalli in bikini, cagnoline con l’ombrello…. Ne risulta una storia lunga, molto spassosa che divertirà i bambini, riproponendo quella che è una grande verità che non smette di essere vera: i piccoli riescono con l’ingegno e la tenacia a sconfiggere i mostri, anche se il confronto avviene in un realissimo parco acquatico.