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23 marzo 2016

Torben Kuhlmann: lo spirito dell’avventura #LOOK

Torben Kuhlmann fotografato da Susanna Wengeler

Torben Kuhlmann fotografato da Susanna Wengeler

 

Siamo molto onorati di ospitare oggi Torben Kulmann, talentuoso artista tedesco balzato agli onori della cronaca nel 2014, quando venne pubblicata la sua tesi di laurea, Lindbergh, un libro che ha fatto letteralmente il giro del mondo e che oggi vi raccontiamo, dopo aver ascoltato come è nata la sua passione per il disegno.

 Cosa significa per te disegnare?

Il disegno e la pittura sono attività molto vicine al mio cuore. Non riesco infatti a ricordare un tempo in cui il disegno non sia stato una parte integrante della mia vita. Quando ero giovane, disegnare era semplicemente il mio modo di conoscere il mondo, e tutto ciò che mi interessava diventava oggetto dei miei schizzi e dei miei disegni. Solo più tardi mi sono interessato alle diverse tecniche e ai diversi stili. Oggi considero il disegno e la pittura il modo attraverso cui esprimere me stesso, come un appassionato narratore visivo.

In che modo lavori?

Mi piace molto lavorare alla vecchia maniera. Mi piacciono le irregolarità e le texture imprevedibili della pittura su carta: la mia tecnica preferita è l’acquerello. Tutti i miei libri fino ad ora sono realizzati con questa tecnica, ma il mio lavoro è per lo più un misto tra disegno e pittura. Le illustrazioni iniziano con un disegno a matita, che poi è colorato con gli acquerelli.

Che cosa ti piace del tuo lavoro?

Mi piace raccontare storie. E ho avuto la fortuna di essere arrivato a mettere a frutto questo talento per il disegno molto presto. Così, nel mio lavoro, ho la meravigliosa opportunità di raccontare una storia attraverso le mie immagini. E la parte migliore è che la mia arte è capace di rivolgersi a bambini e ad adulti ed è meraviglioso ottenere un tale riscontro.

Esiste, secondo te, qualcosa di comune a tutto il lavoro degli illustratori tedeschi?

Oh, questa è una domanda difficile! Penso che la Germania abbia una varietà di illustratori ricca e multiforme, alcuni dallo stile classico e altri moderno. Nello stesso tempo mi accorgo che gli illustratori non differiscono molto da Paese a Paese:  ciò che li accomuna è l’amore per l’illustrazione che tutti gli illustratori condividono.

L’avventura narrata nell’albo di oggi è frutto di passione e di studio intenso. Non a caso Lindbergh, primo albo dell’autore e illustratore tedesco Torben Kuhlmann, è anche la sua tesi laurea. Sfogliando per la prima volta il lavoro di Kuhlmann si percepisce subito e fino in fondo il vasto lavoro di ricerca e riflessione che c’è dietro un lavoro del genere, come succede in tutte le tesi di laurea frutto di una vera passione. L’illustratore tedesco parte proprio dalla sua passione per marchingegni e aerei – come rivela lui stesso in una nota a fondo del testo – e trova nell’impresa di Charles Lindbergh lo spunto (finale) per dedicare la sua opera all’intera storia dell’aviazione. Si intitola Lindbergh il libro, ma l’omaggio è a tutti gli uomini curiosi, intraprendenti e forse un po’ scavezzacollo che hanno contribuito ad arrivare lì: a partire da Leonardo (citato silenziosamente attraverso alcuni schizzi e un ritratto), passando per il tedesco Otto Lilienthal e i fratelli Wright, fino a giungere a Charles Lindbergh, appunto.

Non siamo però di fronte ad un’opera scientifica: Kuhlmann rielabora personalmente tutti questi spunti sintetizzandoli in una storia coerente e convincente, senza forzature né sbavature, dove ogni tassello narrativo ha un proprio significato e un proprio ruolo nello svolgimento della trama. Protagonista è un colto topo, senza nome e senza parola (la narrazione esterna in terza persona lascia il nostro protagonista solo nella sua bolla silenziosa) che vive ad Amburgo in una biblioteca e che in seguito ad una campagna persecutoria degli uomini decide di partire per l’America per salvarsi (c’è da notare che Charles Lindbergh farà il percorso inverso, attraversando per la prima volta l’oceano Atlantico da New York fino a Parigi): «Tutti i topi avevano sentito favoleggiare di quel posto così lontano. Una statua immensa dava il benvenuto a tutti i nuovi arrivati, uomini o topi che fossero». Esclusa la possibilità di un viaggio via mare, il piccolo topo, attraverso l’osservazione dei cugini pipistrelli (spunto tra l’altro anche degli studi leonardeschi) realizza che l’unico modo possibile per attraversare l’oceano è il volo. Il primo esperimento volante non prevede motori, come nei progetti di Lilienthal, ma planare non basta. «Per qualche istante volteggiò in aria. Ma poi si avvitò su se stesso precipitando a velocità paurosa». Il vapore sembra essere il punto di svolta. Il topolino studia e disegna, recupera materiale e costruisce prototipi di volo. Il velivolo nato da questa seconda fase di lavoro «era sbalorditivo», perfetto, governabile: «il minuscolo inventore era fiducioso come mai». Ma, ahimè, il piccolo aereo era troppo pesante e dopo un breve volo (lungo forse come i dodici secondi del volo dei fratelli Wright) il topolino rischia ancora la vita schiantandosi al suolo. Il mondo umano e animale però assistono alla sua impresa fallita e in una sorta di lotta per la difesa della classe e degli interessi (quella dei volatili), i gufi e i gatti iniziano a tramare per eliminare il coraggioso e rivoluzionario topolino. La trama si incupisce: il topo deve trafugare i pezzi per il nuovo velivolo, scappando ad occhi scrutatori e pedinamenti inquietanti. Una sorta di stato di polizia sembra essersi instaurato nei vicoli della vecchia Amburgo. È grazie all’astuzia e al coraggio che ancora una volta il topo troverà il modo di sfuggire ai gufi e a spiccare il tanto atteso volo. Quasi a sottolineare l’importanza del lavoro precedente al volo, la traversata dell’oceano è tratteggiata velocemente in poche pagine, fino all’arrivo trionfale (e sospirato) a New York.

«La notizia del topo volante si diffuse rapidamente in tutto il Paese. I giornali raccontarono la sua grande avventura e tutti ne furono affascinati: un essere così piccolo aveva portato a termine un’impresa così grande!… tutti i muri furono tappezzati di manifesti che ritraevano il famoso topo pilota. Dicono che un giorno, davanti a uno di questi manifesti, con il cuore in subbuglio, si fermò un ragazzino. Sognava che, prima o poi, anche lui avrebbe conquistato il cielo. Il suo nome era Charles Lindbergh».

La storia, come avrete intuito, è corposa e organizzata in brevi capitoletti che scandiscono temporalmente lo sviluppo della trama. Il testo è tutto in terza persona (ottima la traduzione!) e si presta alla narrazione lenta o alla lettura solitaria.

L’antropomorfismo (inteso nei comportamenti) e la rappresentazione simbolica dei personaggi-animali, unita alle atmosfere anticate dei primi del Novecento, hanno rieccheggiato in me altre storie, da George Orwell con la sua Fattoria degli animali alla letteratura della migrazione italiana. Quello che colpisce maggiormente nella storia, e che le immagini amplificano, è proprio il traslato dal mondo umano (il titolo del testo è Lindbergh!) a quello animale, che raccoglie tanti altri significati (oltre alla biografia e alla storia, c’è anche il riscatto dei piccoli e dei dimenticati, ad esempio). Le immagini sono spettacolari, l’autore lavora con maestria a scorci sempre sorprendenti, spesso dall’alto, ma anche frontali, dal basso… Guardiamo il mondo con gli occhi di un topino e la vastità dello spazio è imponente, quasi spaesante. I toni del marrone, i rossi e i grigi riproducono l’effetto da vecchia proiezione cinematografica e giocano con i bianchi sporchi e i gialli della luce. Le macchie di colore rendono reali, quasi documentarie le pagine che accolgono solo il testo o qualche piccola illustrazione rappresentata come foto. Le tavole sono imponenti e importanti (la tavola inondata dal sole della banchina fa quasi paura!). Il rigore e il realismo degli spazi, degli schizzi, delle riproduzioni di marchingegni e cianfrusaglie confermano l’attenzione ai dettagli che sta dietro ad un lavoro meticoloso come questo.

Ultimamente con Saverio stiamo leggendo molte storie e avventure reali. Questa ha il sapore denso del simbolismo, eppure lo ha calamitato e coinvolto notevolmente.

Una storia per piccoli e grandi esploratori, per amanti degli aerei e delle invenzioni ma anche per timidi bambini alla ricerca di riscatto!

Lindbergh. L’avventurosa storia del topo che sorvolò l’oceano
Torben Kuhlmann – Damiano Abeni e Moira Egan (traduttori)

96 pagine
Anno: 2014

Prezzo: 19,50 €
ISBN: 9788896806968

Orecchio acerbo editore
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