Avevo preso Robot. Catalogo raccontato dei principali Avatar Servo Robota per ragazzi e bambini convinta che sarebbe stato un libro che mio figlio avrebbe amato. Siccome Saverio ha una spiccata propensione per l’invenzione e la costruzione, che trova sfogo nell’amato e onnipresente Lego, pensavo che questo libro avrebbe assecondato il suo lato creativo grazie a un divertente immaginario robotico. Invece questo è un libro profondissimo che con leggerezza affronta un tema adulto e molto attuale.

Il libro si presenta fin dal titolo come un catalogo di robot, e in questo consiste principalmente, eppure ad una lettura attenta non sfuggirà il fatto che le schede dedicate alle descrizioni dei vari robot sono introdotte, descritte e “contenute” all’interno di una cornice esterna organizzata in sei capitoli che segna un itinerario preciso da Il catalogo passando per L’inizio, La crescita, La vetta, La caduta, La fine?.

Quello che all’inizio poteva sembrare un divertissement, la realizzazione forse un po’ nerd di un autore (Bruno Tognolini) appassionato di robotica (almeno così mi sono immaginata!), acquista invece nel suo sviluppo tutto il peso di una riflessione sul mondo, la vita, il destino e l’evoluzione dell’uomo: non sono tutti uguali i robot, ma seguono esattamente la parabola ascendente e discendente indicata dai capitoli.

«Woha, vitellino umano ti saluto! Sono Tatanko, l’antico primo dio Bisonte Bianco».

Bastano due versi per catapultarci in una foresta accanto ad un dio della tradizione dei nativi americani. Questo dio bicornuto e gigantesco funge da osservatore esterno delle vicende umane e decide di narrarle ad un ipotetico bambino-vitellino capitatogli tra gli zoccoli. Per farlo si servirà di un «catalogo di quei vostri antichi attrezzi che chiamavate robot». A questo breve testo introduttivo, che probabilmente ad una prima lettura non comprenderete fino in fondo (si sa che gli dei spesso parlano attraverso enigmi) seguono le schede dei primi quattro robot (Ultro, Doggo, Blablo, Sekkio). Per ognuno l’autore stila un’accurata descrizione di abilità, potenza, accessori e optional, precauzioni, per ognuno si è scelto un font differente e un’impaginazione particolare, per ognuno Marco Somà inventa un corpo e una forma.

Lo scarto tra il brano narrativo e la descrizione tecnica è evidente e Bruno Tognolini mostra di saper calibrare il tono poetico e nello stesso tempo sostenuto della cornice così come il ritmo elaborato delle schede tecniche.

«Il Ramiprof “Sekkio” è un robot sapientissimo, acuto, eloquente, scherzoso e molesto. Sua abilità è quella del robot istitutore… Il modello di base è destinato a scolari normali, né troppo bravi né troppo tonti… Modello Tipo: Servo Robota. Nome di fabbrica: Ramiprof. Acronimo per: Robot Amico Prof. Niconomi più comuni: Sekkio, Rompi, Spio. Potenza Processore: Mentina 60,2 (6020 Idee al secondo). Classe: Scimmia (coefficiente IA: 43,0% dell’umano). Durata batteria: 1 settimana (Feriale, 4 Festive). Durata vita: 7 anni scolastici (poi comincia a ragliare)».

Dopo la prima sequenza quasi si sorride: il robot che sa tutto e quello che porta fuori il cane, quello che canta inni allo stadio e quello che risponde al telefono e racconta storie.

Poi Tatanko introduce una seconda serie di robot: Zappo, Fiokko, Gamo, Griffo. Quello che cura le piante, quello che fa i fiocchi alle scarpe, quello che gioca con te e quello esperto di moda.

Nel capitolo La crescita Tatanko però dice qualcosa che inizia a farci intuire il tradimento e il sottile inganno: “Questa è la tua danza! Di gloria, di storia, di boria e di vittoria! Perché hai ragione! Il tuo lavoro è noioso, sempre uguale: perché devi farlo tu, se può farlo un animale, un trattore, un robot?». Altre schede seguono, poi il dio bisonte incalza: «Non è sbagliato! È solo troppo in fretta! Non sbagli a fare macchine per lavorare meno: sbagli a fare le cose più veloci di te, a fargli il freno! Non lo capisci tonto d’un umano? Guardati quella mano! La tua mano è fatta per prendere, tirare, stringere, girare, scrivere, suonare… Milioni di anni ci sono voluti per farla così!». A questo punto ho capito. Pillo è un  robot pensato per coccolare, Memio è progettato per fare l’amico, Genio progetta robot che possano rispondere ai desideri degli uomini, Sosio è un robot umano «normale, comune, eppure unico al mondo, come noi».

È questa l’idea di evoluzione? Smettere di abbracciare, amare, fare amicizia e a ritroso fino ad avere qualcuno che porta fuori il cane al posto tuo o innaffia le piante per te. Quella mano che qualcuno ha disegnato nel grembo di tua madre chi l’ha fatta? E per quale ragione? Vale la pena vivere e far vivere la propria vita a qualcuno altro? Vale la pena vivere e non toccare le foglie dei fiori? Non spaventarsi per il buio? Non lottare contro i prepotenti? Non soffrire? Non inventare i cori allo stadio? Vivere ma non vivere.

Come vedete il quesito è di quelli fondamentali e il catalogo dei robot, che certamente può essere letto con i bambini più piccoli divertendosi ad immaginare e progettare fantomatiche nuove versioni ed optional, è un ingegnoso pretesto per raccontare ben altro.

Marco Somà cuce intorno a questo testo un mondo in cui perdersi immaginando il mondo di un futuro prossimo. Innanzitutto va dato il merito all’illustratore di inventarsi i diversi robot, che sì sono descritti nelle loro performance ma non nell’aspetto, che è appunto totalmente affidato all’immaginazione di Marco, che riesce a concepire modelli mai uguali a loro stessi, sempre diversi e mai visti. Lo stacco dalla narrazione di cornice è evidente: tanto colorati (sapete che ha usato anche le foglie secche per i colori?!) e dettagliati i robot, quanto sfuggenti e bicolori (bianche e azzurre) le immagini della cornice. Il mondo di Tatanko è misterioso, primordiale, muto, quello dei robot è vivo e pulsante: ci si incanta a guardare i volti lieti dei bambini che giocano con i loro robot, ci si lascia conquistare dalle bracci snodate che si allacciano al corpicino sereno di un bimbo forse in piagiama. Il mondo futurista ricreato dall’illustratore è dettagliato e fantasiosamente tratteggiato (anche di citazioni d’arte e di design), tanto che è solo avendo in mente il testo che si percepisce la tristezza che si annida al fondo di quelle immagini. Bellissimo e speranzoso, in questo senso, il legame rappresentato nell’ultima tavola che ci fa sperare che il mondo possa ancora essere nelle nostre mani, come la mano del dio Tantanko in primo piano.

Una mano che tocca l’erba e che guarda, coi propri occhi, avanti.

Un libro da regalare agli adulti, persi nel mondo virtuale, e che si può usare per giocare con i bambini grandi (Saverio, 6 anni, non è riuscito a seguirlo!). Un libro inaspettato e profondo, con una forma che mai avrei immaginato!

Robot Bruno Tognolini - Marco Somà 80 pagine Anno 2014 Prezzo 25,00 € ISBN 9788817077149 Editore Rizzoli
Commenti
24 marzo 2016
Maria

Oh grazie! Buona primavera anche a te e fammi sapere se il tuo giovane Alessandro apprezzerà!

24 marzo 2016
marta

Mi viene voglia di sfogliarlo. Di regalarlo ad Alessandro 9 anni…chissà se riuscirà a cogliere le sfumature più profonde. Ad ogni modo so che dovrò stare attenta …ti devo confessare che le tue recensioni a volte sono più belle dei libri stessi! un racconto dentro un racconto…bisognerebbe fare un libro sulla “poetica della recensione”….come un libro apre altri spazi infiniti dentro di noi, altri abissi da cui fuoriescono immagini e pensieri. Le parole sui libri. Buona primavera Marta

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