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19 settembre 2016

Mano di mamma balena ti tocca

«Scrivere filastrocche per neonati (“scendere” tanto di fascia d’età) può sembrare una contraddizione in termini, o un’impresa disperata: quei bambini non capiscono le parole, forse nemmeno le sentono. Ma allora perché le mamme gli parlano tanto? E cosa dicono? Il mondo, che poteva parere trito e scontato, torna fresco e scintillante come dopo una bella pioggia, quando è il momento di additarlo ai propri figli appena nati. Le parole per dirlo, o presagirlo, devono essere nitide e splendenti come quel mondo. Le parole della poesia sono così. La voce della mamma deve suonare senza sosta, come un canto di balena in quell’oceano sconfinato, per comunicare tre sole sconfinate informazioni: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui». Così parla di Mammalingua il suo autore Bruno Tognolini, cantastorie e poeta che dei ritmi, delle rime e delle parole è un silenzioso raccoglitore e di cui è capace di prendersi cura nel tempo, perché poi ad un certo punto nascano e si combinino in storie e melodie, sempre nuove, ma che sembrano venire da un tempo lontano. 21 filastrocche per neonati e per la voce delle mamme recita il sottotitolo di questo libro, 21 come le ventuno lettere dell’alfabeto: acqua, bocca, cacca, dormi, ecco, figlio, giorno, hai, io, lingua, mamma, no, ora, piangi, qui, ridi, sì, tu, uno, via, zitti.

Non c’è un campo semantico evidente che leghi tutte le parole, nemmeno un’uniformità dei titoli (avverbi, sostantivi, verbi, interiezioni, pronomi, aggettivi), neppure una regolarità formale dei testi poetici (versi brevi, lunghi, rime baciate, alternate, assonanze), ma se leggete le rime vi ritroverete catapultati in quei primi giorni confusi, silenziosi eppure rumorosi, giorni in cui regnavano i pianti e il respiro, il caldo della pelle e l’odore di latte, giorni in cui un bambino aveva varcato la porta della vostra casa. Oltre le rigidità di schemi fermi Bruno Tognolini ci regala delle parole genuine, antiche che ti si attaccano addosso e anche se qualche rima non torna, sgorgano e una volta lette, vi ritorneranno in mente e sentirete di doverle recitarle come i modi di dire, come le nenie senza tempo. Quelle del poeta cagliaritano sono parole dense e sporche di vita, che si impastano con i rigurgiti e la cacca, perché no. Le allitterazioni sono martellanti e creano la melodia, ogni suono si rincorre e la memorizzazione è quasi automatica. «Bocca che beve, becco che batte / Bava di luna, bevi il mio latte / Burro di stelle, quanto mi piaci / Bocca di bimbo di babbo di baci». Il ritmo è serrato, inesorabile come il suono del cuore che fa addormentare i bambini: «Ecco il giorno e la notte / Ecco le albe e i tramonti / Ecco le stelle a frotte / Ecco i mari, ecco i monti / Ecco il babbo vicino / Ecco il cielo profondo / Ecco il mondo, bambino / Ecco il bambino, mondo». In Mammalingua ci sono 21 poesie dedicate alle mamme, perché possano dare voce a tutte quelle onde emotive che le investono alla fine della gravidanza, perché possano fissare le loro sensazioni, ma ci sono anche tanti sguardi, mani e baci di padri. Accompagnano ogni testo le lettere dell’alfabeto su sfondi semplicemente bianchi, a destra le oniriche immagini di Pia Valentinis dai colori un po’ cupi che, in questo caso, smorzano un po’ l’energia pulsante del testo, senza però oscurarne la vitalità.

Un libro che si presterà perfettamente ad essere recitato la sera dalle mamme e dai papà nella penombra, cullando il proprio piccino, ma la cui personalità potrà tranquillamente far sorridere anche bambini che volessero misurarsi con l’alfabeto.

«Figlio salito da strani reami

Ora ho capito come ti chiami

Ora è fiorito il tuo nome segreto

E nelle notti io te lo ripeto

Passano i giorni, passeri lenti

Più io ti chiamo, più lo diventi

E ora nessuno si sbaglierà più

Ora sei tu»

Mammalingua
Bruno TognoliniPia Valentinis

48 pagine
Anno: 2008

Prezzo: 14,50 €
ISBN: 9788880334545

Il castoro editore
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