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29 marzo 2018

Tessere fili per lasciar partire. La parola a Chin Hin Leung

 Chinhin Leung

Chinhin Leung

Oggi siamo molto onorati di ospitare qui su Scaffala Basso Chinhin Leung, originario di Hong Kong e attualmente professore di Chimica a Providence al Rhode Island College. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza di racconto e di ascolto infantile di fiabe e letture. Chin ci ha mostrato come i contenuti di fiabe e racconti sedimentino nell’animo come insegnamenti che poi accompagnano nella vita. Grazie!

Quando eri piccolo qualcuno ti raccontava delle storie?

Mia madre era la grande narratrice di storie della mia infanzia, non descriverei invece mio papà e il suo ramo della famiglia in generale come dei grandi narratori. Per fare un esempio, ero molto legato a mia nonna paterna e passavo molto tempo a casa sua, ma la maggior parte della sua storia mi è stata raccontata da mia madre.

Hai qualche ricordo delle storie che sentivi da bambino?

Devo dire che non ricordo granché delle storie che mi sono state raccontate. I ricordi che ho delle storie e dei racconti di infanzia sono principalmente frammenti di immagini.

C’erano libri illustrati che giravano per casa? Cosa ti ricordi?

Ho molti frammenti di ricordi dei libri illustrati della mia infanzia, e alcuni di questi ricordi sono uditivi. Avevamo ad esempio un libro illustrato di poesie della dinastia Tang con un’audiocassetta in cui le poesie erano adattate a canzoni. Una di queste raccontava di un figlio che stava per lasciare il villaggio di origine per andare a scuola e di come i fili che sua madre stava usando per rammendargli i vestiti avrebbero rivestito tutto il corpo del figlio viaggiatore. Quando sono cresciuto i primi libri che mi hanno davvero attirato sono stati quelli con storie illustrate di epopee marziali storiche. Tutti raccolti in cofanetti: pesanti sia nella fattura che nelle parole!

C’è qualche aspetto della cultura cinese che pensi sarebbe bello regalare al mondo occidentale?

Ci sono un paio di cose che trovo preziose e generalmente assenti o non molto considerate nella cultura occidentale dominante. La prima è il rispetto per l’educazione e il duro lavoro che richiede. Credo che questa forma di rispetto abbia origine dall’antica usanza per cui i ragazzi che volevano prestare servizio nella guardia imperiale dovevano studiare i classici della letteratura e sostenere degli esami su di essi. Fin da quando eravamo bambini, i nostri genitori ci hanno insegnato le virtù dell’apprendimento, non solo come strumento di avanzamento sociale ed economico, ma anche come parte dell’ideale (confuciano?) che si deve diventare una persona istruita e virtuosa prima di potersi prendere cura della famiglia e essere di servizio alla società. La seconda cosa è l’importanza della parsimonia e della moderazione. Ci è stato insegnato molto presto che ogni chicco di riso proviene dal duro lavoro del contadino e non va sprecato, quindi durante i pasti bisogna prendere dal piatto di portata solo ciò che si può mangiare. Forse questa idea può sembrare molto lontana dalla cultura occidentale, dove essere parsimoniosi fa nascere il sospetto di essere avari o antisociali, ma invece nella cultura cinese è un aspetto legato all’ideale più grande di moderazione: avere uno stile di vita semplice e modesto, essere di temperamento mite, assumere posizioni non violente nelle discussioni e in generale preservare la propria energia.

Ora, non credo che nessuno degli aspetti a cui ho accennato sia esclusivo della cultura cinese, ma sono sicuramente quelli a cui mi attengo di più, vivendo in un paese occidentale.

Per dare un po’ più di contesto al mio punto di vista, ti dirò che ciò di cui ti ho parlato come “cultura cinese” è sicuramente più cultura cantonese, essendo io cresciuto nella coloniale e capitalista Hong Kong negli anni ‘80, a distanza di sicurezza dal trauma della rivoluzione culturale e dalla propaganda comunista in generale, e che la cultura dominante occidentale a cui mi riferisco è quella dominata dalla cultura americana.

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