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8 maggio 2019

Sarò Breve

Sophie Anderson, La casa che mi porta via, Rizzoli

Sophie Anderson, La casa che mi porta via, Rizzoli

Sophie Anderson, La casa che mi porta via, Rizzoli

La casa mi porta via è un romanzo ricchissimo di suggestioni: c’è la tradizione russa con le Baba Yaga, le case con le zampe di galline e i recinti di ossa, ma anche con un vastissimo background gastronomico fatto di piatti dagli odori e dai sapori particolari, poi ci sono le eco panteistiche del viaggio e del ritorno delle anime alle stelle e infine il percorso identitario della protagonista. Marinka è una giovane ragazza alla prese con le grandi domande adolescenziali. Il percorso di crescita riprende un tema noto, come quello dell’ineluttabilità del destino: Marinka vive con l’adorata nonna Baba, che è una Yaga, una accompagnatrice dei morti fino al Cancello che si apre verso le stelle, e la ragazza è destinata a prenderne il posto. Naturalmente Marinka sente tutta l’asfissia di una strada segnata, si aggiunga il fatto che il ruolo di Yaga implica uno spostamento costante, sulla casa dalle lunghe zampe di gallina, e si contraddistingue dunque per una silenziosa solitudine, animata solo dalle quotidiane feste per i morti. Marinka vuole ostinatamente conoscere il mondo dei vivi, desidera poter avere degli amici… L’ostinazione molto realistica e – in parte – condivisibile di Marinka innesca una serie di eventi incalzanti: l’adorata nonna parte, la casa inizia a distruggersi, il mondo dei vivi irrompe nella casa, Marinka scopre di non essere proprio viva… ma c’è anche l’amicizia inaspettata con un’anziana Yaga che si rivela più vera e leale di quella di alcuni coetanei, la scoperta che i morti hanno spesso storie ricche di amore e insegnamenti… Il finale non è poi così scontato e opta per una via di mezzo che corrisponde più realisticamente alle forme che la vita prende e che non sono mai bianche o nere.

La scrittura è stringente, gli eventi ben costruiti, rimane un po’ l’impressione che l’autrice avrebbe potuto osare di più, affidando alla questione del viaggio alle stelle un senso più stringente.

Dagli 8 anni.

Il libro è in lizza per il premio Andersen, fascia 6-9 anni.

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