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30 ottobre 2017

Principesse di papà (e cocchi di mamma)

Di bambine chiuse in gabbie d’oro la letteratura è piena e Stellina, la protagonista di La principessa di papà, non fa eccezione.

«Quando Stellina è nata, suo padre il Re si è chinato per guardarla bene. Ed è stato amore a prima vista e per tutta la vita».

Il fraintendimento però si innesca immediatamente: «Ai suoi occhi, sua figlia era così fragile e così tenera che proprio non riusciva ad andarsene da quella cameretta». Il male che affigge la modernità e la genitorialità sembra essere proprio questo: la paura. In un mondo che non si regge in piedi da solo e dove il soggetto stenta a innalzarsi conscio e integro delle certezze che lo costituiscono, i figli diventano facile preda di dolori, paure, frustrazioni che ci spaventano, forse perché noi adulti non siamo più abituati a considerarli parte dell’esistenza. Così Stellina, imboccata, cullata, ninnata, cambiata cresce bellissima, ma sempre a non più di un metro dal suo amorevole (e asfissiante!) papà.

«Il re vuole che la sua figlioletta adorata abbia una vita perfetta, senza noie, senza preoccupazioni e senza dolori». Il re vuole per sua figlia una dorata, patinata vita… impossibile. Gli stratagemmi ideati dal papà-re fanno ridere e sorridere (la forza di questo albo sta tutta nell’ironia con cui affronta il tema!): aspirapolveri per pozzanghere, battute di caccia contro le zanzare… Beh indovinate un po’ come si sente Stellina? Annoiata: «non ha mai male da qualche parte, non ha mai caldo o freddo, non ha mai paura». Qual è dunque l’inevitabile conseguenza? Stellina scappa, oltrepassa i cancelli e si lancia per la prima volta nella vita oltre le mura del castello. Il mondo è una scoperta di volti, profumi, rumori, sapori… Dopo una giornata piena e viva, il ritorno a casa è carico di emozioni che si scontrano però con le emozioni, di tutt’altro genere, che hanno investito il povero papà: «HO SMOSSO CIELO E TERRA PER RITROVARTI, È TUTTO IL GIORNO CHE TI CERCO!». La risposta di Stellina è acuta e disarmante: «Ma io sono stata a spasso nella vita vera, per le mille vie del mondo… Vieni anche tu con me la prossima volta? Non avrai mica paura, eh?». Il finale è molto acuto ed evita quella falsa contrapposizione che vuole i genitori o ultrapresenti o assenti: i genitori devono accompagnare, fuori o dentro che sia, devono essere presenti, senza essere “sostituenti”. Il contenuto molto profondo del testo di Séverine Vidal, che parla senza mezzi termini ai nuovi genitori, si veste però di un tono umoristico e scanzonato che riesce, tramite la risata, a far comprendere un messaggio quanto mai essenziale. Le illustrazioni di Claire Le Meil mantengono con le loro linee esili ed agili, gli sfondi in toni tortora e carta da zucchero e sequenze quasi fumettistiche quell’andamento narrativo lieve e scherzoso.

In un momento in cui stiamo a discutere sulla leicità di far uscire soli da scuola ragazzi di 11-12 anni, siamo sicuri che gli adulti che vogliamo popolino il nostro mondo non abbiamo mai sofferto e non abbiano mai avuto paura? Io credo che siano i soggetti più pericolosi, quelli che nella vita non hanno mai sperimentato la necessità della speranza.

Per cui regaliamo con generosità questa umoristica storia a tutti i genitori che per eccesso di zelo si dimenticano di vivere e di lasciar vivere la loro prole!

La principessa di papà
Séverine VidalClaire Le Meil– Eleonora Armaroli (traduttrice)

40 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 12,00 €
ISBN: 9788876093654

Sinnos editore
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Comments

  1. Un libro davvero divertente in cui, forse per la prima volta, nella letteratura per bambini, non è la matrigna a rinchiudere la principessa ma il suo papà Re. Grazie per il bel consiglio!

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