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1 ottobre 2018

Non siamo fatti per il nulla

Resistere al nulla, arginare e opporsi all’avanzata della distruzione… sono questi, temi assai ricorrenti nella letteratura, nel cinema e anche nella letteratura per l’infanzia, ricorrenti perché purtroppo sempre attuali. L’esperienza storica è infatti percorsa da ondate di devastazione di fronte a cui l’uomo si è sentito impotente. Ciò che risulta interessante è assistere però alla posizione che l’uomo assume quando le condizioni si fanno stringenti: lotta, resistenza, strenua coltivazione del bello… l’uomo non è fatto per il nulla. Penso a Nausicaa della Valle del vento, un capolavoro di animazione che amo, penso ai tanti manoscritti che nella mia vita ho visto, sopravvissuti grazie al lavoro dei monaci medievali (c’è anche questo bellissimo fumetto che racconta della resistenza all’invasione barbarica), penso alla celeberrima Storia infinita di Michael Ende, penso ai tanti romanzi fantascientifici e post apocalittici che dopo la tragedia della bomba atomica hanno riempito e riempiono gli scaffali… insomma Il guardiano della diga di Robert Kondo e Dice Tsutsumi riprende un tema ben noto, ma lo fa con un accento particolarmente interessante. La coppia di artisti, fondatrice dello studio Tonko House, posa le sue radici artistiche sull’esperienza alla Pixar Animation Studio e questo è immediatamente evidente. Il fumetto infatti, oltre ad uno stile che ricorda moltissimo quello dei lungometraggi Pixar, ha un andamento narrativo e illustrativo che replica le sequenze cinematografiche.

L’incipit è in medias res, una sorta di prologo di ambientamento che precede lo stesso frontespizio. «Niente sopravvive nella nebbia… se non i ricordi. Ricordi dolorosi. che mi tormentano. La diga argina quel mare di nera nebbia mortale. Anni fa, l’oscurità ha consumato il mondo e ha reso silenti le voci di molti. Il mondo fuori della mia città è morto».

Secondo una allegoria piuttosto trasparente, il mondo è stato inghiottito da una nebbia nera e tra questa e la civiltà sopravvissuta si trova solo una diga e un mulino a vento che respinge l’avanzare minaccioso dell’oscurità. A prendersi cura del mulino a vento un maialino, Maiale: suo padre fu il costruttore della diga, l’inventore geniale del mulino («credeva che il mondo potesse ancora essere salvato»).

«Il lavoro del guardiano della diga è di tenere lontana l’oscurità. Ma ora lo faccio da solo. Il guardiano della diga sono io».

Su queste parole si apre la storia, vera e propria.

I fili narrativi si dipanano lentamente, mostrando una trama sempre più complessa.

Il protagonista e narratore è un ragazzo-maialino, suo padre lo ha abbandonato, lasciandosi risucchiare dalla nebbia, al di fuori della diga frequenta la scuola, un mondo normale fatto di luce, ma dove Maiale rimane sempre in ombra.

Se sulla diga il ruolo eroico di cui è stato investito è evidente, nella quotidianità normale Maiale vive l’isolamento di chi, per sensibilità e consapevolezza, non riesce ad integrarsi. Solo Volpina riesce a capirlo, ma come riesce a capire tutti (anche il bullo della scuola, per dire!). La frustrazione, l’invidia, i ricordi dolorosi fanno parte della vita di Maiale che veglia  sull’esistenza di tutti, quasi invisibile agli occhi di tutti. Poi un giorno una perturbazione: la nebbia si fa aggressiva e il piccolo mulino a vento, silenzioso baluardo di vita e speranza viene travolto e risucchiato, all’interno Maiale, Volpina e Hippo. I tre ragazzi si trovano fuori, nel mondo del nulla che scoprono pullulante di una vita che non conoscevano. Tra incontri inaspettati, e presenze oscure e minacciose i tre ragazzi si faranno compagnia e forza in un mondo sconosciuto fino a scoprire che quel mondo morto di cui credevano essere gli unici sopravvissuti è abitato, ma da chi?

Il volume si chiude con una sapientissima scelta di tempi all’apice dell’attesa.

Gli aspetti sorprendenti di questa storia sono molti, il più evidente è lo stridere tra la tematica epica e l’aspetto buffo e tondeggiante dei suoi personaggi. Il dramma personale di Maiale, eroe misconosciuto (anche il fatto che non abbia un suo nome la dice lunga…), si intreccia a temi come l’amicizia e il desiderio di accettazione, all’abbandono che si tinge di mistero (davvero il padre è morto pazzo?), alla vocazione (cosa posso e voglio diventare?) e a grandi temi come, appunto, la resistenza contro il nulla e l’oscurità. E la scoperta è che nel nulla, oscuro e malvagio sembra esserci vita, come a dire: conosci davvero l’oscurità che combatti?

La trama sgranata delle illustrazioni alterna immagini che occupano interamente le doppie pagine a sequenze incalzanti dove a cambiare può essere solo il fuoco (il primo piano e poi lo sfondo). La luce cupa e pastosa al di qua della diga viene a tratti squarciata dal bianco abbagliante e primigenio della luce al di là. La lingua non è banale e pur nella segmentazione tipica dei fumetti non lascia spazio a sciatteria, tutt’altro.

Insomma la storia ha le carte in regola per ammaliare i giovani lettori (dai 9 anni) che troveranno specchiati in queste pagine i moti conosciuti dell’animo loro, inseriti in una epopea allegorica esaltante e coinvolgente.

Una saga (un’altra scovata da Bao!) davvero imperdibile!

Il guardiano della diga
Robert Kondo – Dice Tsutsumi – Caterina Marietti (traduttrice)

160 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 18,00 €
ISBN: 9788832730746

Bao editore
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