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3 marzo 2014

C’era un punto e domenica è morto Mario Lodi.

Ci sono certi insegnanti che non si scoraggiano della frustrazione dei propri alunni, ci sono insegnanti che vedono delle capacità anche in un foglio bianco, ci sono insegnanti che ti gettano con entusiasmo nella vita o che invitano a «lasciare la propria impronta», che io credo significhi prevalentemente fare cose grandi e belle.

Mi immagino così il piccolo Paul H. Reynolds che, arrivato alla scuola media, proprio non riesce a farsi andar giù la matematica – tra l’altro io lo capisco benissimo perché i vagoncini che si scontravano nelle lezioni di fisica rimasero per me un mistero, un orrore e tendenzialmente fonte di infiniti incubi. Ma Paul ha incontrato il signor Matson che, probabile conoscitore di Cappuccetto Bianco di Munari, vede nel foglio bianco «un orso bianco nella tempesta». Come ogni bambino un po’ arrabbiato credo che all’inizio Paul, come Vashti, la piccola protagonista de Il punto, non ci credesse, e anzi sentendosi oggetto di scherno, di fronte alla richiesta di fare un piccolo punto si sia sentito autorizzato a lanciare con disprezzo la propria matita sul foglio, quasi a trafiggerlo.
Ma neanche questo scoraggia l’insegnante.

Poi domenica è morto Mario Lodi e questo post non poteva capitare più a fagiuolo, perché io Mario Lodi me lo immagino proprio come l’insegnante di Vashti e Paul: un grande osservatore che ama il lavoro che fa. Perché di fronte alla rabbia di Vashti, uno potrebbe per lo meno intesirsi, oppure al contrario accanirsi per cavar dal buco qualcosa che non c’è. Un buon insegnante invece non vuole calarti addosso qualcosa che ha in mente lui, qualcosa che potrebbe essere anche bello, ma che comunque è una sua idea, ma pretende che ogni alunno giochi il suo talento e le sue capacità. Fino in fondo, superando la paura del vuoto che c’è oltre il nido, o oltre la paura dell’inverno, giocando con il vento o amoreggiando con il sole perché ogni contributo, ogni inclinazione ha un valore. Grande.

Così Vashti non è che disegni la Cappella Sistina, ma il suo insegnante incornicia il suo lavoro e questo sprona la piccola bambina che, positivamente provocata, si mette in moto: “se la mia insegnante ama questo sforzo di me, io posso provare a fare meglio”. Ed ecco che i punti si moltiplicano, si colorano, si ingrandiscono, rimpiccioliscono, diventano tridimensionali, tratteggiati, negativi. Sono sempre (solo) punti, ma sono stati l’occasione di capire moltissime cose. Tanto che quando Vashti incontra un suo collega “io-odio-disegnare-non-sono-capace-e-non-ci-riuscirò-mai”, la piccola è capace di generare un altro piccolo artista: «Prova! … Adesso firmalo». La generazione dell’altro fa parte del complesso e meraviglioso compito dell’insegnante. Non è una generazione fisica, ma comunque implica l’amare tanto da permettere all’altro di fare lo stesso: amare ciò che si insegna, amare le persone a cui si insegna fa sì che gli alunni imparino. E questo determina una originalità di approcci, di vedute, di adattamenti di cui Mario Lodi e tanti  bravi insegnanti danno continuamente testimonianza. Non credo ci sia alternativa.

La linea dei disegni di Paul, che per certi versi ricorda quella di Quentin Blake, anche se più ferma e calma, non è mai invasiva, ma con delicatezza disegna al centro del foglio, bianco, la storia. Gli acquerelli, oltre dare plasticità alle figure, sottolineano le emozioni e i movimenti: è rossa e viola la rabbia di Vashti, i toni del grigio descrivono la calma, lo stupore, l’attenzione, la cornice intorno al punto è gialla, i punti disegnati multicolori. Non c’è sfondo e i particolari sono ridotti all’osso, si vive però tutta la trasformazione emotiva della bambina e si viene contagiati alla fine, tanto che viene da dire: «Saverio facciamo una mostra di punti anche noi?!». La scelta del carattere tipografico affine alla linea mossa dei disegni è stata una buona scelta di completezza delle tavole, dove non si nota lo stacco tra immagine e testo.

Il libro è piaciuto a tutti: mamma, papà e Saverio e ci siamo cimentati tutti in pittura di punti dalle diverse forme, dimensioni e colori e con diverse tecniche.

Un libro che è un inno di ringraziamento ad ogni bravo insegnante e che dovrebbe essere il requisito minimo richiesto da ogni genitore a chiunque si trovi ad insegnare ai propri figli.

Grazie Mario Lodi.

Il punto

Paul H. Reynolds
36 pagine
Anno: 2013

Prezzo: 12,00 €
ISBN: 9788861886476

Ape junior editore

Anobii