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24 ottobre 2018

Volevo solo un’amica

Thornhill di Pam Smy è un libro inquietante, un libro che fa paura e non parlo di quella paura sdoganata e spiritosa che abbonda in questi giorni sulle vetrine delle librerie e tra i consigli libreschi. E non è solo una questione pubblico (Thornhill si rivolge ad un pubblico che supera di gran lunga i 10 anni, mentre Halloween è una festa che affascina un pubblico più giovane), Thornhill mescola tra le sue pagine e le sue illustrazioni un tipo di orrore che non è (solo) quello inventato e fantasioso di figure inquietanti, ma evidentemente irreali, ciò che attanaglia il lettore fin dalle prime righe è la consapevolezza che il disagio e la paura sono sensazioni perfettamente reali e hanno a che fare con la propria vita e le relazioni umane. Si può morire di terrore al solo rintocco di un passo pesante.

La narrazione di Pam Smy si sdoppia in due storie e due canali narrativi che si intrecciano progressivamente: c’è un storia per immagini (muta) e una storia scritta in forma diaristica (cieca). La prima, ambientata nel 2017, pur nel realismo che la vicinanza anche temporale e gli spazi quotidiani testimoniano, è quella più venata di soprannaturale: Elle una ragazza orfana di madre si trasferisce in una casa nuova, la sua camera ricca di tutti i particolari e gli oggetti che l’adolescenza porta con sé (poster, foto, libri…) sembra così lieta e normale (l’assenza di parole in questo caso rende neutra la narrazione), eppure una strana presenza, scorta per caso nella casa abbandonata al di là della strada (Thornhill), sconvolgerà la sua vita.

Dopo poche tavole in cui abbiamo quietamente assistito all’arrivo di Elle nella sua nuova casa, ecco che il nero delle illustrazioni lascia spazio al bianco delle parole di Mary: la sua storia si svelerà progressivamente, il lettore è cieco, appunto, e dovrà comprendere cosa succede in quei pochi mesi del 1982, sopportando l’angoscia che gli stringerà lo stomaco. Non c’è sovrannaturale in questa storia, solo dolore e paura per una vita vera, straziantemente vera.

L’abbrivio è in medias res, il lettore non ha appigli per comprendere le parole della ragazza: è il senso di disagio e l’impellente desiderio di capire che lega in un attimo alla pagina:

«9 febbraio 1982. Ho deciso di restarmene chiusa qui. Adesso che è tornata, è l’unico modo per restare al sicuro. Dirò loro che sono malata o qualcosa del genere. D’altra parte, è probabile che non si accorgeranno nemmeno che non sono scesa. Mi basta non doverla vedere. […] Sì, restare chiusa qui è la soluzione».

L’inizio è spiazzante, claustrofobico (l’eco del “rimanere murati vivi” non può che condurci direttamente a Poe): il lettore è già sull’attenti. Dove siamo? Di cosa ha paura? Cosa può scatenare un terrore di questo tipo? Le pagine del diario distillano informazioni («Anche lo scendere furtivamente per cinque minuti al giorno mi fa star male dalla paura. I palmi delle mani mi formicolano e si ricoprono di sudore viscido, il cuore mi pulsa nelle orecchie e anche quando sono di nuovo al sicuro quassù mi ci vuole un po’ di tempo prima che le mani smettano di tremare. […] A volte la sento camminare nel corridoio del piano di sotto, battendo i piedi e sghignazzando come al solito se è insieme alle sue vecchie amiche o, se è da sola, facendo tump, tump, tump su tutte le porte che incontra. Anche in quei momenti, tremo. […] Quel tump, tump, tump mi riempie di terrore, persino nei sogni. Tump, tump, tump. Resto distesa, gelida di paura e di ricordi. Tump, tump, tump.».

Il lettore si augura che in fondo questo filo narrativo si riveli animato da figure folcloristiche e immaginarie (mostri, fantasmi, vampiri…), invece più le parole procedono, più è evidente che quello che si svela è il desolante quadro realistico di una vita vera, attanagliata dal terrore.

Le pagine del diario di Mary si alternano, scandite da pagine mute e nere, alla vicenda di Elle: le storie delle due ragazze si intrecciano, il mondo terrificante di Mary si svela progressivamente a Elle, così come forse Elle racconta a Mary del suo dolore inascoltato. Thornhill era un orfanotrofio, noto per la fine violenta dell’ultima dei suoi abitanti. Mary ci racconta passo per passo le umiliazioni, la paura, la persecuzione di cui fu oggetto da parte di un’altra disperata ed efferata abitante della villa. Non sembra esserci via di uscita nelle parole di Mary, non c’è speranza, non c’è luce: solo piscio, terrore, porte scalfite, buio e passi, tormentosi passi. Ogni mano che sembra tesa lo è solo per raccogliere e rigettare con ancora più violenza Mary nella paura, eppure non c’è eccesso che non sia comprensibile, non c’è episodio che risulti inverosimile: la storia di Mary è drammaticamente credibile.

La storia di Elle, dal canto suo, è venata di mistero: ritrovamenti fortuiti, luci nella notte, presenze sfuggenti, padri assenti…

Le bambole di cera, altro elemento narrativo ricorrente nei racconti dell’orrore, diventano il ponte tra le ragazze: Mary guida Elle nel suo mondo e nella sua storia, perché in fondo – e su queste parole si conclude il libro – «Voleva solo un’amica».

Non c’è un lieto fine, no, però quello che trionfa è forse l’empatia tra due anime drammaticamente incomprese dal mondo adulto.

La lettura di questo testo è stata impegnativa per me, la terribile lucidità con cui appare quel che un abbandono può determinare nel cuore di una persona è straziante (le dinamiche relazionali sono molto attendibili). Curati e ricchi i rimandi ad altre opere letterarie (primo tra tutti Il giardino segreto). Il ritmo narrativo che avanza e concede la comprensione gradualmente ha il potere di legare alla pagina i lettori. La scrittura è coinvolgente, personale, incalzante… Le immagine vertiginosamente belle: dettagliate, dinamiche, cinematografiche nell’avvicinarsi e nell’allontanarsi, nell’indicare e nel nascondere.

La crudeltà della realtà che non offre via di uscita gioca con l’atmosfera sovrannaturale con molta credibilità, lasciando forse un monito finale al lettore che attenua il senso di disperazione. 

Un libro davvero pauroso e davvero potente, un libro che non lascerà indifferente nessun lettore (dai 13 anni).

Thornhill
Pam Smy – Sante Brandirali(traduttore)

538 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 18,50 €
ISBN: 9788896 918531

Uovonero editore

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