Parlarvi di Mary Poppins è difficile, difficilissimo. Avevo letto il romanzo da piccola, non ricordo a che età, e l’ho riscoperto da adulta, intrigata finalmente dalla possibilità di comprare un libro illustrato dalla bravissima Júlia Sardà, l’illustratrice catalana che vi presento oggi. Avevo il volume con le illustrazioni di Mary Shepard, figlia del notissimo illustratore di E. H. Shepard Winnie Puh, ma quel piglio sfrontato e baldanzoso e lo stormo allegro di uccelli variopinti della copertina della nuova edizioni Rizzoli mi chiamavano imperiosamente. L’illustratrice mi aveva stregato l’anno scorso alla Fiera di Bologna, ma nulla delle sua opere dedicate ai principali romanzi europei era mai arrivato il Italia. Finalmente mi sono detta qualcosa è giunto! Ma torniamo al romanzo.

Perché è difficile parlarvi di Mary Poppins? Perché l’immaginario che alberga nella mente nella maggior parte delle persone si rifà al personaggio disneyano interpretato da Julie Andrews, premio Oscar del 1965, mentre invece la Mary Poppins di Pamela Lyndon Travers è molto diversa. Se avete amato la tata che con uno schiocco di dita riordinava la stanza, preparatevi a rimanere storditi dall’apparente spiacevolezza del personaggio letterario. Mary Poppins è una rigida e severa tata inglese, come potevate trovarne in ogni casa borghese all’inizio novecento, una donna dedita ai bambini degli altri, vanitosa del proprio aspetto e orgogliosa del ruolo di guida morale ed educativa che la società le affidava. Un immaginario esperienziale molto lontano da quello di un lettore (bambino) moderno. Se Mary Poppins fosse solo questo, però, non avrebbe attraversato con nonchalance quasi un secolo. La bambinaia più famosa del mondo infatti rivoluzionava un immaginario ben codificato, inserendo un elemento unico: l’immaginazione.

Mary Poppins è magica agli occhi dei quattro bambini che le sono affidati (oltre a Giovanna e Michele, i due gemelli ancor infanti Barbara e Giovannino) e, sebbene lei sia pronta a negare ogni eccentricità con modi disturbanti e quasi offesi («Cosa? Rimbalzare e rimanere sospeso! Come osate! Voglio che sappiate che mio zio è una persona sobria, un uomo onesto, un gran lavoratore e mi farete il piacere di parlare di lui con rispetto»: questa sarà la sua reazione dopo aver consumato il famoso thè sul soffitto), i bambini sanno che con lei anche le sole commissioni mattutine possono trasformarsi in un’avventura magica.

La presenza di Mary Poppins nella vita dei bambini, è una presenza a tempo determinato (al cambio del vento se ne andrà) e questo sottolinea il ruolo cruciale di questa figura che non è arrivata per riavvicinare i figli al padre (come nella rielaborazione cinematografica), ma bensì per regalare un’infanzia autentica e non solo formale. Se infatti da una parte con Mary Poppins ogni etichetta sarà rispettata («avanti, march! Davanti a me per piacere. Non voglio avere uno stravagante alle mie spalle.»), dall’altra non mancheranno le esperienze straordinarie, ma sempre al limitare tra il sogno e la realtà perché Mary Poppins vive esattamente in quel luogo: tra sogno e realtà.

«Non dissero nulla, avendo imparato che era meglio non discutere con lei anche se una cosa appariva molto bizzarra».

Parla fluentemente il linguaggio degli cani, Mary Poppins, conosce alcune mucche di persona, gira il mondo con una bussola e parla la lingua degli Indiani d’America, riattacca le stelle in cielo di notte, balla ridde selvagge con gli animali nello zoo, conosce le stelle e i loro gusti…

Come lo stereotipo vuole, sembra quasi anaffettiva nei confronti dei bambini, eppure è capace con i suoi modi quasi scostanti di avere un’attenzione ed una considerazione seria della figura del bambino e delle risorse immaginifiche che germogliano nella mente infantile, curando che crescano così come la buona educazione.

Moltissime le eco di romanzi ottocenteschi sull’infanzia perduta (su tutti Peter Pan, ma anche Orwell), ma anche anche i riflessi che troviamo in opere moderne (il capitolo sullo zoo ritorna prepotentemente in Harry Potter).

Júlia Sardà si cimenta, come ha fatto molte altre volte, con pilastri dell’illustrazione e lo fà utilizzando (anche) la citazione degli originali, ma riuscendo ad imprimere la sua personalità unica. È uno stile, quello dell’illustratrice catalana, che per certi versi ricorda i più bei disegni dei primi film animati disneyani: tutto è pieno, disegnato, ricco di particolari, vi è una regolarità apparente che nei dettagli si smentisce e innamora. Le linee curve e vertiginose, muovono tavole singole che non hanno alcuna sequenzialità (a volte sono proprio ritratti), sono quadri fermi (il punto di vista prevalentemente frontale amplifica questo effetto), ma in movimento. Il bianco cristallizza il momento ritratto dall’illustratrice, invitando a soffermarsi sui decori e le linee sottili che percorrono le superfici degli oggetti, dei tessuti, dei personaggi.

Poche le illustrazioni in un testo narrativo come questo, avrei desiderato che fossero molte di più.

Un romanzo pieno, denso, affascinante, inaspettato che soddisferà i gusti dei più grandi (dagli 8 anni in su e certamente gli adulti!) con una trama avvincente e non prevedibile, una lingua piana e curata per nulla appesantita dagli anni, un formato, quello di Rizzoli, di ampio respiro e importante: un regalo prezioso sul limitare di sogno e quotidianità.

P.S. qui qualche curiosità sul rapporto tra film e libro, qui un articolo dedicato al recente film sul rapporto tra la Travers e Walt Disney.

Qui un bell'articolo sull'autrice.

Mary Poppins

P.L. Travers - Júlia Sardà - Letizia Bompiani (traduttrice)

224 pagine
Anno: 2016

Prezzo: 18,00 €
ISBN: 9788817086134

Rizzoli editore
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Commenti
13 Marzo 2020
Maria

Eccomi! Io ce l’ho in copertina rigida!

12 Marzo 2020
Lucia

Posso chiederti se la tua versione ha la copertina rigida o è in brossura?

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