Image
Top
Menu
29 giugno 2017

Calendario d’estate: giorno 29

La prima ragione per cui dovevo parlarvi di Il re del cielo uscito da poco dai tipi di Lapis è che finalmente Laura Carlin, un’illustratrice che io amo moltissimo, riesce a varcare la soglia dell’Italia offrendoci le sue intense illustrazioni. La seconda ragione è che questa storia mi ha fatto venire i brividi per l’intensità con cui affronta alcuni temi molto delicati e intimi.

Cosa significa sentirsi a casa? Che cos’è casa?

«Pioveva. Pioveva a dirotto. Le colline, piene di gobbe, erano coperte di casette. Le ciminiere fumavano. Dai tralicci veniva un rumore metallico. Le strade sapevano di zuppa di montone e di polvere di carbone e NESSUNO parlava la mia lingua».

Un ragazzino, che potrà avere 8 anni, si trova catapultato al di fuori del suo mondo, apparentemente solo (non si vedrà mai nessun familiare) o forse veramente solo (perché la percezione della solitudine precipita davvero in una dimensione avulsa dalla realtà).

«Tutto questo significava un’unica cosa: io non appartenevo a quel posto».

Precipitato in un Paese del Nord Europa il nostro protagonista pensa solo alle piazze di Roma che ha lasciato lontane più di 2000 km. L’unico che sembra comprendere questo stato d’animo è un vecchio signore, il signor Evans, che parlava piano, «non riusciva più a camminare», ma «quando i suoi uccelli spiccavano il volo gli spuntava un sorriso come la primavera».

I suoi piccioni volavano in cielo, un cielo che arrivava fino a Roma. L’anziano signore mostra al ragazzo come accudirli ed allenarli per le gare e poi gliene mette uno tra le mani: «sentivo il suo cuoricino che batteva e batteva. E l’energia e la potenza delle sue ali». È un attimo e l’amicizia con Re del cielo, un piccione dal capino bianco, è nata. I piccioni sono incredibili: portati a chilometri di distanza tornano a casa, senza indugio, orientandosi in un cielo per noi tutto uguale «da luoghi lontani. Luoghi che non avevano mai visto prima. I piccioni tornavano a casa». E così fanno i piccioni del signor Evans, ma Re del cielo è sempre ultimo, lento. «“Le sue ali sono fatte per le distanze lunghe” disse in un soffio il signor Evans “Ecco la gara che aspettava” … Re del cielo sarebbe andato a Roma in treno». Affidando la cesta da viaggio al treno, il protagonista lascia una parte di sé che non sapeva «se sarebbe tornata più indietro». L’attesa incomincia in un giorno di tempesta, un giorno, due giorni. «“forse la luce del sole e le fontane e il profumo di vaniglia del gelato di mille gelaterie di mille nonne avevano convinto il piccione a fermarsi lì».

«“NO!” disse il signor Evans “tutte queste cose per lui significano soltanto che lui non appartiene a quel posto”». Poi un piccione in quel cielo grigio e muto «era sceso, volando, tra le braccia di un bambino che piangeva e sorrideva, un bambino che finalmente aveva capito di essere a casa».

Essere a casa significa appartenere a qualcuno, avere delle braccia in cui abbandonarsi dopo un viaggio di 2000 km o forse solo dopo un pomeriggio triste. La narrazione in prima persona è molto emotiva – e non me lo sarei aspettato da Nicola Davies – e il fatto di non avere il nome del protagonista fa sì che possa prendere il nome di qualsiasi bambino che provi le medesime emozioni. La solitudine è un sentimento di spaesamento che si prova non solo nel caso di un trasloco: è il primo giorno di scuola, è l’amico con cui litighi e non vuoi vedere più. La mano che viene tesa ha invece sempre un nome (signor Evans): non è un intervento consolatorio, è una compagnia capace di condividere la gioia, la passione che attiva di nuovo il cuore dolorante. I piccioni diventano uno specchio del bisogno di tutti, di sé. La strada di casa continuerà a puzzare di zuppa di montone ma sarà la tua strada. Laura Carlin lascia senza fiato: la tavola con il volo dei piccioni sul cielo carta da zucchero è impressionante. I suoi colori tenui e pastosi che si mescolano chiedono di essere accarezzati. I cupi colori oppressivi senza essere simbolici diventano lo specchio dell’oppressione dell’animo, così come le tinte chiare chiamano l’estate e il calore delle piazze italiane. Le linee appaiono a tratti a delineare nella tavola sfocata espressioni, ricordi, gesti, sfondi, dettagli in un equilibrio perfetto. I punti di vista mutano in un mondo che è osservato globalmente a 360° gradi, dove tutti gli elementi della tavola contribuiscono a rendere più intenso il fuoco narrativo: niente è secondario o decorativo.

Tutti i bambini (dai 5 anni) a cui ho letto il libro sono rimasti in silenzio assoluto dalla prima all’ultima pagina.

Un libro toccante, forte e levissimo.

Il re del cielo
Nicola DaviesLaura Carlin – Sara Marconi (traduttore)

56 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 14,50 €
ISBN: 9788878745346

Lapis editore
Compralo da Radice Labirinto: se non sai come fare clicca qui che ti spiego.

Lascia un commento

Posted By

Categories

Recensioni