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11 maggio 2018

Viaggio incantato

Uno dei punti più difficili da trasmettere e far “digerire” ai miei ascoltatori quando parlo di silent book è che questi libri non siano libri a cui sono state sottratte le parole (almeno se ben fatti!), i silent book non sono libri che pretendono una scrittura della storia: sono libri diversi.

Un libro che magistralmente mostra le infinite possibilità di queste narrazioni e la natura più radicale e affascinante di questo genere letterario è Viaggio incantato di Mitsumasa Anno che dopo più di 30 anni torna in Italia grazie a Babalibri.

Questo libro, nonostante sembri un banale e forse noioso silent book sul classicissimo tema del viaggio, custodisce una profondità ed una multiformità in ogni sua tavola che non vi basteranno decine di letture per averne colto qualcosa oltre la superficie.

Andiamo con ordine.

Come racconta l’autore, nell’illuminante postfazione inserita in questa ultima edizione, Viaggio incantato nasce come frutto dei viaggi solitari che l’artista giapponese fece in Europa tra gli anni ’50 e ’60, viaggi fatti per perdersi, un vagare il cui unico obiettivo era godere di un mondo e uno spazio diverso, straniero, anche se poi alla fine la consapevolezza che germinò nell’autore fu diversa:

«All’inizio pensai di trovarmi in un paese completamente diverso dal mio, ma presto mi resi conto che le piante e gli animali erano simili, i tetti delle case erano a punta come in Giappone e, al di là del colore della pelle non c’era nient’altro di veramente differente. Pensandoci bene, erano più le cose somiglianti al mio paese che non quelle diverse».

Dagli schizzi e dalle fotografie scattate numerose tra L’Olanda, la Germania, la Francia, il Regno Unito … emerse nell’artista una consapevolezza: «pensai che se avessi riprodotto quelle immagini in un albo illustrato, non sarebbero servite spiegazioni».

Il passaggio dalla documentazione di un viaggio ad un libro mostra, in questo libro, tutta la complessità e la ricchezza che il narrare (visivamente o verbalmente) pretende. Viaggio incantato non è infatti una raccolta di schizzi, così come non è un album fotografico: l’autore sceglie di trasformare questa esperienza in una storia e lo fa con maestria e con una ricchezza che difficilmente si riesce a cogliere globalmente.

Su un canovaccio narrativo, che segue un personaggio il cui aspetto potrebbe ricordare un pellegrino medievale, sbarchiamo dal mare tra fruscianti campi danesi e frondose foreste sferzate dalla brezza marina e incominciamo a seguire un esile sentiero bianco: incomincia il nostro viaggio. Le tavole sequenziali e coerenti visivamente si susseguono con disinvoltura: le vedute cambiano man mano che ci addentra all’interno, la campagna lascia spazio ai villaggi contadini e poi alle periferie di piccole ridenti cittadine, varcate le porte le imponenti cinte murarie, le città custodiscono botteghe, scuole, chiese svettanti, mercati… e poi lasciati alle spalle i rumori e i cicaleggi si torna a respirare tra altre campagne, campi, mulini, lontano fino all’orizzonte. Il protagonista è sempre presente, inesorabile nel suo procedere, dall’inizio alla fine.

Ma questa non è che la superficie di una storia che, come ogni capolavoro, è composta da infinite storie e dove ogni filo d’erba ha un senso che chiede solo di essere identificato.

Moltissimi gli elementi nascosti in ogni tavola (e che in parte, ma solo in parte la postfazione dell’autore rivela, lasciando – fortunatamente! – la sfida ad ogni lettore attento), altrettanti quelli che probabilmente non identificheremo mai.

Ci sono quadri famosi nascosti quasi in ogni tavola, noti e meno noti da Le vagliatrici di grano di Courbet a Il ponte di Langlois di Van Gogh, da I bagnanti ad Asnières di Seurat a L’Angelus di Millet. Cammei e richiami a fiabe e letteratura come la rapa gigante, Cappuccetto rosso, La bella addormentata, Don Chisciotte… Giochi prospettici alla Escher con carretti in folle discesa su un prato pianeggiante, bambini intenti a giocare con i cerchietti e… il tetto di una casa…

Non solo, facendo più attenzione ci si rende conto che il tempo e lo spazio si fondono e si mescolano in strane composizioni: capanne antiche con tetti di bambù accanto a cascine in muratura, botteghe di fabbri e treni moderni, botteghe di pentolai e moderne farmacie, tipiche case alsaziane e scorci nordici con mulini a vento e scogliere, carrri trainati faticosamente da buoi e cartelli blu per il parcheggio… e poi: in che stagione siamo?

Addirittura le usanze si accostano in curiosi adattamenti: un lettore scrisse una critica precisa sull’usanza di lavaggio della biancheria in Europa rappresentata, a suo dire, dall’autore giapponese in modo irrealistico.

Ciò che stupisce però è l’armonia con cui tutti questi elementi si fondono nella pagina, cosicché nessun dettaglio risulta slegato dal contesto: immersi nello spazio della pagina il lupo di Cappuccetto rosso è una figura perfettamente consona lì dove è ritratta. Il movimento con cui Anno costruisce la storia storia è un movimento vorticoso che risucchia all’interno della pagina e non il contrario: cogliere le citazioni e i giochi fa parte della lettura del testo, non è esterno o a prescindere.

Facendo ancora più attenzione noterete che tra le pagine le figure si rincorrono e ritornano, punteggiando la trama di storie indipendenti e secondarie (seguite il palloncino rosso, scrutate nelle finestre delle case, rincorrete il ladro di maiali, ritrovate i due traslochi identici…).

Ma non è tutto. Ogni tavola brulica di storie che si esauriscono, o meglio, che si aprono in un fiorire inesauribile di dettagli: ogni figura, ogni casa, ogni animale, ogni albero è al centro di una storia che il lettore può scegliere di immaginare. C’è il ragazzo che con la scala cerca di spiare una donna nuda che si lava, il duello a suon di rivoltelle che sta per compiersi nella radura, i giocatori di ping pong, l’osservatore con il cannocchiale sulla torre, la donna sconsolata con il cagnolino al guinzaglio. Non c’è gerarchia all’interno della pagina ogni particolare rivendica il proprio ruolo da protagonista.

I tratti millimetrici, con cui ogni superficie è tratteggiata, rendono gli spazi plastici, realistici e vivi: si rimane esterrefatti se ci si sofferma a pensare al tempo che su ogni tavola l’artista deve aver trascorso. 

Un libro infinito, un libro misterioso un libro magnetico che affascinerà grandi e piccini e che credo non smetterà mai di raccontare storie sempre diverse decenni, dopo decenni.

P.S. sul libro leggete anche questo articolo di Anna Castagnoli.

Viaggio incantato
Mitsumasa Anno

54 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 14,50 €
ISBN: 9788883624193

Babalibri editore
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