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12 dicembre 2017

Strenne di Natale: giorno 11

Eh niente io Michio Watanabe, giovane illustratore giapponese, lo adoro. Avevo visto i suoi  lavori a Bologna, alla mostra degli illustratori, e quando ho scoperto che finalmente un suo lavoro era arrivato in Italia non ho potuto non andarlo a vedere. Melìmelò il mischia storie è una delle sue prime prove editoriali (lavora molto in altri campi dell’illustrazione), tuttavia l’illustratore giapponese mostra una freschezza e una capacità di rivolgersi ai bambini e alla loro immaginazione davvero interessante. Il libro è un libro definito “ad alette” nel senso che le pagine sono tagliate orizzontalmente dividendo le figure che appaiono sulla destra in 3 segmenti: testa- tronco-gambe. In corrispondenza, sulla pagina sinistra, 3 sequenze testuali strutturalmente ripetitive, ma molto varie, innescano la storia o semplicemente descrivono l’immagine: Sono un gattino birichino – che salta e corre, pffffsh! – tra i fiori del giardino. Naturalmente nel voltare  i segmenti o alette che compongono la figura le illustrazioni e i testi si mescolano dando vita a personaggi strani con storie altrettanto originali.

Libri di questo tipo funzionano grazie ad una attenta e precisa disposizione narrativa e illustrativa e ad un equilibrio – che bisogna creare! – tra composizione e coinvolgimento del pubblico. Ad esempio, il testo è sempre uguale a se stesso (presentazione: sono un… – frase relativa con descrizione dell’azione: che… – luogo in cui si svolge l’azione) eppure è impreziosito da alcuni dettagli che lo rendono meno arido e più propenso a lasciarsi raccontare dai più piccoli: il protagonista è sempre presentato con un nome accompagnato da un aggettivo che lascia un pertugio interpretativo («sono un bruco gentile», «sono un cuoco geniale», «sono un camaleonte innamorato»), l’azione è seguita sempre da un’onomatopea che rende più leggibile il testo («che è appena uscito dall’uovo, CRAC», «che danza e nuota, SPLASH»). Queste piccole attenzioni fanno la differenza tra un libro ben strutturato, un esercizio di composizione e pensiero perfetto, ma, probabilmente freddo, e un testo che prende in considerazione i bambini a cui si rivolge. Parallelamente, a livello illustrativo, oltre all’essenziale accordo tra i diversi segmenti (il tronco si congiunge perfettamente a tutte le gambe e a tutte le teste), l’illustratore arricchisce i disegni di dettagli non descritti e non necessari che donano alle figure un quid in più che lascia spazio ad altri fili narrativi e pensieri.

Le illustrazioni sono deliziose, con un tratto infantile molto particolare e chiedono di essere guardate, i soggetti davvero inusuali pure: io naturalmente ho voluto vedere le figure “vere” a tutti i costi!

I bambini più piccoli dai 3 anni possono godere del livello ludico della mescolanza delle figure, mentre i più grandicelli dai 4-5 anni sembrano più attratti dalla possibilità di narrare  le storie e ridere delle situazioni assurde o meno, createsi nel mix delle pagine.

Sono libri gioco questi che mi piacciono tremendamente perché incentivano l’osservazione e il racconto, fanno intravedere la completa libertà che la scrittura permette e nello stesso tempo l’importanza delle parole che fermano la storia intorno ad alcuni punti da scoprire.

Un libro che ha avuto molto successo qui a casa tra le mani del piccolo Hutai (3 anni) e che credo sia un ottimo pensiero natalizio da mettere sotto l’albero, per tutti i bambini della stessa età.

P.S. dopo aver guardato il sito dell’autore mi rimane la curiosità di sapere se l’edizione originale fosse senza parole, una scelta più estrema ma molto interessante!

Melìmelò
Michio Watanabe – Valeria Frigau (traduttrice)

28 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 13,00 €
ISBN: 9788859240075

Il giralangolo editore
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