[Vi siete persi qualche Mercoledì al cubo? Sì?! Allora andate a leggere qui e qui].
Abbracciare è una cosa seria e lo scarto tra l’invitante copertina dell’ultimo libro di Jimmy Liao, che in periodo natalizio ammiccava dagli scaffali di ogni libreria, e l’intensità delle parole ponderate contenute al suo interno mi hanno fatto impressione. Di abbracci, nell’anno appena passato, se ne sono visti e celebrati, ma in fondo io non sono riuscita ad apprezzarli: il gesto in sé può infatti smuovere il sorriso e fare idealizzare mondi più belli, ma in fondo gli abbracci visti rimanevano gesti estemporanei, nati da improvvisi sovraccarichi emotivi. Gli abbracci di Jimmy Liao sono invece diversi, innanzitutto perché non nascono da una “missione” volontaria e decisa a tavolino: siamo di fronte invece ad una profonda esigenza, alla domanda drammatica di essere accolti, compresi, accettati.Abbracci non è un libro per bambini, a mio parere. Non sono riuscita a leggerlo a Saverio: è un libro che parla alla fragilità dell’adulto moderno e alla sua incapacità di stare davvero di fronte all’altro, accogliendolo.Anche in questo, come in altri libri di Liao, ci troviamo dentro una storia costruita su piani differenti, contenuti l’uno nell’altro. All’inizio abbiamo un bambino, un pacco ed un leone che riceve in regalo un libro: il libro è Abbracci e, se non immediatamente, anche il lettore finisce per entrare a far parte della storia, magari lanciando il libro sulla testa di qualcuno o semplicemente regalandoglielo. Ma questa è un’altra storia.L’incipit è immediato e il colophon e il frontespizio, che leggiamo solo dopo numerose pagine, appartengono al nostro libro e, contemporaneamente, al libro del leone. La storia si apre con una domanda: «Caro amico, da quanto tempo non ricevi un abbraccio?» e le zampe del leone si intravedono ancora, tappa transizionale prima di saltare nel libro. Da qui in avanti gli abbracci si moltiplicano, ma non pensate di potervi godere una carrellata di miele, con lacrimuccia a bordo dell’occhio. Non siamo neanche di fronte ad un catalogo amarcord degli abbracci ricevuti, siamo in un presente ben preciso, l’adesso del leone che legge e del lettore che sfoglia.Il testo, come è consuetudine con l’autore taiwanese, è inaspettato, provocatorio a volte sfuggente, eppure sempre diretto nel mostrare il cuore di una realtà che non sempre riesce ad essere vera: «Cara zia Ochetta, se lui non fosse stolto, lo abbraccerei forte così come faccio con te. Ma è proprio perché è stolto che voi finirete insieme!», «Se un cigno nero sposa un cigno bianco, nasceranno piccoli cigni a strisce bianche e nere? Gli abbracci rendono le persone stupide?»…Ci sono passaggi la cui comprensione sembra essere più profonda di quella immediatamente percepibile, manca l’ironia, le parole sono pregnanti e in fondo ciò che rimane è l’impressione di essere compresi a fondo, di essere presi alla radice del proprio essere (per me è stato così!):«Comunque sono uno stupido. Comunque sono un emarginato. Comunque sono un incapace. Comunque sono un mascalzone. Comunque sono uno sfaticato. Comunque sono un quaquaraquà. Comunque io voglio contare su di te, sempre.»«Si devono dare sostegno e fiducia ai bambini monelli? Sì. Si deve dare un’occasione per rimediare ai bambini monelli? Sì. Si devono dare abbracci e affetto ai bambini monelli? Sì.».I due piani narrativi (la storia del leone e la storia contenuta nel libro) si intervallano, dialogano e si chiudono dando il là ad una nuova storia, che troneggia come una nuova copertina sulla nostra quarta di copertina: «Una pigra maialina adagiata su un profumato letto di soffice paglia dormiva, placidamente». La disposizione del testo, piuttosto uniforme, a parte la variazione del colore, lascia alle immagini tutto lo spazio a loro necessario per parlare, reclamando attenzione solo in casi particolari come i falsi questionari o la partitura musicale: peccato solo per il ricorrente refuso dell’apostrofo-primo e virgolette inglesi-secondi che stride.

Le immagini si susseguono con la stessa intensità: le figure sono legate da gesti sostanziali, fermi e sicuri, rendono visibile il bisogno costituivo di ognuno. Gli occhi chiusi della maggior parte delle coppie (ne ho contate solo 6 ad occhi aperti) sottolineano l’intimità del gesto. Le figure tondeggianti, ma non stereotipate o caricaturali, accoppiano animali e bambini su sfondi neutri o appena accennati: gli animali hanno certamente significati legati anche all’immaginario orientale (il maiale nero su tutti, ma anche la figura di donna in nero, probabilmente). La storia del leone interrompe con i suoi colori accesi la sequenza cromatica degli abbracci.

Un libro intensissimo per grandi capaci ancora di farsi toccare dalle cose, ma anche per adulti più stanchi: prendendo spunto dalla storia stessa potreste sempre lanciarne una copia sulla testa dell’interessato.

Questa la versione di Apedario.

Questa la versione delle Briciole di Pollicino.

Abbracci
Jimmy Liao - Silvia Torchio
 (traduttore)

136 pagine
Anno: 2014

Prezzo: 22,00 €
ISBN:9788865790960

Gruppo Abele editore
Anobii

 

Commenti
9 ottobre 2015
Maria

Credo che quello di cui parli sia proprio la forza di questo libro. Grazie!

9 ottobre 2015
Alessia

Cara Maria,
sai che non riesco ad arrivare in fondo a questo libro di Jimmy Liao? Il senso di nausea coglie anche me e non è un’immagine metaforica, sto davvero male.
Mi sento esattamente come il Leone e questo credo sia comunque straordinario per un libro: un’immedidinazione talmente perfetta da respingerti.
In effetti ho dei lati in comune con il Leone, ma non è questa la sede in cui parlarti di me. Ti scrivo perché ogni volta mi stupisco di quanto questo libro mi respinga, di quanto lo lancerei in testa a mio figlio e di quanto, di contro, apprezzi la sua insondabile profondità ed eccellenza.

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