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6 giugno 2018

Ti abbiamo guardato creatura impossibile

Durante la gravidanza, dicono gli studiosi, la madre trascorre molto tempo a sognare il proprio figlio, ad immaginarselo, a cercare di rendere visibile e comprensibile quei calci e quei movimenti che sente provenire dal suo ventre. Quando il bambino nasce, sembra dirci Matthew Cordell famoso illustratore americano, il tempo dei sogni passa al papà o forse semplicemente diventa un sogno condiviso.«La notte che sei nato, il nostro mondo splendeva come il sole. Ti abbiamo guardato creatura impossibile, e abbiamo sentito tutto».

Sogno parte da una nascita, o meglio da un segno di pennello isolato nel bianco di una tela che aspetta solo di riempirsi e da una nascita e si dipana nelle parole condivise (di cui il padre è portavoce) di una coppia che immagina e sogna la vita insieme a quell’esserino impossibile (che scelta lessicale curiosa!).

In una casa di paglia, sotto il blu intenso dei colori, nella casa di una famiglia di gorilla, nasce un cucciolo, che sembra sprizzare briciole multicolore.

Il testo gioca sul continuo spostarsi del baricentro linguistico tra il “noi” familiare e quel “tu” singolo e unico, accompagnando il lettore pagina dopo pagina.

«Chi saresti diventato? Chi saremmo diventati?… In quella notte splendente iniziava un grande viaggio»

Il sogno si collega al disegno e insieme, a loro volta, si divertono a farsi eco e specchio: il sogno si fa disegno in un susseguirsi di tavole dove il punto di vista è l’artista che dipinge (esterno) o la famiglia che vive (interno).

Il papà si immagina le prime conquiste («Mentre noi ti guardavamo con gioia, con paura e con orgoglio, tenendoci stretti come mai prima di allora, mi sentivo così pieno da poter scoppiare»), i primi incontri, le gioie pure dell’infanzia («correvi, ridevi, scoprivi… come mai prima»), ma anche le delusioni e i dolori acerbi e acuti («ho sognato una profonda tristezza. Il tuo cuore spezzato, il tuo dolore. E ho desiderato di poterlo provare al posto tuo»).

Poi il futuro incalza e quel “noi” progressivamente si tende e si tira per lasciare andare infine quel tu, amato e custodito: «E ho sognato. Che un grande viaggio sarebbe finito, così che un altro potesse iniziare. Ti abbiamo guardato, creatura impossibile…».

Poi il sogno repentinamente finisce, e si torna a quella culla, a quegli schizzi di colore così euforici e disordinati che aspettano solo di essere composti armoniosamente su una tavola.

«Chi diventerai? Chi diventeremo?».

L’intera parabola di una vita trova il suo senso nell’ora e nel noi. Sogno è un libro fortemente emozionale di quelli che si regalano come auguri di una vita, in occasione di una nascita. Il suo accento particolare è dato dal racconto paterno intriso di eccitata contentezza, ma anche – credo – di realismo. Il suo fascino sta in quel “noi” familiare che sa di dover lasciare andare, perché la realizzazione del figlio si compia.

Le immagini sono spontanee, dirette e intense anche nella scelta dei colori che non sono mai accesi eppure decisi: i colori riempiono le pagine, a volte segnati da linee nere, altre volte lasciati liberi di giocare sul bianco della pagina. I segni dell’autore sono decisi, quasi grezzi e per questo molto caratterizzanti. I coriandoli di colori che sprizzano frizzanti dal piccolo nuovo arrivo sono il fil rouge che ci accompagna e che seguiamo tra le pagine: forse schegge di sogni che aspettano di inverarsi.

Un libro e un augurio: guardate le vostre creature impossibili!

Sogno
Matthew Cordell – Elisa Frilli (traduttrice)

44 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 17,00 €
ISBN: 9788867994601

Clichy editore
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