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14 dicembre 2017

Strenne di Natale: giorno 14

Sono davvero orgogliosa di presentarvi il libro di oggi, un libro strappato ad un destino di oblio e che affidato alle mani giuste mostra un fascino che vi ammalierà e commuoverà

Stiamo parlando di Mark Twain, forse il più famoso scrittore statunitense, e di alcuni suoi pensieri annotati in seguito ad una sessione di racconti alle figlie particolarmente riuscita: «Il rito serale funzionava così: Clara prendeva una rivista, sceglieva una fotografia che poteva funzionare da imbeccata per una storia e diceva: “Pronte, papà”. Ricorda Twain: “Le scelte erano molto bizzarre”… una sera, sfogliando Scribner’s … le bambine scelsero il disegno di una figura anatomica. Twain tentò di dirottarle verso un’immagine più romantica, ma loro rifiutarono con sdegno; Twain si arrese (“Mi inchino al mio dovere”) e iniziò a raccontare di un ragazzo che si chiamava Johnny». Dagli stralci e gli appunti della storia di Johnny ecco delinearsi Il rapimento del principe Margarina. L’opera rimase molto più che incompiuta, ma come chiaramente racconta il curatore in appendice al volume, alcuni passaggi, personaggi, spunti meritavano di essere regalati al pubblico e così gli eredi di Twain hanno affidato questa storia a Philip Stead e a sua moglie Erin, che sono stati capaci di mostrare la bellezza che quelle parole annotate di fretta custodivano.

Per ovviare alle chiare problematiche che pone un manoscritto abbozzato da ricostruire, Philip Stead costruisce una struttura a cornice: all’esterno Philip si immagina ad oziare, tazza di tè alla mano, insieme a Mark Twain, scambiando con lui opinioni e pensieri sui passaggi della storia e le svolte narrative. Ma se saltate i capitoli esterni, quella di Mark Twain è una fiaba con tutti i crismi: ci sono animali parlanti, draghi, re ottusi, giganti spaventosi (su questo dobbiamo indagare!), regine gentili, tigri furbe e poi semi magici, fate, boschi misteriosi, case d’erba… e poi orfani, fame, nonni cattivi e una gallina di nome “Pestilenza e carestia”. L’ambientazione è apparentemente americana anche se l’autore scherza contrapponendo gli Stati Uniti, mondo delle opportunità, e «Là» dove regna la povertà, la sfortuna e la miseria e dove vive il nostro eroe Johnny. Tutto incomincia con un calcio ad una radice e un gran male all’alluce del piede, ma poi in breve tempo conosciamo la famiglia del protagonista: «il nonno di Johnny [che] era una brutta persona», e «l’unica vera amica di Johnny una gallina malconcia dal nome bizzarro. Si chiamava Pestilenza e carestia». La storia prende piede velocemente: obbligato a vendere l’unica amica che ha, Johnny incontrerà una fata o una vedova o una mendicante che gli regalerà dei semi magici azzurri per ringraziarlo della sua gentilezza e purezza d’animo, nel frattempo la cittadina viene scossa da un’ordinanza che obbliga tutti ad essere più bassi del re e le persone incominciano a camminare tutte inchinate verso il suolo. Gli eventi incalzano: Johnny rimane solo, ma i semi gli permettono di parlare agli animali che sono i primi amici veri che incontra e che lo accolgono calorosamente tra di loro come in una familgia, poi il figlio del re, il principe Margarina viene rapito, e poi la regina gentile regala una sciarpa a Johnny che parte nell’impresa di salvare il principe e poi… e poi…

Vi dico solo che gli appunti di Twain si fermano davanti ad una grotta difesa da due draghi, che i giganti si rivelano molto poco spaventosi e assai realisti e che Margarina con la sua pomposità se ne andrà in groppa ad una tigre… molto furba.

Le voci di Mark Twain e di Philip Stead si intrecciano inevitabilmente, donando alla scrittura un andamento a tratti molto brillante e moderno, ma nello stesso tempo armonioso senza che si sia una lotta a prevalere sull’altro. La storia è ben raccontata e le lacune – se presenti – vengono risolte perfettamente, così che ai lettori rimane solo l’incanto di una fiaba avventurosa, ricca di colpi di scena e… profondamente gentile. La gentilezza di Amos Perbacco e di molti dei personaggi della coppia americana si riflette con un’impronta commovente in molti dei personaggi della storia. La narrazione, pur mantenendo a tratti il tono irriverente e criticamente prepotente con cui spesso Twain descrive i potenti, lascia spazio ad una rivoluzione dei piccoli e degli emarginati che marcia sotto il vessillo della timidezza e della gentilezza.

«“Va benissimo essere timidi”, gli disse Susy [la puzzola] a bassa voce, per non metterlo in imbarazzo. “Basteranno anche solo poche parole”. Johnny prese un bel respiro per calmarsi. Poi aprì la bocca e trovò le parole che potrebbero salvare l’umanità da tutti i suoi guai, se solo l’umanità le pronunciasse di tanto in tanto, pensandole davvero. Disse: “Sono felice di essere qui”».

Erin Stead fa davvero un capolavoro. Le sue doti nel tratteggiare la delicatezza, la cura e la gentilezza degli animali è nota; in questo testo spiccano le sue capacità ritrattistiche nel cogliere le sfumature di espressione anche umana (andate a cercare l’uomo barbuto così descritto: «sorrise così come sorridono alcune persone dopo aver ottenuto qualcosa a spese di qualcun altro»). Con facilità, che non mi aspettavo, l’illustratrice riesce ad attribuire visivamente la boriosità e la vanagloria ai personaggi che ne ne sono affetti con ironia, le tavole sono ariose, il bianco non spaventa e i colori stesi tenuamente con diverse tecniche rendono perfettamente magico una racconto meraviglioso.

Una fiaba da raccontare ai bambini, a tutti i bambini, questo Natale, come ogni giorno, una fiaba magica e avventurosa come la vita, dove la semplicità dei bambini e la gentilezza degli animi puri trasforma il mondo.

Perfetto dai 6 anni in lettura condivisa e dagli 8 in lettura autonoma.

Il rapimento del principe Margarina
Mark TwainPhilip SteadErin Stead – Giordano Aterini (traduttore)

160 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 20,00 €
ISBN: 9788845294655

Bompiani editore
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