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29 ottobre 2018

Scelgo questa qui. Sa di melo

Si potrebbe essere tentati di ritenere Il sentiero, ultima fatica di Marianne Dubuc, un libro metaforico sulla vita, ma credo che, in questo caso, si tradirebbe l’esperienza reale che anche i bambini fanno dell’esistenza.

Non c’è dolore, non c’è rabbia, non c’è contrasto…L’autrice canadese infatti innerva questa narrazione del solito ottimismo che caratterizza tutte le sue storie, ma a dispetto della libertà lieve e giocosa delle sue narrazioni, Il sentiero è maggiormente improntato all’ideale. Una storia, insomma, che ha qualcosa di preciso da dire.

Da subito, fin dal titolo, capiamo che il sentiero è utilizzato come metafora, una metafora che però nello svolgersi della narrazione si rivela come augurale, ovvero una immagine su cosa è bello fare, affinché la vita sia ricca e non tanto su come sia la vita, nella realtà. 

«La signora Tasso è molto vecchia. Ha visto tante cose. Ne ha qualcuna in cucina. Pezzo di maiolica. Sasso molto tondo. Sabbia marina. Nido abbandonato di usignolo».

La signora Tasso, dunque, è una raccoglitrice di schegge di bellezza dimenticata, raccoglie e salva frammenti di una bellezza sconosciuta ai più, sconosciuta a chi non si regala il tempo di guardarsi intorno. La strada è segnata.

«Ogni domenica, si avvia lungo il sentiero in fondo al giardino e cammina fino in cima».

Come potete immaginare la strada di montagna è faticosa, ma la tenacia della vecchietta è costante e non tradisce. Come nella vita, lungo il percorso si fanno tante cose, la signora Tasso, ad esempio, raccoglie i funghi per il suo amico volpe e se trova qualcuno in difficoltà lo aiuta…

«Ogni domenica è così».

Poi un giorno nel fare le solite cose, lungo il solito cammino, ecco che la strada della signora Tasso si incrocia con quella di una scoraggiata gattina che vorrebbe salire sulla cima del Pan di Zucchero, ma non crede di esserne capace. 

«“Sono troppo piccolo” Con lei niente è impossibile. “Io avevo la tua età quando ci sono salita la prima volta”. Ma succede che non le si creda».

Poi Lulù accetta di provare e segue la signora Tasso. La strada è nota, la signora Tasso la conosce a menadito ed è una gioia per lei poterla raccontare. Ad ogni curva c’è un amico, ad ogni svolta l’occasione di imparare qualcosa di nuovo: ad essere d’aiuto, ad osservare, ad annusare, a riposare, a mantenere alto il morale, a rifiatare.

«“Che sentiero prendiamo?” La signora Tasso sa che la vita è fatta di decisioni. “Scelgo questa qui. Sa di melo” E che basta ascoltare il cuore».

Tra meli, campi di erba folta e gialla, tra laghetti e rocce scoscese raggiungono la cima.

«“Non è magnifico?” Lulù non dice niente».

E così accade settimana, dopo settimana. La strada appartiene sempre più alla gattina, la signora Tasso continua a regalarle tutto ciò che ha imparato dalle sue ascese, ma Lulù impara ad appropriarsi di nuovi dettagli, tutti suoi.

Fino a che la signora Tasso non ha più le forze per accompagnare Lulù

«“Ti aspetterò qui. Al mio ritorno mi racconterai tutto”».

Settimana dopo settimana, il sentiero dona a Lulù nuovi tesori. 

«Poco a poco la montagna della signora Tasso diventa la montagna di Lulù».

E da quel momento, il sentiero potrà essere donato a qualcun altro.

Ho un po’ accusato l’esplicita scelta di trattare alcuni dei temi recentemente più in voga (la resilienza, la sensazione di non farcela, l’altruismo…) con l’evidente desiderio di ammiccare all’adulto, tuttavia il tono solare dell’autrice alleggerisce il contenuto didascalico e intreccia anche fili interessanti come il vantaggio di avere una guida (tema celebre, ma ultimamente abbastanza dimenticato), la necessità di fidarsi di qualcuno e di fare delle scelte, il sentirsi piccoli quando ci si crede grandi… Il tutto declinato con quella freschezza tipica del tratto dell’autrice canadese che rende godibili anche le scene più leziose (il gattino che raccoglie il pulcino caduto dal nido ad esempio). I disegni sono piacevolissimi anche se meno dispersivi del solito: il filo narrativo e illustrativo è unico. 

Un bel libro per mostrare come la vita possa essere bella, quando è donata a qualcun altro. Una riflessione idealizzata, ma non scontata che potrà essere un interessante spunto di riflessione a patto di non ridurla a “un libro sui nonni”, “un libro per far vedere che ce la fanno anche i più piccoli”…

Il sentiero
Marianne Dubuc – Paolo Cesari (traduttore)

76 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 17,50 €
ISBN: 9788899064907

Orecchio acerbo editore

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