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23 febbraio 2015

Losche vicende nel bosco più bello del mondo (io un pensierino sull’appartamento con la porticina rosa e il gufo me lo farei…).

Whooo are you? who who who who … who are you? who who who who I really want to know…

Sì, lo ammetto, io sono una fan di CSI. Non so se dipenda dal fatto che il mio nonno Gildo era poliziotto e che alcuni dei ricordi più affettuosi che ho di lui mi vedono posizionata accanto a lui su un divano a vedere Hunter e McCall (tra l’altro avevo una cotta per Hunter, che è identico a mio padre!), ma quando CSI approdò in Italia nel 2001 io, i miei genitori e i miei fratelli diventammo subito appassionati.

Con il tempo e gli spin-off ci siamo adattati, preferendo alcune serie piuttosto che altre, ma tuttora, all’alba della quindicesima stagione, non riesco (la mia famiglia onestamente non so) a perdermi un cadavere. Per questo vi stupirò solo fino ad un certo punto, quando vi dirò di aver trovato la versione albo illustrato di CSI: The great paper caper di Oliver Jeffers.

Questa la scena del delitto: in una foresta meravigliosa con case sotterranee sotto le radici, a cui si accede, attraverso i tronchi, da memorabili porte color pastello con pomelli e scale, iniziano a sparire rami. La situazione è grave e la comunità si mobilita. Dopo una fase iniziale di accuse vicendevoli e pronte giustificazioni, la situazione degenera all’improvviso quando il ramo “preferito” di gufo scompare con esiti davvero esilaranti. A questo punto la zona del delitto viene delimitata e gli animali si spartiscono i ruoli «I’ll be the detective and you can  be the judge» … «Why not him?» «I’m the prosecutor, that’s why» mailino dixit. Il castoro-detective scatta foto, prende appunti, osserva con l’immancabile lente di ingrandimento, «But no matter how hard they investigated, no clues could be found». Fino a che, come succede in CSI, la scientifica offre il dettaglio della svolta e grazie al “luminol” – no scherzo, ma sarebbe stato perfetto – , grazie alla scansione di un’impronta parziale, «they had found their culprit». L’orso viene trascinato in Centrale, interrogato e schedato e poi, con una celerità invidiabile, giudicato (qui forse c’è un po’ di Law and Order, ma non mi sono mai appassionata…) e condannato a ripiantare gli alberi abbattuti.

La capacità narrativa di Oliver Jeffers è incredibile e il talento di riuscire e rendere esilaranti le tavole innato: il “colpevole” è palesemente evidente da subito, sotto gli occhi di tutti e questo, come ogni appassionato di polizieschi sa, rende il tutto assai coinvolgente. Gli spettatori più svegli mangiano la foglia dopo poche pagine e lottano contro la cecità dei personaggi coinvolti che evidentemente non vedono l’ovvio. L’orso che taglia, trascina tronchi, sparge fogli bianchi, lancia aereoplanini è onnipresente, sullo fondo ma anche in primo piano, e prosegue per la sua storia con testardaggine ignorando il caos creato nel boschetto: l’orso si sta allenando per la 112esima competizione di aereoplanini di carta, vinta con grande studio e fatica dagli antenati del nostro eroe, che deve perpetuare questa tradizione familiare. Saranno il tribunale e il giudizo finale a rendere unico il gruppo prima diviso, sarà un aereoplanino speciale: «they put them all together and make a new one [paper planes]».

La storia è spassosa, l’uso dei dialoghi muti illustrati strappa regolarmente le risate di Saverio, così come l’assurdità di alcune situazioni (l’atterraggio del gufo sul ramo immaginato, la torre vivente a mo’ di musicanti di Brema nel box o il Teddybear nella stanza dei riconoscimenti). Altre immagini invece sono semplicemente grandiose, così come le immagina-desidera un bambino: parliamo dell’aereoplanino vincente e della macchina tritura-alberi. Oliver ci ha abituati alle linee nette tra bianchi e colori inaspettati (fuxia, verdi acidi, rossi…), e ai collage talmente ben acclimatati nelle tavole che appena si notano. Solo il bosco sfuma leggermente queste linee di demarcazione (un bosco memorabile, per la cronaca) che sono narrative, a pieno titolo. Le tavole seguono la narrazione sottolineando con riquadri e baloon le sequenze narrative. Bellissimo il font e amatissima la calligrafia di Oliver, che mostra pienamente la sua passione per la grafica.

L’ennesimo esempio di genialità e compiutezza di Oliver Jeffers: mai scontato, mai banale, sempre divertente e mai ripetitivo. Successo a pieni voti presso il pargolo, dunque cosa manca a questo libro per l’edizione italiana?!

Non sto a dirvi che il testo è elementare e che val la pena procurarselo anche in inglese 😉

The great paper caper
Oliver Jeffers 

40 pagine
Anno: 2008

Prezzo: 12,05 €
ISBN: 9780007182299

Haper Collins Children’s Books editore
Anobii

Comments

  1. Che bei disegni! Ma è meraviglioso!
    Devi smetterla di segnalare tutti questi libri fantastici. E io come faccio adesso?
    Ora che mi hai messo la pulce nell’ orecchio però ci faccio un pensierino sul procurarmelo in lingua originale, cosa a cui non sono avvezza, ma… Uno può sempre iniziare.
    Grazie per le tue recensioni sempre impeccabili, appassionate e divertenti.

    • Grazie Suster! Sì, si può iniziare anche perché al contrario si rischia di perdersi dei gioielli!

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