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25 marzo 2016

Sonja Danowski: L’inizio #LOOK

Sonja Danowski

Sonja Danowski

Oggi siamo molto onorati di ospitare Sonja Danowski, un’illustratrice berlinese che dice di disegnare per preservare la memoria dell’uomo. L’incontro con il suo testo L’inizio è stata una folgorazione e tra poco avremmo modo di riparlare di lei, perché ha appena finito di illustrare un nuovo libro che è uno spettacolo: La casa di paglia, opera del famoso autore cinese Cao Wenxuan (la Cina ci sta molto a cuore perché da lì arriverà il nostro secondo figlio!). La ringraziamo per le tante parole che ci ha dedicato: andate a vedere i suoi lavori esposti a Bologna!

Cosa significa per te disegnare?

Quando disegno non mi sento mai sola. Anche se sono sola nello spazio in cui lavoro, ci si sente come se si stesse avendo una conversazione importante. I miei pensieri e la mia mente inconscia inviano impulsi e guidano la mia mano affinché le matite e pennelli ricreino sulla carta la scena immaginata. Spesso si tratta di un processo molto lungo, ma quando si tratta di disegnare per un albo illustrato sono davvero persistente. Succede così che, avanzando nel corso di una giornata di lavoro, di solito mi senta sempre meglio, ma poi nel profondo della notte sento il dolore della separazione dal mio disegno incompiuto. In questo modo trascorrono settimane e mesi. La coscienza che, con un po’ di fortuna, le mie storie arriveranno nelle camere dei bambini in tutto il mondo mi incoraggia a continuare con pazienza sul disegno. Non posso essere presente di persona, ma una grande parte dei miei sentimenti sono memorizzati nelle tavole di ogni mio libro.

In che modo lavori?

La maggior parte delle idee nascono mentre creo e provo. Il risultato finale è una cosa che non avrei mai potuto pianificare all’inizio; ogni immagine mi dà le istruzioni per il passo successivo. Comincio con un disegno a matita per posizionare gli elementi dell’immagine, più tardi inchiostro e acquerello definiscono la luce e il colore. Se la storia la scrivo io, l’intero processo creativo è intuitivo e sorprendente. Mi piace molto questo modo di lavorare ed è bello avere piena libertà di scegliere il tema. Nel mio ultimo libro che uscirà tra qualche mese ho combinato alcuni temi piacevoli: i bambini, gli animali e la musica. È comunque anche gratificante potersi dedicare a temi difficili e collaborare con altri autori. L’inizio è stata la prima storia che è stata affidata alle mie cure da un editore. È stato nel 2011. Sono stato subito colpita dalle parole Paula Carballeira e dal modo intenso e purista della sua scrittura. Il tema della guerra mi lascia senza parole, ma in quel caso ho sentito che il messaggio di speranza della storia di Paula Carballeira doveva diventare un libro illustrato. Le sue frasi mi hanno dato indicazioni chiare e mi hanno ispirato per dipingere le immagini. Nel 2014 ho illustrato invece una storia scritta da Fang Suzhen, taiwanese, e recentemente un romanzo scritto dal famoso scrittore cinese Cao Wenxuan. Queste storie nascono nell’ambiente culturale asiatico e mi hanno portato, senza muovermi, in luoghi immaginari che non ho mai visitato grazie all’incontro con testi affascinanti.

Che cosa ti piace del tuo lavoro?

Amo l’internazionalità del mercato del libro illustrato e la possibilità di connettersi ad altre culture. Mi piace anche la possibilità di prendere le decisioni per me stessa. Amo il mio spazio di lavoro, calmo e luminoso, che è anche casa mia. Amo lo stato d’animo idealista che è necessario a chi fa gli albi illustrati. Amo poter rinviare a luoghi fittizi e creare nuovi personaggi. Amo il pubblico composto da bambini e amanti dei libri. Mi piace che nel campo dell’illustrazione ci siano molte persone affascinanti.

Esiste, secondo te, qualcosa di comune a tutto il lavoro degli illustratori tedeschi?

A prima vista non riesco a vedere alcuna somiglianza generale. Come in Italia, anche nel panorama dell’illustrazione tedesca vi è una vasta gamma di stili e tecniche. Ma ciò che unifica tutti gli illustratori, a prescindere dal Paese di provenienza, è un necessario entusiasmo, una vivida immaginazione e la sensibilità a cui attingere. Queste caratteristiche contraddistinguono anche coloro che fanno tesoro di libri illustrati e scrivono su di essi.

Grazie mille per la tua dedizione alla illustrazione, cara Maria.

Ricordare significa riportare alla memoria un fatto perché questo viva, cambi e incida sul presente di ciascuno. Ricordare la Shoah per me significa guardare al dramma e al dolore di allora ricordandoci di essere uomini, oggi. Oggi siamo di fronte alla stessa violenza che piaga da anni una Siria sofferente, dove le storie di bambini, donne e uomini coraggiosi e meno coraggiosi, fortunati e meno fortunati, ma comunque perseguitati non sono ancora state raccontate. Questo è uno ma i drammi sono dappertutto e quasi non li si riesce ad elencare e non parlo solo di guerre civili, persecuzioni… parlo anche dei drammi che silenziosi percorrono la nostra quotidianità: il vicino di casa, il bisognoso per strada, la collega…

In un mondo che a guardarlo davvero riempie di terrore e di tristezza il lavoro di ieri come di oggi è rimanere attaccati alla speranza. Provvidenza la chiamano i cristiani.

Per questo il libro di oggi mi ha colpito fin dal titolo: L’inizio.

«Una volta ci fu una guerra.» così incomincia il libro di Paula Carballeira. Uno spazio grigio e marrone, fangoso e desolato e soprattutto deserto, ritratto finemente da Sonja Danowski, si apre sotto ai nostri occhi. «Quando la guerra finì eravamo senza casa. – Non importa – disse mia madre – abbiamo una macchina».

Tra gli scheletri dei palazzi, le macerie sulla strada e la plumbea pesantezza dell’atmosfera il volto della madre non sembra così sereno. «Poi i vestiti iniziarono a sciuparsi. – Meglio così – disse mio padre – ci sarà meno da lavare». Nella desolazione, i rottami, la sporcizia e i rifiuti sembra che il lume sia il fatto di essere insieme, l’essenziale diventa l’unica cosa che rimane in mano: «Non c’era più la luce elettrica, quindi i rumori della notte ci facevano molta più paura. Proprio per questo ci coricavamo vicini vicini». A tavole in cui vediamo la vita della piccola famiglia, si alternano tavole inanimate con spazi devastati, distrutti: come se a volte la bruttezza e la tristezza reclamassero il loro spazio, perché in fondo la guerra ti segna per la vita e non solo perché ti investe con il suo male, ma perché con essa riscopri il male che c’è anche in te.

Dov’è la mamma mentre il papà si asciuga al sole? Magari piange, respira forte e appoggia la testa all’erba.

«Un giorno, qualcuno si mise a giocare. Un altro giorno una bambina sconosciuta di mise a ridere». Sono i bambini ad essere contagiosi e l’onda di contagiosa letizia investe anche gli adulti, che per la prima volta sembrano vedersi, iniziano a riunirsi, iniziano a farsi compagnia.

«Eravamo vivi. Era come una festa. La festa dell’inizio di qualcos’altro».

Anche lo spazio sembra testimoniare di aver ripreso un po’ di tepore e di temperatura, i colori uniformi virano al giallo, i rossi sembrano più vivi, i verdi sono più intensi e anche i rosa degli incarnati sembrano aver preso colore. Le rovine rimangono, ma sugli alberi intravediamo delle gemme e gli uccelli sembrano giocare con i bambini.

I bambini, dicevo, sono l’onda, inconsapevole e sorridente, ma il vento all’origine del movimento sono i genitori, sono gli adulti che permettono con la loro certezza ferma di iniziare un nuovo tempo: lo fanno alla seconda tavola quando con quel “non importa” decidono di non lasciare che il male continui la sua opera di conquista. È una debole opposizione, forse traballante, ma che poggia su una speranza che pagina dopo pagina dà la vita a tutto ciò che c’è intorno e permette anche ai bambini di ritornare ad essere solo loro, bambini.

Le immagini realistiche e minuziose, i cieli bianchi e scuri illuminati sospendono la storia nell’indefinito e la rendono universale. Le tavole ferme come fotogrammi in fermo immagine – e in effetti le tavole sembrano foto invecchiate –  amplificano questo effetto, così il vento quando scompiglia i capelli e muove le figurine di carta è ancora più significativo, così come quel filo che si intravede appena tra le mani della madre all’inizio e che torna tra le dita dei bambini alla fine.

Ho parlato con questo libro triste a mio figlio di un tempo lontano e di un tempo vicino, per cui preghiamo ogni giorno.

L’inizio
Paula CarballeiraSonja Danowski – Nicoletta Nanni (traduttrice)

36 pagine
Anno: 2012

Prezzo: 14,00 €
ISBN: 9788895933399

Kalandraka editore
Anobii

Comments

  1. Sembra proprio molto bello…. sarà che mi piace moltissimo lo stile della Danowski.. (non capisco però se c’è molto o poco testo, e se c’è una storia…). Un ottimo modo per affrontare temi così difficili.., grazie.

  2. Il testo è pochissimo (una o due frasi lapidarie per doppia pagina, di norma). Io l’illustratrice non la conoscevo, invece!

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