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31 maggio 2013

Raffreddori, pile (nel senso del tessuto) ed ospedali (ma in nesso molto, molto, molto lontano!)

Dal momento esatto in cui ho detto che era arrivata la primavera, il gelo è calato su di noi. Peccato che io in quei tre giorni di sole, sull’onda dell’emozione, ho fatto il cambio di tutti gli armadi il che ha implicato che tutti i miei pigiami superpesanti e confortevoli siano stati sostituiti da leggiadri e ariosi pigiamini. A tutto ciò va aggiunta la testardaggine di sentirsi in primavera (comunque siamo a giugno domani!), così stamattina, per l’ennesima volta quest’anno, mi sono alzata superraffreddata, proprio con la gocciolina al naso… da qui l’idea di parlare di un libretto preso qualche mese fa, che proprio di ammalati racconta (come vedrete ricorre il pile di casa di Saverio che ci accompagna ancora in questi giorni…. comunque ha anche altri vestiti 🙂 )

Il libretto appartiene alla collana di Lisbet Slegers dedicata a Mattia o Lisa e in questa avventura Mattia va perfino a finire in ospedale. Il dramma della situazione comunque riesce ad essere affrontato da Liesbet Slegers nello stesso modo curioso, positivo e non mieloso che tanto mi piace: ogni esperienza fa parte della vita, sembra dire, non è il caso di scoraggiarsi, perché in fondo la vita è bella! Insomma forse ci ho ricamato un po’ su, però mi piace molto che la vicinanza della mamma e del papà, ma anche degli amici e dei giochi preferiti siano gli ancoraggi emotivi grazie ai quali tutto si può affrontare. In questa avventura ad esempio, anche se non si vedono, mamma e papà, ma anche nonni sono presentissimi, ma ci sono anche gli amici della scuola materna e l’orsacchiotto che condivide con Mattia non solo la caduta, ma anche bende e convalescenza.

Anche graficamente penso che il libretto sia pensato molto bene. I testi brevi e semplici spiccano su cornici monocromatiche in colori primari che si integrano con le immagini, come se fossero anche loro delle tavole illustrate. Le illustrazioni, incorniciate allo stesso modo, sono essenziali, in colori brillanti e spesso su sfondi monocromatici, sono di immediata comprensione, ma allo stesso tempo coinvolgenti a livello emotivo (vedere piangere Mattia all’ospedale stringe il cuore). L’aspetto però che mi piace di più di questa serie è la scelta del punto di vista del bambino: il racconto nasce dalla voce di Mattia che narra personalmente la vicenda della sua caduta rovinosa sull’unico sasso presente nel prato, ma anche le immagini sono pensate dal punto di vista del bambino e quindi sono focalizzate su quello che guarderebbe o vedrebbe Mattia (ad esempio del dottore si vede il busto con lo stetoscopio o spesso della mamma solo le gambe…). Inoltre, come dicevo prima, il dolore, la rabbia o il disagio non sono censurati e così il bambino capisce che sono sentimenti normali: Saverio, ad esempio, ha scelto personalmente il libro dallo scaffale della biblioteca e più volte, leggendolo, è riuscito ad empatizzare con Mattia, dispiacendosi per lui e addirittura arrivando a proporre paragoni con quello che ha provato lui (in uno dei tanti viaggi in Pronto Soccorso…).

Un bel libro e una bella collana, come testimoniano i corsi e i ricorsi in casa nostra: noi non ne abbiamo ancora nessuno, ma sono in wishlist!

Mattia va in ospedale

Liesbet Slegers
28 pagine
Anno: 2011

Prezzo: 10,95 €
ISBN: 9788862581356

Clavis editore
Anobii

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