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18 settembre 2015

Libri, leoni, biblioteche, sedie, lampade: calda accoglienza invernale.

Siete tornati a trovare la vostra biblioteca dopo le vacanze?

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Quando si entra in una biblioteca d’inverno, la mattina presto o il pomeriggio tardi io mi sento accolta: ci sono il tepore, il silenzio, le luci di chi studia, le coste colorate che ti scrutano dagli scaffali. Sia che sia una biblioteca o un archivio storico con gli scaffali di legno antico, gli stucchi, i quadri e gli affreschi, con le sedie di pelle chiodata e i pavimenti scricchiolanti, con le teche dai vetri opachi e i pannelli di legno che nascondono tesori… sia che sia una moderna sala con le sedie imbottite di nylon, i libri nascosti e le luci al neon io mi sento accolta. Certo molte volte mi capita di fare esperienze tipo Harry Potter (e senza andare in Inghilterra!) e amo ancora di più le biblioteche, ma sempre e comunque io mi sento in compagnia dei libri e mi affeziono ai luoghi che li custodiscono. I bibliotecari certo fanno la loro parte e la signora Brontolini, a dispetto del nome, insegna, ma è anche una questione di pavimenti, scaffali, materiali, odori, rumori. Per questo non ho dubbi che oltre alla riconoscenza per i due bibliotecari della dedica, all’origine di questo libro ci sia un altro leone. Quando si frequenta con regolarità un luogo, le persone e anche gli oggetti diventano familiari: io, ad esempio, mentre scrivevo la mia tesi di dottorato, mi ero innamorata della “mia” lampada dorata a braccio lungo che si accendeva girando l’interruttore, e se avessi avuto la capacità di raccontare una storia avrei raccontato la sua.

L’impressione che desta lo sfogliare Un leone in biblioteca di Michelle Knudsen è proprio la medesima. Chi conosce e frequenta qualche biblioteca riconosce i personaggi, gli spazi, gli oggetti, i riti per chi non ne conosce potrebbe essere l’invito in un mondo di cui innamorarsi. Ma la storia è molto di più, perché troviamo il coraggio, lo slancio di chi affronta la vita con genuina irruenza, l’animo grande che vince sulle meschinità, e le meschinità che possono riscattarsi, le regole che rendono tutto bello, ma anche l’infrazione della regola che a volte non è un colpa, con grande conforto per i bambini timidi.

Ma come?! Tutto in una biblioteca?! Uno di quei posti barbosi?! Eh già.

Un giorno infatti si presenta in una biblioteca un leone: annusa gli schedari, tocca i libri e, basta!, si innamora, così decide di fermarsi a sentire le storie nell’angolo di lettura per i bambini.

Come sempre i bambini, che vedono molto più profondamente di noi, non fanno un plissé, si preoccupano solo di comunicargli che l’ora delle storie è una e si ripete tutti i giorni. I grandi invece sono preoccupati da mille cose: starà zitto? sporcherà? e principalmente: non è che mi mangerà?? La lettrice allarmata mi fa morire!!

Tra i grandi, la bibliotecaria Brontolini riesce però a superare i pregiudizi vedendo nel leone solo un suo lettore un po’ strano, ma che, se educato, sarà il benvenuto: l’amicizia è già dietro le porte. Così il leone diventa uno dei frequentatori più assidui ed educati che la signora Brontolini abbia mai conosciuto fino al giorno in cui la sua amica bibliotecaria cade e si fa male: il leone solitamente silenzioso e felpato in ogni suo passo non può fare altro che ruggire come mai aveva fatto, infrangendo di fatto le regole e esiliandosi fuori dall’amata biblioteca.

Vorrei fermarmi perché il punto non è solo infrangere le regole: quando si ama, quando si tiene a qualcosa lo slancio deve essere così, è segno di un uomo vivo, di un uomo che non vive stiticamente, come fa invece il signor Magretti. Il leone è rumoroso, ma vivo.

Tutto ritorna al proprio posto, ma il nostro amico leone è scomparso lasciando un vuoto nel cuore degli amici, il silenzio è ristabilito, i libri sono al loro posto eppure niente è più come prima. È l’occasione per l’umanamente stitico signor Magretti di riscattarsi, il bibliotecario infatti si mette alla ricerca del leone («Mamma, ma perché mai lo cerca nelle casette degli alberi?» «Ottima domanda….mmm»), regalandoci un finale che molti potrebbero definire scontato, ma che non lo è, a mio parere.

I disegni di Kevin Hawkes sono fatti apposta: la scelta di una linea non netta e marroncina, gli sfondi acquarellati a colori tenui e con i confini in dissolvimento ricreano l’atmosfera ovattata della biblioteca. Le espressioni dei bambini, dei grandi e del leone sono realistiche e sembra quasi di sentire gli «OHHH» di stupore. Inoltre non mi stupirei se l’illustratore avesse in casa un leone o un cane: il peso del corpo e gli atteggiamenti del leone infatti mi hanno molto ricordato il mio cane quando si accascia a riposare o si pavoneggia per richiamare l’attenzione. Ponderosi.

Sulla stessa linea l’organizzazione del testo: marroncino, in carattere chiaro ed elegante, a volte incorniciato in una greca di tonalità simile che richiama l’eleganza del luogo che descrive.

Il testo si presta inoltre alla lettura ad alta voce in modo magnifico: si possono fare le voci, i rumori, i versi, il volume varia di continuo e si possono lanciare occhiate di ogni tipo… Saverio è calamitato, in questo periodo lo leggiamo di continuo!

Un’ottima occasione per far incuriosire i bambini sulle biblioteche, ma anche per dire a un bambino timido che il mondo non cadrà se per caso qualcosa va storto, o magari a un bambino irruente, come Saverio, che si può essere un leone ma essere molto silenziosi e che avere un gran cuore torna sempre utile quando c’è da fare un ruggito fortissimo!

P.S. vorrei dedicarvi la prima foto del post: perché in viaggio di nozze, mio marito mi ha portato a visitare la New York Public Library! Mi conosce.

Un leone in biblioteca
44 pagine
Anno: 2007

Prezzo: 14,90 €
ISBN: 9788882038366

Nord-Sud editore
Anobii

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