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13 gennaio 2017

L'(amato) inverno cinese

La Cina è il Paese più popoloso al mondo, eppure si sa davvero poco delle vite di quel miliardo di persone. Il cinese è la lingua più parlata al mondo, eppure al di fuori della Cina quante sono le persone capaci di comprendere questa lingua? La Cina ha una storia millenaria ricchissima di tradizioni, simboli, scoperte eppure i suoi abitanti mostrano un certo pudore a raccontarla. Per lo più a parlarci di Cina sono stranieri che si sono innamorati di questo Paese e cercano di riportare riflessi del bagliore abbagliante degli ori e dei rossi cinesi. La letteratura per l’infanzia non fa eccezione. In parte forse ancora legata a canoni estetici e didattici ormai superati è difficile trovare albi illustrati che abbiano voglia di raccontare qualcosa della Cina o semplicemente una bella storia. La produzione estera giunge, con mio grande stupore, in modo deciso a irrorare l’orizzonte della proposta al pubblico cinese, ma gli autori e gli illustratori indigeni latitano, anche se, in verità, il mio giudizio è parziale e legato prevalentemente all’impressione visiva (non conosco la lingua cinese!). Alle ultime 2 edizioni della Fiera di Bologna ho però monitorato con attenzione la proposta editoriale cinese e durante il nostro viaggio a Pechino ho fatto delle belle scoperte.

Il primo libro di cui vi parlo lo avevo “puntato” a Bologna, appunto: introvabile in Italia, impossibile da trovare online, ho faticato a trovarlo anche all’ombra della grande muraglia. Il titolo suona come La nonna che non riusciva a prendere sonno. In campagna in una casa tradizionale come se ne vedono moltissime appena fuori dai grandi centri urbanizzati, un vecchietta cerca di prender sonno, sotto le coltri pesanti, nel freddo grigio dell’inverno cinese. Le caprette (il corrispondente delle nostre pecorelle) si avvicendano tra i pensieri della vecchina: uno, due, tre, quattro… trentanove …finché il pensiero dei crisantemi lasciati al freddo pungente la costringe a coprirsi con un cappotto e a uscire per salvarli dal freddo. Uno, due, tre, quattro… venti… questa volta è lo scricchiolio della porta a fare alzare la vecchietta. Poi è la brocca, la stufa, il cane al freddo…le caprette pascolano per l’intera stanza, ma il cuscino, il fuoco, l’albero di cachi chiamano la vecchietta fuori dal letto. Infine è la luna e la calma ferma e quieta della notte a voler regalare alla vecchia donna stanca un momento perfetto: il riposante sonno degli altri. Tra la nebbia e il freddo pungente la piccola finestra illuminata dalla luna non è mai stata così accogliente: il gatto veglia sulle scale di legno, il bollire sbuffa, i carboni ardenti frigolano. “Cosa fai ancora sveglia?” Si chiede il vecchio marito, rientrato con la lampada ad olio stretta nella mano. Ora tutto è al proprio posto e la vecchina non si intrattiene in compagnia di nessuna capretta, può dormire, finalmente.

La forza di questa storia semplice è lo squarcio reale ed intimo di una vita. Attraverso le piccole preoccupazioni che si alternano sapientemente al conto delle capre che ritma l’andamento della storia, entriamo discretamente nella quotidianità di questa donna fatta di paglia, fiori amati, boccali di latta, corde di iuta, scarpe imbottite, mobili in legno e ceste di vimini, lampade ad olio e pesanti vestiti di cotone (ma coì eleganti!). Sono gli affetti a tener desta la vecchietta che si placa solo quando anche l’amato consorte giunge nella notte, dopo chissà quali fatiche. La luce di chi veglia è la luce calda di chi aspetta qualcuno e gode del lusso di scorci unici come quello di un paese che dorme. La storia scevra da ogni esplicito insegnamento offre ai suoi lettori l’abbraccio familiare e accogliente di uno sguardo sereno e di gesti sicuri e amorevoli, ritratti con attenzione e minuzia. La descrizione dello spazio è finemente descritta e nello stesso tempo resa impalpabile dagli acquerelli. I freddi grigi come è grigio l’inverno cinese e il giallo aranciato del fuoco amplificano l’effetto ospitale della piccola casa nella campagna.

Ho trovato questo libro delizioso, anzi bello e caldo e amorevole. Perfetto nel raccontare una scheggia dell’umanità di un grande popolo che nell’umiltà e nella discrezione ha posto la sua forza.

 

 

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