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11 febbraio 2015

LIA: arte.

Preparare l’incontro sull’arte è stato faticosissimo – forse la soluzione sarebbe non preparare gli incontri 😀 – perché insomma diciamocelo “arte” è un’etichetta vastissima e l’applicazione all’albo illustrato rischia sempre di lasciare fuori qualcosa, ma, siccome su certe cose sono certosina fino allo sfinimento, mi sono immersa in un bagno di albi e sono arrivata all’incontro armata di uno schema numerato che avrebbe dovuto suonare così.

Il punto di partenza doveva essere questo: cosa significa arte? L’arte in sé raccoglie numerose discipline che vanno dalla poesia, alla scultura, alla fotografia, alla scrittura, alla pittura, all’architettura, al design… Inoltre se parliamo di arte parliamo di produrre arte o di storia dell’arte? Gli albi illustrati mi sembra rispondano in questo modo: innanzitutto per arte, tendenzialmente si intende pittura, tutto il resto viene un po’ dimenticato. E infine, perché parlare di arte ad un bambino? Che cosa si aspetta? Che bene trae un bambino dal rapporto con l’arte?

Guardando bene la produzione editoriale italiana si distinguono due strade di pensiero:

1A) i libri del “fare l’arte” attiva, che per lo più coincide con il dipingere o al massimo con il collage. Tra questi possiamo trovare albi molto belli come il più “tecnico” Cahier de peinture pour apprendre les couleurs o Colori e Un libro di Tullet o Piccolo blu e piccolo giallo. Sono albi del fare e dell’immaginare MA sono limitanti se si parla d’arte, perché in fondo tagliano fuori molto, forse troppo.

1B) Ci sono poi gli albi dell’arte passiva. Della serie “ti insegno a disegnare qualcosa” o peggio ancora ti insegno a colorare… Possiamo pensare a 20 modi per disegnare un albero e altri 44 elementi naturali di Eloise Reneuf o Disegnare con Pablo Picasso di Salvador Cavenaghi. Ultimamente sono poi usciti bellissimi albi da colorare per adulti o comunque con soggetti colti. Tutto questo desta in me perplessità: MA perché mai dovrei voler disegnare i quadri di Pablo Picasso pezzo per pezzo?

Il secondo grande filone sull’arte riguarda la storia dell’arte che anche questa volta, ça va sans dire, coincide con la storia della pittura.

2A) Ci sono i libri che utilizzano i quadri come se fossero illustrazioni. Penso a La cameretta di Van Gogh, a Rimanere, a Chagall la vita è un sogno. Tuttavia mi sono chiesta: per quale fine? Per un bambino le illustrazioni di Beatrice Alemagna e quelle di Van Gogh sono poi così differenti? Senza poi aggiungere l’uso “artistico” dei font di accompagnamento, che sembra una costante: perché mai si deve cambiare dimensione, colore e disposizione delle parole che si contorcono in improbabili riccioli violetti. MMMM

2B) C’è poi il filone degli artisti come personaggi. Il paradosso è che spesso perdendosi a parlare dell’artista poi non si intravede neanche un’opera (in Giotto sarà pittore non c’è neppure un’opera di Giotto…). MMMMMMM

2C) Infine c’è tutta la produzione didattica che mira ad insegnare un codice di lettura della pittura: Capolavori a colpo d’occhio, La natività di Filippo Lippi. Raccontano gli angeli in coro etc. etc. etc. A parte la grafica e la qualità fotografica non sempre ottimali: davvero un bambino vuol sentirsi spiegare il quadro passo passo?

Come potete immaginare la mia platea dopo questa prosopopea già rumoreggiava, ma nel mio infinito ragionamento c’era anche una pars construens: perché non parliamo di educazione visiva? Perché per godersi l’arte non lavoriamo sugli originali? Io e Saverio giochiamo spesso con i cataloghi delle mostre: sgraniamo gli occhi davanti ai meravigliosi animali e dinosauri di Charley Harper, Bird di Zuckerman  è stata l’occasione per noi di usare le dita e la tempera per riprodurre coloratissime Are africane, e minuscoli pezzettini di carta bianca e nera per ritrarre una civetta delle nevi. Ci piacciono i fari di Hopper e i colori di Matisse.

Ecco insomma avevo già parlato per un’ora, ma certamente non avevo esaurito l’argomento perché ognuna ha portato il suo contributo inaspettato, originale e arricchente.

Silvia e Lorella hanno ripreso il valore del particolare. Silvia ha parlato di Piccolo museo di Babalibri come della possibilità di abbinare un pensiero ad un elemento isolato. Lorella che cambia sempre le carte in tavola, ha portato Il viaggio di Liù: il nonno chiede alla nipote di raccontarle il viaggio e le mette un foglio bianco davanti, «questa è l’arte». Marina ha tirato fuori dalla sua borsa Che cos’è un bambino di Beatrice Alemagna, concordava con la “mia” proposta di educazione visiva, ampliata nella possibilità di fare esperienza dell’arte: l’esperienza di pittura di Giotto è lontana da un bambino, ma l’arte contemporanea è una grande opportunità, i cataloghi delle mostre di Mirò un albo con cui divertirsi fin dai 3 anni. Il discorso si è acceso con Virginia: «così non si rischia che l’esperienza dell’arte diventi elitaria?». «L’arte crea imbarazzo» ha incalzato la nostra ospite di Corraini «i genitori hanno paura di non capire! L’arte è un’educazione familiare che no ha necessità di essere spiegata». «Comunque l’arte è l’espressione di un’idea, di questo dobbiamo preoccuparci! Si può esprimere in qualsiasi modo non solo disegnando» ha ripreso la nostra foodblogger preferita, sfoderando Il punto di Reynolds. Marina ha continuato mostrandoci Colori di Tullet: «basta questo! Tutto parte da qui». Un po’ in ritardo, ma con i cioccolatini, Chiara ci ha parlato del cannibalismo e del copiare come appropriazione delle cose e dell’arte. Silvia ha tirato fuori un albo della serie Pippo dei Topipittori e la discussione si è persa dietro mille pareri: l’opera d’arte è intoccabile? Copiare o non copiare? Poi naturalmente con naturalezza ecco due albi meravigliosi in cui perdersi tra canali e viste di chiese… Marina, sul finale, ha estratto anche due volumi della collana di Mano Felice di Sanna: riccioli di vento che hanno stregato Virginia.

E ancora non vi ho detto dei cieli verdi di Chagall che sono stati valutati insufficienti, della maestra che pensava che Tommaso avesse un fratello maggiore di nome Roy Lichtenstein, della gite tra le calli con un certo Paolo Canton, di Keri Smith, della cacca di Manzoni, degli albi “attacca e stacca” e ricrea (esattamente, mi raccomando!) il quadro di Matisse e anche, perché no, della presentazione di Alfredo…ma basta mi fermo qui.

Che ne dite? Incontro polemico, ma tra i più densi e interessanti.

E voi che ne pensate?

 

 

 

Comments

  1. Eh…cosa ne penso…Penso molto di quello che scrivi tu ed altro ancora. Penso che l’arte si deve guardare, guardare e guardare e poi fare, fare e fare. Senza mettere etichette, senza usarla per inorgoglire i grandi e per poi , diciamolo, annoiare i piccoli. L’arte é un atteggiamento di apertura verso il bello e verso il dentro. Difficile da far capire a parole, ma necessario per poter crescere..

    • Eh quindi siamo d’accordo 😀 Grazie!

  2. Il mio professore di fotografia all’Accademia di Belle Arti diceva che non importa se un’opera non è bella, l’importante è che ti colpisca, nel bene o nel male ma colpisca il tuo animo, allora quella è arte!
    Sono d’accordo che si tenda a pensare che solo la pittura sia arte, ma per me, è arte anche il modo di raccontare le storie di certi “Albi” che ti fanno sognare.

    • Grazie Angela, hai ragione il colpire è il punto!

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