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18 settembre 2013

Corvi travestiti, fringuelli che sono ciuffolotti e allevamenti di pappagalli.

Mio marito insieme a mio suocero, nonché mio vicino di casa (si può definire così chi abita sopra di te?), alleva pappagalli, coloratissimi e gracchianti volatili situati in un mega locale sotto il pavimento di casa nostra.

Io non amo i volatili, anzi prima di morosarmi con il mio futuro marito io non riuscivo a vederli gli uccelli. Lui naturalmente è un grande appassionato.

Avete in mente quei particolari insignificanti che il cervello registra ma che in fondo vengono relegati oltre il confine della percezione? Beh prima del 2005 non c’erano volatili oltre ai fastidiosi piccioni di piazza Duomo a Milano, ma sono bastati pochi mesi e ho iniziato a VEDERLI. Lo sapete che nei parchi ci sono i colombacci? E i merli? E le cornacchie grigie lungo la tangenziale? E basta uscire da Milano che lungo l’autostrada appaiono garzette, aironi grigi, falchetti, poiane e cicogne.. già già … e nulla vi dico della verde Brianza 😉

Vi dico solo che mio marito annota in una guida tutte le nuove razze che intravede nei nostri viaggi.

Potete capire allora perché l’ultima volta in biblioteca ho preso Corvo di Leo Timmers. Le illustrazioni plastiche che avevo intravisto in alcuni libriccini di piccole dimensioni non mi avevano molto persuaso – sono un po’ troppo rumorose per i miei gusti – ma sono certamente particolari e volevo, comunque, vederle accompagnare una storia. La vicenda è semplice: un gigante corvo nero come la pece non riesce a far amicizia con nessuno dei 3 piccoli uccellini, deliziosamente colorati e suoi vicini di casa, ed è molto triste. Pensa che ti ripensa giunge a questa conclusione «è il mio colore a tenerli lontani”» allora in men che non si dica eccolo armarsi di bidoncini di colore e riprodursi addosso le esatte sembianze dei piccoli vicini, ma niente: quelli fuggono ancora più allarmati. La disperazione e le lacrime lavano il corvo, riportandolo al piumaggio originale, ma ecco che inaspettatamente – e forse un po’ velocemente – giunge l’epilogo: i 3 piccolini si avvicinano per ringraziare il corvo per avere fatto scappare gli uccellacci. Uccellacci? Mi sono chiesta alla prima lettura. Amicizia è fatta e i 4 volano via tutti insieme, con il corvo che tiene il becco cucito sui suoi travestimenti. Perplessità.

Ho apprezzato molto di più le illustrazioni che, un po’ più grandi, rivelano le pennellate e l’uso della luce che dona una tridimensionalità inaspettata, le figure acquistano un peso, gli occhioni – soprattutto sui personaggi piccoli – mi sembrano ancora un po’ “urlati”, ma mi piace, mi piace soprattutto perché è unico. Davvero minuziosa l’attenzione nel riprodurre i piumaggi, anche se il fringuello è un ciuffolotto (dixit mio marito, che come vedete non si può proprio fregare!). Bella l’idea del costante sfondo bianco che contrasta con i colori accesi delle figure: le illustrazioni sono così predominanti e guidano lo svolgimento della storia.

Non mi ha convinto per niente il testo e la sua morale: si diventa amici per quale ragione? gli uccellini ignorano il corvo e invece si avvicinano quando lui risulta essere utile a qualcosa? tra amici si tiene la bocca chiusa? e poi perché scappano dal corvo quando ha esattamente il piumaggio come il loro? Gli uccellini sono davvero dei presuntuosetti.

Saverio lo ha definito triste: effettivamente il corvo piange ed è corrucciato nella maggior parte delle pagine. E credo che abbia perso dei passaggi nella narrazione: il salto in cui si chiede il destino degli «orribili uccellacci» non è chiarissimo e richiede l’astrazione di collegare il tutto ai tre travestimenti, delle pagine precedenti.

Rimango perplessa sul contenuto del testo e spero che l’amicizia sia qualcosa di diverso: qualcosa di più esaltante, dove uno possa essere sé stesso sempre anche se è nero e grosso.

L’età indicata è giusta: 4 anni.

Corvo

Leo Timmers
28 pagine
Anno: 2009

Prezzo: 12,50 €
ISBN: 9788862580915

Clavis editore
Anobii

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