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2 gennaio 2014

Vi presentiamo le famiglie pallini blu, pallini gialli e pallini viola, ovvero come gestire i pomeriggi nelle feste natalizie.

Per la prima volta da quando sono diventata “adulta” ho vinto un premio! Nei giorni appena antecedenti il Natale, infatti, ho partecipato ad un curioso giveaway organizzato da Milkbook in cui si chiedeva di reintitolare un classico di Leo LionniPiccolo blu e piccolo giallo, e il mio titolo Amici! ha vinto aggiudicandosi balocchi libreschi.

Così in questi giorni di sveglie tardive (evvai!), di caminetti, parenti, amici, letture sotto le coperte, film animati, cioccolate calde, tisane bollenti, ma anche parcheggi di Duplo, maratone di puzzle, infinite partite a calcio in corridoio, e sfide al memory di Planes (ma è possibile che ‘sti aeroplani siano tutti e dico TUTTI uguali? Io avevo appena memorizzato tutti i 18.000 protagonisti di Cars 2 e sono già obsoleta…), stavo pensando a come impiegare dei buffi aggeggi per colorare arrivati in un pacco dono e mi sono detta «perché non proprio Piccolo blu e piccolo giallo?».

Così in un freddo pomeriggio ci siamo messi all’opera. La vicenda è arcinota. Il piccolo pallino blu ha un amico del cuore, il pallino giallo, e fanno tutto insieme: giocano, vanno a scuola, si divertono… Ma non si tengono solo compagnia, si vogliono proprio bene, tanto che un giorno, dopo che si sono cercati per po’, dalla felicità di trovarsi si abbracciano forte e… ops!… si fondono e diventano un pallino verde. Incuranti della trasformazione che probabilmente nulla aveva mutato de loro legame continuano a giocare finché all’ora di ripresentarsi a casa i genitori non li/lo riconoscono: pensate allo scoramento! E così lacrime, lacrime, lacrime, fiumi di lacrime, cascate tali che i due piccoli pallini diventano loro stessi schegge di lacrime e i colori si scindono ricomponendosi nei due piccoli originali. Da allora grandi feste, perché anche i grandi capiscono che i legami con i “diversi” possono cambiare la natura, basta saperlo.

La storia non ha nulla di teorico o astratto e io non ho mai pensato che fosse concettuale: i pallini sono concreti e possono diventare personaggi, agli occhi dei bambini, esattamente come un orso parlante o un mostro zannuto… Questa è una storia di amicizia profonda tra due pallini. La stile illustrativo è semplificato al massimo: gli elementi sono creati con collage di carte monocromatiche dai bordi irregolari, i colori sono primari o secondari, lo sfondo è sempre bianco, le didascalie asciutte e quasi lapidarie. Queste caratteristiche ne fanno una storia elementare, ma non per questo banale.

Senza dubbio l’amicizia è un sentimento universale, tuttavia l’aspetto che l’autore ne sottolinea non è scontato ma essenziale: coinvolgersi con un altro tu mostra radicalmente la natura dell’io, senza che l’io si annulli, l’io anzi porta tutta la sua individualità e la mescola con l’altro.

Non trascurabile infine la possibilità di riflessione sui colori («mamma cosa farà giallo più viola?»), che ha divertito molto Saverio, e la riproducibilità dell’illustrazione tramite tecniche diverse: collage, pennelli, pennarelli, fino agli aggeggi a stick acrilici, nel nostro caso.

Noi avevamo tre colori e quindi la nostra storia si è intitolata Piccolo giallo, piccolo blu e piccolo viola. L’originale ci ha dato spunti per rielaborare i giochi dei tre amici: corse velocissime, giri sulle giostre al parco, saltelli buffi… i colori diversi ci hanno permesso di far nascere differenti mix di abbracci.

Due (o tre nel nostro caso) colorati piccoli protagonisti della levatura di grandi personaggi (Pippicalzelunghe, pulcetta Grassa, Peter coniglio iniziate a tremare!) che meritano gli onori del caso, anche perché oggetto di unanime approvazione (oltre a Saverio, milioni di bambini di tante generazioni): una trama profonda e l’occasione per parlare e “fare” intorno all’amicizia.

P.S. avete visto la citazione apparsa in Buon viaggio, piccolino? 🙂

Piccolo blu e piccolo giallo
48 pagine
Anno: 1999

Prezzo: 10,00 €
ISBN: 9788883620034

Babalibri editore

Anobii

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