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7 settembre 2018

Non basta un’isola, ci vuole un nonno

Ricordo, sorridendo, le vacanze che trascorrevo insieme con mia sorella dai nonni in campagna e dai nonni, gli altri, al mare. Erano tempi di libertà impensabile, desiderabile e forse inimmaginabile a casa. La nonna Maria ci permetteva di vestirci come volevamo, così la mattina sfoderavamo minigonne, pescate chissà dove, abiti sontuosi da principesse, o magliette di 5 taglie più grandi e ci precipitavamo sulle bici passando la mattina a rincorrerci, senza nessuna preoccupazione se non quella di non farsi raggiungere da Briciola, il cane. I nonni erano figure quasi trasparenti, nei miei ricordi: il tempo era nostro potevamo fare quello che volevamo, dentro il confine della corte della cascina. Esploravamo la soffitta, tra gridolini e brividi di paura, leggevamo per ore sdraiate sui materassini sul balcone, giocavamo con le bomboniere (mia nonna era napoletana!) sul tavolo in cucina, inventando storie che duravano una vacanza, assaporavamo le granite di caffè custodite freezer, passavamo il pomeriggio a guardare la televisione, spostando tutti i centrini di lana lavorati ad uncinetto che ingombravano il divano… Quando poi andavamo dai nonni droghieri al mare, non era raro che, appollaiata su uno sgabello davanti ai barattoli di caramelle sfuse, ne mangiassi per un pomeriggio intero.

Insomma i nonni hanno il privilegio di poter concedere ai propri nipoti una libertà serena come nessun altra persona al mondo. Sarà il tempo che ridimensiona la preoccupazione educativa, sarà il sano desiderio di godersi e conquistarsi il cuore dei propri nipoti, fatto sta che io dei miei nonni ho ricordi felicissimi e indelebili.

Il cuore del racconto di TempeStina, il nuovo racconto ripescato dalle polveri del dimenticatoio da Lupo Guido, è proprio questo. Potrete certamente leggere tra le pagine la freschezza di una infanzia che gioisce per i legnetti, i barattoli, i sassi e le piume abbandonati sulla riva del mare, ma per questo si realizzi c’è bisogno di un nonno.

La prima avventura di Stina racconta infatti delle vacanze della piccola (avrà 6-7 anni) nella casa grigia del nonno, su di un’isola svedese circondata dal mar Baltico.

Il freddo terso dell’estate nordica investe le tavole di Lena Anderson con colori freddi dal celeste al grigio, dal giallo pallido al violetto, eppure Stina le attraversa scalza, con i capelli all’aria e con il piglio di chi non sa star ferma.

Sulla piccola isola il tempo è in mano sua e trascorre tra ricerche di tesori sulla spiaggia, esplorazioni del molo, gite in barca «per vedere se nelle reti c’è qualche pesce. È sempre emozionante, proprio sempre. Come una lotteria secondo Stina»… il mondo è suo, lo spazio è suo, il tempo è suo. 

Il nonno come un discreto custode, quietamente rimane ai margini, seduto in riva al mare a gustarsi il caffè o a stendere le reti nel cortile, ad ascoltare alla radio il bollettino del mare o a leggere il giornale alla luce della sera. 

«“Pare che stanotte verrà il temporale” dice “forse una tempesta”. Oh una tempesta… pensa Stina. Una vera tempesta!».

Lo sguardo di Stina è già in fermento e quella notte infatti … «Il letto è vuoto! “Ma dov’è Stina?” dice il nonno allarmato. “Non sarà mica uscita con questo tempaccio!”». Tra la corsa affannata e l’abbraccio confortante che circonda l’infreddolita e spaventata Stina il tempo che passa è breve. 

Ora la frase che troverete osannata in ogni recensione è quella che pronuncia il nonno «“Quando c’è una tempesta è meglio essere in due”», eppure quella che io trovo più significativa è quella pronunciata poco prima: «“Adesso torniamo a casa e ricominciamo da capo”». È questo il vero cuore della libertà che educa e che ama follemente: il nonno non si accontenta della frase ad effetto, astratta e didascalica (non a caso il verbo è impersonale), ma riporta a casa la nipote solo per uscire di nuovo con lei a godersi la tempesta.

Le illustrazioni dell’autrice e illustratrice svedese sono ricchissime di dettagli realistici di vita quotidiana (cenci, gingilli, tovaglie a quadretti, piume, nastri, sporte, caffettiere, bacinelle, cerate gialle…) e dense di scorci paesaggistici mozzafiato (onde increspate color acquamarina, stormi di gabbiani vocianti, cespugli fioriti della brughiera, scogli levigati dal mare e legni erosi dalla salsedine…). 

Il testo, relegato in una fascia sottostante alle immagini e accompagnato da piccole e piacevoli figurine illustrate, si fa seguire con facilità: frequenti dialoghi e brevi descrizioni si alternano armoniosamente e incastonano un lessico non banale che comprende anche un «rutilo striminzito».

Una storia lieve, una ventata d’estate e di libertà che fa venire voglia (ai grandi) di tornare a dormire nel lettone ruvido, accoccolati accanto alla nonna e che ugualmente intriga i bambini (dai 3 anni) con la sua avventura emozionante.

Attendiamo la seconda avventura!

TempeStina
Lena Anderson – Laura Cangemi (traduttrice)

32 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 13,00 €
ISBN: 9788885810044

Lupo Guido editore

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