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1 febbraio 2017

Fa bene, quando si è malati

Sono spesso gli elefanti a parlare d’amore, forse la longevità, si spera, dà uno sguardo più lucido sulle grandi domande della vita e così accade anche in questo sognante albo belga portato in Italia da Kite, ormai un anno fa: La domanda dell’elefante.

«Come ogni anno tutti si riuniscono sulla collina», una carovana di animali che si muove tra colline e casolari che ricordano la Toscana, con fari dal profumo oceanico, ma dove intravediamo anche acrobati che giocano con mappamondi, pinguini a pois e ragazze un po’ stanche a cavallo di giraffe…

Il primo impatto con la storia è intenso: capiamo immediatamente che se la narrazione manterrà un tono realistico e assai concreto, le immagini ci catapultano invece in mondo onirico, privo di prospettiva, dove animali e uomini convivono, dove tridimensionale e bidimensionale vanno a braccetto, dove piccolo e grande giocano a rincorrersi, dove iperrealismo e simbolismo si danno la mano. È straniante, ma calzante in un libro che pretende di parlare d’amore.

Gli animali (ma non solo) si ritrovano insieme, perché elefante «ha una domanda difficile e insieme vogliono trovare una risposta»: «“Ecco, io vorrei sapere come si capisce… Come ti senti quando… Cioè, voglio dire: come fai a sapere che sei innamorato di qualcuno?”».

È una efficientissima formica a gestire la discussione, sostituisce la tartaruga che è a casa con il marito ammalato: si sa le formiche sono lavoratrici instancabili, produttive… saprà mai stare ferma ad ascoltare?

Nel libro delle domande difficili vengono annotati i primi interventi, nessuno risponde direttamente, ma ognuno parla del proprio innamorato, offrendo un’inaspettato sguardo sull’amore.

«“Mi sono sentito grande e forte come un elefante. Non mi ero mai sentito così, prima”» racconta il topo, «“Io quando ho vicino la mia pietra preferita sento un bel calduccio”» incalza il sasso, «“Io non posso fare a meno del sole” risponde il melo. “La cosa strana è che se ho vicino la mia amata, faccio prendere tutto il sole a lei”».

Uno dopo l’altro Biancaneve, il vento, il vagabondo, l’esploratore, la mela, l’orso bianco, il sole, i fiocchi di neve, la nonna, la bimba, l’acrobata, le stelle, l’ammalato… in questa strana congrega ognuno è innamorato e racconta un riverbero di una storia, la propria storia personale. La formica annota, quasi meccanicamente, e non si accorge che ad un tratto l’elefante si defila, di corsa.

«Che assurdità, pensa la formica. Che gran mucchio di sciocchezze». La riunione è sciolta, rimane solo da consegnare il libro a tartaruga.

«“Entra vieni. Prendiamo il tè insieme, l’ho appena preparato per mio marito. Fa bene quando si è malati.” “No grazie non ho tempo” dice la formica e se ne va». Eppure «perché ad un tratto si sente così sola?».

La nota malinconica finale non riesce a smorzare l’intensità quasi irrazionale di quello che si è ascoltato: tanti volti personali dell’unico sentimento che è l’amore. Tanti modi per esprimerlo, ma un’unica evidenza: un altro, vicino. Oltre la simbologia e i rimandi letterari, questa narrazione corale sull’amore riesce a non scadere nel mare della sdolcinatezza grazie ad una illustrazione astratta in cui si muovono però distinte figure reali: è un equilibrio precario che Kaatje Vermeire riesce a mantenere abilmente.

Il finale, poi, intorno ad un tè per un marito ammalato, dona quella concretezza necessaria che declina il sentimento nella vita: perché come sai di essere innamorato? A volte basta una manciata di foglioline di tè e una teiera di acqua calda.

Un libro per innamorati adulti che sapranno apprezzare l’assurdità delle tavole (ma non è forse un po’ assurdo l’amore?) e la verità di un testo dalle mille sfaccettature.

La domanda dell’elefante
Leen Van Den Berg – Kaatje Vermeire – Laura Pignatti (traduttrice)

32 pagine
Anno: 2016

Prezzo: 16,00 €
ISBN: 9788867450350

Kite editore
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