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9 novembre 2015

La storia “sbeccata” di ognuno di noi. La parola a Beatrice Alemagna

Beatrice Alemagna-by-Ian Scigliuzzi---

Beatrice Alemagna fotografata da Ian Scigliuzzi

È con molta emozione e gioia che oggi vi regaliamo un’intervista che Beatrice Alemagna ci ha concesso. Come capita con gli autori che amiamo, più conoscevo Beatrice più sorgevano in me domande sul suo lavoro e sul suo immaginario e lei non si è tirata indietro e con il suo piglio gentile e profondo mi ha risposto.

Grazie!

 

La mia impressione nel leggere ognuno dei tuoi libri, Beatrice, è che la storia nasca da episodi, vicende o fatti che ti sono accaduti, tuttavia in una tua intervista dicevi che spesso sono le emozioni degli altri la scintilla che ti mette in moto. Come fai a rendere così personale l’immedesimazione con l’altro?

Non saprei davvero rispondere a questa domanda. Devo ammettere che l’immedesimazione con gli altri è qualcosa che mi riesce abbastanza naturale. Ho sempre nutrito una forte empatia per gli esseri umani, per non parlare di quella che provo nei confronti dei bambini.

È una vera forza, credo, per il mio lavoro. Ma pure, in fondo, una debolezza. Oggi come oggi, alla tenera età di 42 anni, quando vedo un bambino piangere disperatamente, spesso senza neanche saperne il motivo, può capitare che cominci a piangere pure io. Mi considero davvero esagerata. Però con gli anni capisco che questa mia caratteristica è diventata uno dei miei attrezzi del mestiere.

Oltre alle emozioni (che non sono l’unico motore), come mie ispirazioni, citerei anche le stranezze della vita, le storie degli altri, la forza del caso, le luci che vedo, i paesaggi urbani e naturali e, come dico sempre, le piccole piccolissime cose di tutti i giorni.

Beatrice Alemagna

Beatrice Alemagna, Karl Ibou, Autrement 2008

Tra i libri che hanno segnato il tuo immaginario tu una volta hai citato Silvestro e il sassolino magico di William Steig: io so che è un libro molto amato, tuttavia l’impressione che a me lascia nell’animo è di una profonda tristezza. Sono curiosa: cosa ti affascina di questo libro?

Sì, Silvestro è un libro che adoro. Premetto che amo William Steig in generale per il suo lato adulto e infantile presente in ogni suo racconto, per la sua freschezza e la sua forza nel parlare di animali, orchi, bestie strane e della relazione che intercorre tra essi.

Ma a Silvestro sono particolarmente legata perché trovo sia un libro diverso dalla maggior parte dei libri per bambini. Intanto la maggior parte della storia è incentrata sui genitori e la loro difficoltà ad affrontare il dolore. Poi quell’esplosione di gioia nel ritrovamento del figlio, mi ha sempre fatto l’effetto di una saetta nel cuore. Una sorta di accensione, di scoppio di felicità.

E poi chi ha mai parlato di asini? L’asino è un animale che amo particolarmente!

Beatrice Alemagna

Beatrice Alemagna, Jo singe garçon, Autrement, 2010

Parlando della tua tecnica illustrativa dicevi che la forza del disegno è con il tempo diventata forza del segno: è ancora così?

Sì è ancora così e lo è sempre di più. Sono autodidatta e come dico spesso, ho imparato questo mestiere facendo libri e dandomi di continuo nuove “sfide tecniche” per illustrare i miei testi. Proprio per questo motivo ho attraversato fasi e stili molto diversi tra loro e c’è stato un periodo in cui (penso dal Leone fino a libri come Oméga et l’ourse) ho scoperto la forza e la gioia del collage. Ritagliare pezzi di giornale e integrarli al mio disegno è stato fondamentale in quel periodo e ne ho scoperto le gioie profonde e, pure devo ammetterlo, la praticità. Mi ero accorta infatti che se una cosa non mi riusciva disegnata bene, potevo sempre trovarla su un giornale e ritagliarla. Questo è via via diventato un tranello e mi sono velocemente accorta di come le mie illustrazioni stessero perdendo interesse ai miei stessi occhi e questo, principalmente, perché il disegno stava via via scomparendo. Ho capito dunque che dovevo attuare una sorta di recupero della mia mano e sforzarmi di disegnare sempre e comunque. È stato in quel periodo che ho iniziato davvero a disegnare per me stessa, tenendo quaderni di schizzi ed annotando le idee grafiche che mi apparivano. Così posso dire che senza il segno, ormai, il mio disegno mi sembra privo di interesse. E questo vale per tutto ciò che guardo. Oggi, per amare un illustratore, ho bisogno di vedere come la sua mano si è mossa sulla carta e che scelte ha fatto nei suoi movimenti. Non mi interessa più soltanto il lato estetico di un’illustrazione. E devo dire, che credo, che persino ai bambini sensibili, interessi riconoscere la vera personalità di un illustratore.

Beatrice Alemagna

Guillaume Guéraud, Beatrice Alemagna, Omega et l’ourse, Grandes Personn 2012

Nel Manifesto, che hai scritto qualche tempo fa, rivendicavi e richiamavi tutti al mistero imperscrutabile che è il rapporto con un artista. Io sono rimasta colpita da come parli della sofferenza. Effettivamente nel cuore di tutti i tuoi lavori questa sofferenza c’è, non è mai negata, eppure essa non è mai opprimente, non è mai totalizzante. Questa positività che origine ha?

Come nella fisica, i vasi sono sempre comunicanti. In presenza di gravità, e qui direi di vita in generale, le diverse emozioni contenute in me arrivano in superficie allo stesso livello. Per nostra grande fortuna, nessuno di noi soffre sempre o è sempre felice. La sofferenza credo serva sempre per capire alcune cose fondamentali del nostro evolvere nel mondo, ma senza la gioia non penso si possa portare in superficie niente di buono. La mia positività prende sempre il sopravvento quando lavoro. È un’energia vitale che mi dà la forza di  credere in quel che faccio, di sperarci sempre con tutta me stessa, di schiacciare ogni singolo problema. L’ entusiasmo è il mio vero motore interno.

Beatrice Alemagna

Beatrice Alemagna, Jo singe garçon, Autrement, 2012

I tuoi personaggi spesso sono sbeccati, come li ha definiti Anna Castagnoli, imperfetti, malfatti, ma anche rosa fuxia, pelosi così lontani dall’idea canonica di “bello”… che cos’è per te la bellezza?

La bellezza per me è l’irregolarità, l’errore, la parte sbeccata della tazza. Adoro quella tecnica giapponese chiamata Kintsugi, che riempie le parti rotte delle ceramiche con colate d’oro zecchino. Questo richiama forzatamente alla storia di ognuno di noi. Agli incidenti che abbiamo dovuto conoscere ed affrontare e alla loro bellezza, oltre il dolore provocato.

Astrid Lindgren, Beatrice Alemagna, Lotta combinaguai, Mondadori

Astrid Lindgren, Beatrice Alemagna, Lotta combinaguai, Mondadori

Sito ufficiale: http://www.beatricealemagna.com

Bibliografia aggiornata

Opere tradotte in italiano:

I corvi, Il castoro, 2007

Che cos’è un bambino, Topipittori, 2008

Un leone a Parigi, Donzelli, 2009

Nel paese delle Pulcette, Phaidon, 2009

Storia corta di una goccia, Donzelli, 2010

Le Pulcette in giardino, Phaidon, 2011

La gigantesca piccola cosa, Donzelli, 2011

La vicina delle Pulcette, Phaidon, 2012

Buon viaggio Piccolino!, Topipittori, 2013

I cinque Malfatti, Topipittori, 2014

Piccolo grande Bubo, Topipittori, 2014

Ciccia Pelliccia, Topipittori, 2015

Lotta combinaguai, Mondadori, 2015

 

 

 

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Interviste