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5 gennaio 2014

Sintonie improvvise, un po’ come innamorarsi di una squadra di calcio.

Avete in mente quelle strane sintonie che nascono un giorno senza ragione? Beh io ho scoperto che amo molto sferruzzare anche se le mie capacità (e soprattutto il mio tempo!!) sono piuttosto esigue. Non c’è una ragione razionalmente identificabile: non lo avevo mai fatto, ho iniziato a farlo, mi piace. Saverio tifa la Juventus, in realtà anche io e mio marito tifiamo la Juventus, ma per quale ragione? In questo caso possiamo certamente identificare una tradizione familiare, comunque rimane il fatto che non riesco razionalmente a capire come un bimbetto di appena 4 anni possa conoscere tutti i giocatori di una squadra di calcio, sappia meglio dell’agenda dell’iphone le date di ogni incontro calcistico, si ricordi i risultati di partite svoltesi mesi fa e soprattutto voglia indossare solo magliette della Juventus. Argh!!!!! Un mese fa la zia ha infatti avuto la brillante idea di regalare a Saverio una maglia di Tevez, da allora è l’unico vestito che il pargolo vuole indossare: io, dopo aver tentato la strada della ragionevolezza («tesoro, dopo un po’ le magliette puzzano…e mamma dovrebbe lavarle» o «hai delle magliette 100% cotone che non ti fanno sudare…») sono stata costretta a stipulare complicatissimi patti tipo «se vuoi mettere anche oggi la maglietta di Tevez allora ci mettiamo anche le polacchine» (tra l’altro: abbinamento inguardabile!) o a mentire spudoratamente «la maglietta è ancora umida dopo 10 giorni» (dato che si asciuga in tipo 3 secondi data la composizione acrilica).

Una sintonia improvvisa e senza una chiara ragione è la stessa che ha colpito Saverio per Schizzo in città, o forse la chiave di questo amore sta ancora nella Juventus e nel suo bianco e nero.

Ma andiamo con ordine. Ancora due anni fa, quando Schizzo in città  di Joelle Jolivet era appena uscito, Saverio (2 anni) lo aveva visto e prelevato con nonchalance dagli scaffali della biblioteca. «Ma che ci avrà visto?!?» era stata la reazione mia e di mio marito. «È troppo per grandi non lo sfoglierà nemmeno» era stata la conclusione, e invece da subito, sul suo cavallino a dondolo, si era messo a sfogliarlo con attenzione certosina.

Il libro è composto da una trama intricata e urbana di linee nere, imponenti e significative come si conviene ad ogni prodotto di linoleumgrafia, le finestrelle, da alzare per poter trovare il testo e seguire la storia, sono praticamente invisibili e spesso bisogna accarezzare la pagina per identificarle, il protagonista infine non ha nulla di chiaramente accattivante e nulla che gli faccia pienamente meritare il titolo di protagonista.

Chiarisco. Io ho trovato da subito molto belle le illustrazione della Jolivet: la linea vigorosa spesso protagonista di un’arte arcaica è in questo caso molto rigorosa e moderna, e il mondo ricreato ha qualcosa di parigino (anche se c’è il mare!) e comunque di cittadino e affascinante. Il bianco e il nero la fanno da padrone e i colori, comunque presenti, scompaiono e quasi non si notano (anche il rosso di Schizzo!). Il protagonista è silenzioso, fa il suo dovere rapidamente attraversando efficacemente tutte le pagine. Il libro poi è di formato grande, con spigoli vivi e pagine in carta. Tutto questo mi sembrava molto adulto.

Il testo, tuttavia, e le finestrelle facevano pensare che i destinatari fossero più piccoli. Il camioncino rosso Schizzo infatti gira la città a fare le consegne più assurde e tutti lo aspettano con trepidazione: sappiamo che deve consegnare molte cose ma non abbiamo idea di dove si debba dirigere così, per ogni tavola, bisogna cercare la finestrella, aperta la quale un breve testo in rima (che, diciamolo, non sempre funziona e spesso è molto difficile!) ci descrive cosa si sta aspettando. Infine nelle ampie finestre, che coincidono con edifici interi, spesso si fa fatica a identificare il particolare e il personaggio interessato dalla consegna e infatti a volte (non si capisce con quale criterio) il colore viene in aiuto ai lettori.

Beh che dire, Saverio adora questo libro. Forse è per le ambientazioni e per alcuni particolari che lui ama molto in generale (c’è la caserma dei pompieri, ci sono le rotaie del treno, ci sono ponti…), forse è per l’impronta chiaramente juventina dell’albo 🙂 , forse è perché con il suo papà si perde nei particolari (avete notato che c’è una storia parallela a quella di Schizzo? quella del signore con il suo terrier? loro sì!)… insomma non ne ho idea, ma Schizzo è tornato a casa nostra a intervalli regolari in questi anni.

Non che io non ne sia contenta anzi, ma non me ne spiego fino in fondo la ragione. Per Saverio «è bello!». Punto.

Per cui non saprei per quale età consigliarlo: se vi piace proponetelo ai vostri bimbi, una sintonia improvvisa è sempre possibile!

P.S. qui potete ammirare Joelle Jolivet al lavoro nel suo atelier.

Schizzo in città

Joelle Jolivet
24 pagine
Anno: 2011

Prezzo: 18,00 €
ISBN: 9788880336051

Il castoro
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