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12 settembre 2018

(Non) raccontar storie!

Quest’anno per noi il rientro a scuola è stato meno traumatico del solito: classi consolidate (Hutai è un mezzano della materna e Saverio incomincia il quarto anno della scuola primaria), maestre amate e conosciute. Il libro che vi racconto oggi invece parla della fatica di arrivare in un luogo sconosciuto e della forza collante che le storie e l’immaginazione hanno, con l’augurio che la giornata di tutti i bambini che oggi varcano la soglia di una scuola possa essere gialla e azzurra come quella di Colette.

Dopo aver prestato la mano ad innumerevoli autori, Isabelle Arsenault si cimenta in una narrazione completamente sua, rivolgendosi ai più piccoli con La mia amica Colette (titolo, a mio avviso, non così efficace).

Colette è una piccola bimbetta arrivata in un nuovo quartiere, i suoi genitori stanno evidentemente affrontando l’apertura degli scatoloni del trasloco, mentre Colette, nella sua adorabile mantellina gialla, sembra presa da preoccupazioni più sostanziali: 

«No, Colette! Per l’ultima volta: NIENTE ANIMALI! E adesso esci a farti un giro nel nuovo quartiere». Il lancio rabbioso di una delle scatole già svuotate e abbandonate in giardino favorisce un incontro: i piccoli abitanti del giardino vicino fanno capolino: «“Io mi chiamo Albert” “Io Tom” “Io sono Colette” “Che cosa stai facendo?” “Bè, ecco. ehm… Io…Io… ho perso il mio cucciolo” “Oh no” “È un cane?” “O un gatto?” “No, è… È un uccello. È un pappagallino!” “Forte cerchiamolo, dai!”». 

Così Colette, Albert e Tom cominciano la ricerca, rivolgendosi alla bambina al di là dello steccato, Lily: «“Colette ha perso il suo pappagallino, l’hai mica visto?” “Non se ne vedono molti da queste parti. Di che colore è?” “Bè, ecco, è… Ehm… è blu! Con una macchia gialla sul collo” … “Forse si è fermato a fare merenda nella mangiatoia di Scott”».

Così Colette, Albert, Tom e Lily vanno da Scott e poi da Maya, da Beth e da Lukas. Il gruppo di bambini si infoltisce parallelamente all’infittirsi e al delinearsi della figura del pappagallo.

Tutti i bambini pongono domande sempre pertinenti, mentre le risposte tendono progressivamente a farsi sempre più curiose, eppure la serietà con cui i bambini le accolgono è impressionate (ed esperienzialmente veritiera!) e la preoccupazione empatica con cui entrano a far parte della ricerca è una preoccupazione limpida commovente, come solo i bambini sanno avere. Il pappagallo si chiama Maria Antonietta, sa parlare il francese è «è un po’ ingrassato… è diventato grande sempre più grande. Così ho dovuto comperare una gabbia più grande e poi una casa più grande». Si fa cavalcare e ha girato il mondo insieme a Colette, adora mangiare i serpenti a sonagli… insomma «è veramente forte! È il migliore amico che si possa desiderare.. ed è MIO!». Il racconto viene interrotto, come sempre, dall’intervento della voce dei genitori: la magia sembra perduta, l’incantesimo rotto… ma è veramente così?

«Domani esploriamo la giungla!»

L’immaginazione (orsù non chiamatele bugie eh!) diventa in questa storia il ponte che permette l’instaurarsi di legami quasi senza bisogno di introduzioni e presentazioni. La condivisione della categoria dell’impossibile sembra accomunare i bambini ed illuminare i vicoli grigi di una città qualsiasi con il colore della fantasia che impregna, lo spazio e le azioni. Lo spazio vuoto e nuovo si riempie di desideri e quella compagnia forse immaginata in un animale domestico si avvera nel gruppo di amici.

Le vignette e i dialoghi scorrono tra le pagine con libertà e senza vincoli di linee e didascalie. La lingua e la narrazione è essenziale, spesso ripetuta quasi a creare un crescendo proporzionale alla “crescita” di Maria Antonietta. 

Lo stile dell’Arseanult finissimo e profondo si fa più piatto ed infantile senza comunque perderci in grazia: quasi un cambio di registro illustrativo per parlare ai più piccoli. L’uso dei colori è predominato dalle tinte scure, i toni del grigio e del tortora da cui fanno capolino, ma senza urlare, i celesti e gialli mai messi a caso (notate il cambiamento nelle ultime tavole, anche degli sfondi dei fumetti).

Forse solo un po’ cupo – mi dicevo – per conquistare ed arrivare al cuore di genitori di bambini piccoli (di fatto i veri acquirenti), ma mi è stato fatto notare che i fumetti (perché l’impostazione del testo è quella!) sono sempre stati tradizionalmente bianchi e neri. 

Io non riesco a pensare ai lavori di Isabelle Arsenault come a dei fumetti e non perché non stimi il genere, ma perché la densità pittorica delle illustrazione, non me li ricorda, per me sono albi, con balloon qua e là. In ogni caso la struttura è ideale per rivolgersi ai primi lettori di stampatello minuscolo.

Un libro che è un augurio affinché tutti i bambini possano trovare un amico che li segua nelle loro avventure e magari anche un gigantesco pappagallo azzurro, tutto per loro che illumini di azzurro le giornate un po’ grigie, che ci saranno. Dai primi lettori di 6 anni.

Buon inizio a tutti!

La mia amica Colette
Isabelle Arsenault – Chiara Carminati (traduttrice)

48 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 16,00 €
ISBN: 978880468791

Mondadori editore