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25 ottobre 2017

La poesia: un dono gratuito. La parola a Silvia Vecchini

Silvia Vecchini

Silvia Vecchini

Silvia Vecchini è una persona gentile e molto attenta. Quando le scrivo, chiedendole se ha tempo di rispondere a qualche domanda sulla poesia, si ricorda che sto facendo l’inserimento alla scuola materna di mio figlio e mi chiede notizie: in un attimo mi sento coinvolta in un dialogo con una persona che desidera mettersi in rapporto con me e che mi si pone davanti con grazia.

Tra i mille appuntamenti, le nuove uscite (tante! Tra cui vi segnalo – di cui e spero presto vi parlerò – La zona rossa e Telefonata con il pesce), i libri da presentare, i corsi di poesia nelle scuole, le fiere e i convegni, la famiglia… riesce a trovare il tempo anche di rispondermi, senza fretta e con parole ricche e davvero preziose.

Silvia Vecchini è autrice di decine e decine di testi: poesia, prosa, fumetti… Nasce come poetessa (delle sue poesie ancora inedite ha scritto Erri De Luca in Alzaia  nel 1997, quando lei ancora aveva poco più di 20 anni). Dal 1999 inizia a pubblicare e non si ferma più, tra i suoi scritti poetici ricordiamo nel 1999 Diverse fedeltà (Guerra edizioni) che ha vinto il premio Diego Valeri come opera prima. Nel 2014 ha pubblicato la raccolta Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno per la casa editrice Topipittori e nel 2015, con la stessa casa editrice, è uscita la nuova silloge In mezzo alla fiaba. Sempre nello stesso anno ha pubblicato Potature (Officina della narrazione). Da settembre 2014 a maggio 2015 ha portato avanti il progetto Disegni DiVersi insieme al fumettista Sualzo. Poesia, ma non solo – dicevo -, ma anche albi illustrati, prime storie, romanzi e sceneggiature di fumetti: i riconoscimenti per la sua scrittura sono innumerevoli e assai prestigiosi. Infine lavora instancabilmente nelle scuole, incontrando i ragazzi e parlando loro della poesia. Vi basta?

Vi lascio alle sue parole preziose. Ringraziandola immensamente!

Silvia Vecchini - Sualzo, Forse l'amore, Tunué

Silvia Vecchini – Sualzo, Forse l’amore, Tunué

Perché vale la pena leggere poesia ai bambini? Qual è la tua esperienza di lettura di poesia ai bambini?

La mia esperienza di letture e laboratori a spasso per l’Italia è molto positiva. Mi sembra di capire che la poesia nelle scuole è offerta con più generosità e meno timore. C’è più interesse e più slancio da parte degli adulti. Ci sono richieste specifiche centrate proprio sulla poesia.

Quello che posso dire è che nelle classi in cui gli insegnanti propongono con entusiasmo e serenità la poesia, incontro bambini aperti, fiduciosi, con più confidenza nei confronti delle parole nei loro significati e nella loro musicalità ma anche dei propri pensieri e delle proprie emozioni.

Scatoline con poesia - foto di Silvia Vecchini

Scatoline con poesia – foto di Silvia Vecchini

I bambini sono lettori di poesia assolutamente sorprendenti. Spesso mi interrogano su aspetti molto particolari oppure propongono interpretazioni intelligenti e personali che allargano, allungano, approfondiscono il senso del testo come io stessa non avrei saputo prevedere. E altrettanto facilmente e volentieri, sentendo la potenza generativa dei versi, si mettono alla prova nelle sessioni di scrittura.

Restano alcune difficoltà, è vero. Anche nella scuola occorre ad esempio liberare la poesia dalle occasioni comandate e dalle immagini poetiche preconfezionate. Ma per essere efficaci nel seminare poesia bisogna prima di tutto essere per se stessi dei lettori. Cosa che non è per niente scontata.

Recentemente Daniel Pennac in un’intervista ha affermato che «l’unica ragione per cui dei ragazzi scolarizzati non leggono è che i loro professori non sono in grado di condividere con loro le proprie letture. E perché non sono in grado di condividere con i loro ragazzi le loro letture? Perché non leggono».

Ecco, credo che valga anche per la poesia.

Silvia Vecchini - Daniela Iride Murgia, Una foglia, Edizioni corsare

Silvia Vecchini – Daniela Iride Murgia, Una foglia, Edizioni corsare

Perché vale la pena scrivere poesia per bambini?

Fin da ragazzina, e più avanti pubblicando libri di poesia, ho sempre indirizzato la mia scrittura in versi a un lettore che immaginavo adulto. Anche dopo aver iniziato a scrivere storie per bambini e romanzi per ragazzi, non mi sentivo pronta per scrivere poesia per loro finché Giovanna Zoboli non ha intravisto in un mio testo questa possibilità. Questo incoraggiamento è stato una grande opportunità in ogni senso. Pensare al mio giovane lettore mi aiuta a mettere a fuoco una personale ricerca nella poesia che è quella dell’essenzialità e della precisione.

Detto questo, vale sempre la pena di scrivere per bambini o per ragazzi. Bisogna vedere se ci riesce, se si riesce a stare alla loro altezza di indagine, curiosità, intelligenza, delicatezza.

E poi è bellissimo poter scrivere per qualcuno che è in continua trasformazione perché ti spinge a rinnovarti. È mettersi in ricerca insieme a loro.

Personalmente, scrivere per bambini significa entrare ogni volta a contatto con una parte segreta, vitale. Non di rado per me vuol dire entrare dentro un cambiamento, un affinamento della visione delle cose.

Vecchini Giron, La mia invenzione, Edizionicorsare

Vecchini Giron, La mia invenzione, Edizionicorsare

Esiste una poesia per i ragazzi, per bambini diversa dal genere poetico largamente inteso? Perché non leggere Raymond Carver, Sandro Penna, Giacomo Leopardi, Antonia Pozzi, Wislawa Szymborska…?

È un’enorme risorsa quella di poter frequentare parole di grandi poeti, di epoche e culture diverse, e leggere a bambini e ragazzi anche poesie non appositamente pensate per loro. Occorre però conoscerle e operare delle scelte che siano significative. Io consiglio sempre i libri L’albero delle parole e  La poesia è un orecchio di Donatella Bisutti. Antologie che sono proprio una miniera.

È anche interessante vedere il lavoro di ricerca su due fronti che portano avanti poeti che sono scrivono sia per adulti che per bambini. Penso ad esempio a Vivian Lamarque, Giusi Quarenghi, Pierluigi Cappello…

Silvia Vecchini - Marina Marcolin, Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, Topipittori

Silvia Vecchini – Marina Marcolin, Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, Topipittori

Recentemente è uscito il libro Poeti in classe (che idealmente continua l’esperienza dell’antologia Pin Pidìn curata da Antonio Porta e Giovanni Raboni negli anni Settanta, con l’intento di dare la possibilità di leggere una poesia rispondente ai registri più diversi) che raccoglie le voci di venticinque poeti contemporanei. Ognuno di noi, un po’ come se entrasse davvero in classe, si è presentato attraverso un breve testo, ha raccontato il suo primo incontro con la poesia e poi ha regalato una poesia inedita ai bambini.

È importante questo scambio tra scuola e poesia.

Conosco insegnanti che iniziano la giornata o la lezione leggendo ad alta voce una poesia. Senza per forza spiegarla o trovare tutte le figure retoriche. È un regalo.

Per il linguaggio, il pensiero, il sentire profondo.

E soprattutto, nutrirci delle parole della poesia di ogni tempo, ci libera dal poetichese che oggi sembra saturare la comunicazione delle emozioni e che erroneamente troppo spesso viene collegato all’espressione dei bambini.

Scatole con poesie - Foto di Silvia Vecchini

Scatole con poesie – Foto di Silvia Vecchini

Quando si parla di poesia istintivamente molti lettori si allontanano, pensando al testo difficile, più di quanto potrebbe accadere con la prosa. Perché secondo te?

Ricordo un’intervista televisiva in cui Giovanni Giudici definiva quello con la poesia “un incontro fortunato”. Sono d’accordo. La prova è che non sempre avviene.

I motivi possono essere tanti e diversi. Alcuni però hanno a che fare purtroppo con l’approccio scolastico che tende a mettere la poesia sul tavolo autoptico. Si trascura il fatto che è un organismo vivo che chiama i lettori a colmare, interpretare.

Questo pone due problemi. Il primo è che la poesia sia qualcosa che appartiene solo al passato e che sia scritta solo da trapassati. Qualche tempo fa su Radio tre ho ascoltato, per il programma Passioni, il ciclo di interventi del poeta Davide Rondoni intitolato La poesia dei vivi. Diceva proprio che «la poesia è dei vivi, è una passione dei vivi che incendia la vita, la mette a fuoco, la fa ardere». Rondoni ricordava anche che è qualcosa che, come ricorda la parola stessa “passione”, può far soffrire, meglio, è qualcosa per cui vale la pena soffrire. Ed ecco, c’è gente oggi che vive, soffre, si appassiona, si emoziona, conosce il mondo attraverso la poesia. Sarebbe bello se i ragazzi potessero considerare questo aspetto più che sorprendersi quando qualcuno mi presenta come una poetessa “vivente” quando entro in classe.

Vecchini Sualzo, Una cosa difficile, Bao

Vecchini Sualzo, Una cosa difficile, Bao

Il secondo è che di fronte alla poesia, di fronte allo scarto che a vari livelli può proporre, si ha il timore di essere davanti a una domanda. Che significa? L’ho capita? Che devo farci? Non vuol dire che non si debba scendere in profondità o che la poesia non vada studiata sul serio, ma un approccio difficoltoso che non tiene in nessun conto il piacere della scoperta ed è spesso legato a un momento di valutazione, è così respingente che il suo effetto negativo finisce di tramandarsi per generazioni. Mi capita di entrare in tante scuole dove a volte sono gli stessi insegnanti che fanno outing dicendomi di non amare la poesia perché a loro volta, quando erano studenti, hanno avuto insegnanti che non amavano la poesia e… Si capisce bene che così la poesia diventa una medicina amarissima.

Ha ragione Chiara Carminati quando raccomanda prima di tutto di offrire abbondantemente la poesia nella lettura ad alta voce, condivisa. Oppure quando ricorda che la lettura della poesia non deve essere finalizzata alla scrittura.

La poesia dovrebbe essere un dono gratuito.

Scrivere insieme è un’altra possibilità non immediatamente collegata alla prima. Nei miei laboratori è un’occasione per entrare insieme, da una porta segreta, nella casa della poesia per accorgersi che, nello stesso momento, stiamo esplorando anche alcune stanze della nostra casa interiore.

Occorre che prima ci sia il tempo per una lunga semina, il dono duraturo che è nelle mani degli insegnanti. Sono loro che incontrano i bambini e i ragazzi tutti i giorni e possono approfittare di mille occasioni per offrire la poesia. Io confido tantissimo nel loro lavoro. È quello che resta davvero.

Se poi un bambino avrà la possibilità di incontrare un poeta in classe per leggere e scrivere insieme, e lì avverrà un “incontro fortunato”, allora sarà il secondo.

 

 

 

 

Comments

  1. Luisa

    Bellissima intervista su cui devo riflettere parecchio. Complimenti👏👏

  2. Amelia

    Mi sono commossa nel leggere questa intervista e leggendo ho vissuto di nuovo il mio primo vero incontro con la poesia quando frequentavo la seconda classe dell’istituto tecnico per periti industriali in elettronica.L’incontro con Ossi di seppia è avvenuto in biblioteca, è stata una folgorazione.Da quel giorno la poesia non mi ha più lasciato e vive ogni giorno con me e la mia famiglia

    • È stato lo stesso per me. Il mese dedicato alla poesia mi ha fatto ripensare al primo incontro che io ebbi con la poesia. E i due poeti che ho intervistato non potevano trovare parole migliori

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