Hans Christian Andersen - Fabian Negrin, La piccola fiammiferaia, Donzelli

Hans Christian Andersen - Fabian Negrin, La piccola fiammiferaia, Donzelli

«Andersen non ha idea di cosa sia una fiaba, ha un buon cuore e basta» Kierkegaard.

Hans Christian Andersen - Lorenz Frølich, La sirenetta, Feltrinelli

Hans Christian Andersen - Lorenz Frølich, La sirenetta, Feltrinelli

Eppure, nonostante le parole del filosofo danese siano passate alla storia, chiunque si occupi di letteratura e studi le fiabe prima o poi si scontra inevitabilmente con il nome di Hans Christian Andersen. L’autore danese infatti, celebre in tutto il mondo per le sue fiabe, fu scrittore (anche) di fiabe letterarie (come Oscar Wilde, Carlo Gozzi, Lewis Carroll) e non raccoglitore e studioso di fiabe della tradizione orale. Hans Christian Andersen prese la forma letteraria della fiaba e la innovò nella lingua e nei contenuti: scrisse le sue fiabe, le sue storie che entrarono nella Storia della letteratura, ma che poco hanno a che fare con la tradizione orale danese. Le 156 fiabe scritte da Andersen furono frutto del suo personale pensiero: Il brutto anatroccolo, La principessa sul pisello, Pollicina, La sirenetta, La piccola fiammiferaia, I vestiti nuovi dell’imperatore… sono storie che pensiamo eterne, sempre esistite - sulla scorta di Cappuccetto rosso o Cenerentola - invece nacquero con Andersen a metà del 1800.

Cosa mantengono del genere fiabesco le narrazioni di Andersen?

La rappresentazione fantastica è la stessa delle fiabe di tradizione orale, la crudeltà e l’amarezza di alcune vicende riprendono quel senso di ineluttabilità presente nelle fiabe. Lo stesso linguaggio simbolico, come il ricorrere del numero 3, sono impiegati dallo scrittore danese come alfabeto del genere. Andersen accoglie elementi narratologici e contenuti che  fanno parte della tradizione orale europea, ma quasi inconsciamente: «é un errore considerare Andersen un rielaboratore di fiabe popolari ed è riduttivo giudicarlo un autore di fiabe d’arte» (Vincenzo Cerami).

Hans Christian Andersen - Vilhelm Pedersen, I cigni selvatici, Feltrinelli

Hans Christian Andersen - Vilhelm Pedersen, I cigni selvatici, Feltrinelli

Cosa invece è profondamente differente?

Hans Christian Andersen - Lorenz Frølich, La musa del nuovo secolo, Feltrinelli

Hans Christian Andersen - Lorenz Frølich, La musa del nuovo secolo, Feltrinelli

Le fiabe di Andersen perdono completamente il rapporto simbolico con il mondo naturale che le fiabe di tradizione orale mostrano nel profondo: i referenti trascendentali, i lontani richiami a miti stagionali scompaiono, al loro posto l’autore danese introduce la preoccupazione didascalica, l’insegnamento religioso, la condanna sociale.

Andersen rappresenta nelle sue fiabe, personaggi di «sconsolata umanità», perché nonostante la narrazione sia fantastica, l’elemento realistico e quotidiano è evidente: stracci, aghi, servette, api, anatroccoli ecco i nuovi protagonisti delle fiabe.

Gli incipit dimenticano completamente i “c’era una volta” a cui il pubblico era abituato, incominciano in medias res, all’improvviso, senza introduzione di sorta.

«La struttura fiabesca gli serviva da format, da artifizio strutturale per raccontare storie realistiche, ma libere dal fardello del naturalismo … alla base del romanticismo» (Vincenzo Cerami).

Cosa rende uniche le fiabe di Andersen?

Hans Christian Andersen - Fabian Negrin, Scarpette rosse, Donzelli

Hans Christian Andersen - Fabian Negrin, Scarpette rosse, Donzelli

Ciò che colpì i primi lettori (oggi questa sfumatura si perde completamente) fu la scelta di una lingua corrente, povera, ricca di aggettivazione perché preoccupata di descrivere minuziosamente gli spazi e gli oggetti.

Andersen non si rivolgeva minimamente ai bambini, scrisse per gli adulti, scrisse dei disagi del vivere, scrisse del proprio disagio esistenziale, «identificò il proprio destino in quello di oggetti e animali costretti dalla natura a far da utensili all’estranea, enigmatica società degli uomini» (Vincenzo Cerami). A questo si unì un indubitabile talento scrittorio: Andersen aveva un fervidissima immaginazione, sapeva inventare racconti a partire da qualsiasi oggetto o situazione. Scrisse e pubblicò febbrilmente le fiabe, in edizioni singole o in raccolte. Oggi l’edizione di riferimento è quella in 7 volumi edita tra il 1963 e il 1990 che raccoglie tutte le fiabe scritte dall’autore danese. Un’edizione moderna assai curata è quella della Feltrinelli che traduce i testi dell’edizione di riferimento, corredando l’edizione di una pregevole introduzione di Vincenzo Cerami e delle illustrazioni originali di Vilhelm Pedersen e Lorenz Frølich. Se amate invece Fabian Negrin, Donzelli ha pubblicato il medesimo testo ma affidandone le illustrazioni all’artista argentino.

La varietà dei temi di queste fiabe entrarono in breve tempo nell’immaginario popolare e letterario europeo.

«Non c’è un solo elemento o oggetto non realistico. Eppure è un racconto fantastico, pieno di magia, intensissimo». (Vincenzo Cerami).

Hans Christian Andersen - Fabian Negrin, Pollicina, Donzelli

Hans Christian Andersen - Fabian Negrin, Pollicina, Donzelli

Fiabe e storie
Hans Christian Andersen - Bruno Berni (traduttore)

1044 pagine
Anno: 2015

Prezzo: 15,00 €
ISBN: 9788807902017

Feltrinelli editore

Fiabe e storie
Hans Christian Andersen - Bruno Berni (traduttore)

870 pagine
Anno: 2014

Prezzo: 35,89 €
ISBN: 978886843116

Donzelli editore

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