I riti di iniziazione e di passaggio all’età adulta sono momenti che hanno accompagnato e che accompagnano (anche se in modo molto diverso) tutti i ragazzi. Ma cosa significa diventare adulti? Spesso questo passaggio cruciale è associato ad una acquisita capacità, un “badare a se stesso”… ma è davvero solo questo?

Il fiore della strega di Enrico Orlando ci racconta di un ragazzo, Tami, in viaggio proprio per diventare uomo. In una ambientazione che richiama gli scenari apocalittici de La valle del vento di Hayao Miyazaki, il folklore africano con le sue maschere e le sue streghe (pensate a Kirikù e la strega Karabà ) e i demoni delle saghe nordiche, Tami affronta la neve e le foreste, da solo, armato di coraggio e di un sorriso gentile. È abituato a cavarsela da solo (scopriremo che è orfano), ma in questo caso deve dimostrare a tutti di essere un uomo e deve farcela in completa solitudine:

«tutti i bambini del mio villaggio, quando raggiungono i dieci anni di età devono abbandonare la propria casa e intraprendere un viaggio. Esiliati possono tornare solo quando sono diventati uomini. […] Il peggio non è la fame, il freddo, la nostalgia, la parte più dura è che a nessuno di noi viene detto come si diventa uomini»

Dopo ricerche e imprese eroiche, sostenute in tutto il mondo conosciuto, Tami ha incontrato uno sciamano che gli ha dato una missione che lo avrebbe reso uomo: rubare i fiori alla strega del villaggio di Kariga. Tra demoni e vendette, spiriti e passaggi proibiti Tami raggiungerà infine un villaggio dove sarà soccorso e aiutato. Accolto dal calore del villaggio e dal calore di una famiglia e di una ragazza, Mira, sarà costretto contro la sua volontà a riflettere sul significato di “crescita”.

È una questione di dimostrazione verso gli altri? È un dovere ineluttabile? È un imperativo da compiere a prescindere dalle circostanze e dalla propria storia?

Il mondo degli dei, inquietante anche quando giusto, e quello degli uomini si intrecciano in una trama avventurosa, ma comunque impregnata di pensieri.

«“Ce la farò. Tornerò.” “Sei un bambino e lo resterai sempre”»

Il facile e scontato assioma per cui “devo conquistare qualcosa=lo faccio ad ogni costo, calpestando ogni ostacolo”, viene messo in discussione, prima da Mira, ma poi da Tami stesso. A qual fine crescere se non si ha qualcuno accanto? E ciò che si desidera che posto ha nel mondo degli adulti? Ci si può meritare qualcosa con la violenza?

Il percorso di Tami diventa metafora di una libertà che diventa consapevole, un percorso alla ricerca della propria identità che dopo aver condotto Tami per tutte le tappe canoniche lo fa fermare davanti ad una grande domanda: cosa vuoi veramente per te?

«“Credevo che una volta che fossi diventato un uomo… volevo solo essere accettato… amato”».

Ma l’amore si può conquistare? La storia è tutt’altro che un percorso mentale, è un racconto esperienziale, pieno di colpi di scena e avventura, scontri ed atti eroici, battaglie e sacrifici.

Alla fine il tempo acquisisce tutta un’altra dimensione, la premura si forgia in pazienza e nasce una nuova consapevolezza: quella di non voler essere un uomo qualsiasi.

Lo stile di Enrico Orlandi è coinvolgente, stilizzato, ma non banale. Le maschere africane trovano nei volumi spigolosi dell’illustratore un’armoniosa accoglienza. Le illustrazioni non amano le ambientazioni e si concentrano sull’azione in pieno stile avventuroso. Gli sfondi monocromatici fanno da cassa di risonanza al clima emotivo, creando passaggi incalzanti e intensi.

Un fumetto per nulla scontato, coinvolgente e pieno di domande dirette e interessanti che i ragazzi dai 9-10 anni potranno prendere sul serio.

Il fiore della strega Enrico Orlandi 112 pagine Anno 2018 Prezzo 16,00€ ISBN 9788867902651 Editore Tunué
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