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12 aprile 2018

Per i ragazzi rappresentava la più grande avventura del mondo

Conoscete Enid Blyton? Inglese, classe 1897 si enumera tra le scrittrici che hanno fondano il genere avventuroso per ragazzi eppure dopo un successo quasi planetario che si protrasse fino intorno agli anni ’70 (dovuto probabilmente anche alle trasposizioni televisive di alcuni sui libri), Enid cade nel dimenticatoio. Alcune delle collane della scrittrice inglese tuttavia rimangono indimenticabili. Alle medie io divorai uno dopo l’altro i volumi gialli del Club dei sette, oggi grazie a Mondadori, che sta pescando dal catalogo storico Mursia per ragazzi, rivedono la luce anche i volumi de La banda dei cinque.

L’universo di Enid Blyton è molto prevedibile e quindi rassicurante: il lieto fine è assicurato, i personaggi sono caratterizzati chiaramente e si comportano di conseguenza, gli adulti sono tendenzialmente ottusi e marginali, la lingua è piana e semplice (anche se parliamo di una scrittura primonovecentesca!)… Quello che rende ogni volume delle sue prolifiche collane interessante e avvincente è quello che c’è in mezzo: gruppi di ragazzi liberi di vivere il loro spazio e il loro tempo (La banda dei 5 vive le sue avventure nel periodo estivo), il punto di vista esclusivo che racconta dinamiche, pensieri e avvenimenti solo a partire da quegli occhi e da quegli animi giovani, un rispetto e una fiducia evidenti nelle capacità dei ragazzi che attraverso rocambolesche vicende mostrano di saper navigare, indagare, arrampicarsi, nascondersi, comprendere le mappe… tutto da soli, tutto insieme.

È come tornare ragazzi, ritornare in quella dimensione dove gli adulti sono invisibili e il mondo è lì solo perché tu possa scoprirlo, decifrarlo, toccarlo e svelarlo.

La prima avventura che apre la collana è La banda dei cinque sull’isola del tesoro.

In poco più di due brevi capitoli si innesca la vicenda e i personaggi sono presentati: Julian, Dick, Anne sono tre fratelli di età compresa tra i 9 e i 12 anni che lasciati dai genitori – in vacanza solitaria in Scozia – si trovano a trascorrere l’estate con Georgina la cugina che vive a Kirrin Bay, una piccola cittadina di mare. Delineati i caratteri abbastanza superficialmente ma non in modo scontato (accusa che venne mossa in occasioni diverse all’autrice) ci sentiamo di conoscere e di far parte della banda che nasce quell’estate: Julian il più grande riflessivo e giudizioso, Dick impulsivo e fisico, Anne solare e un po’ frivola, Georgina – che vuole farsi chiamare George, come un maschio! – dal carattere forte e dalle idee chiare e… Tim il cane! La vicenda di costruisce pian piano: gli ingredienti sono un’isola quasi inaccessibile, un castello abbandonato, un tesoro perduto, un relitto in fondo al mare, una mappa.

«Non era molto grande [l’isola ndr.], certo, ma aveva tutto ciò che serviva per un’avventura: la piccola costa rocciosa, la baia tranquilla in cui avevano lasciato la barca, il castello in rovina, le gazze che svolazzavano in cerchio e i conigli che saltellavano dappertutto».

Gli zii che ospitano i ragazzi si perdono ai margini della vicenda, intervengono solo nei momenti dei pasti e delle autorizzazioni, oppure a sproposito come l’odioso zio Quentin chiuso nel suo studio e infastidito da ogni rumore molesto. I ragazzi vivono una libertà quasi insperabile e totale e noi li seguiamo: vagano per la spiaggia e il paese senza alcuna supervisione, nuotano, prendono la barca, escono la mattina di nascosto, esplorano l’isola… e quando una tempesta riporterà in superficie dal fondo del mare un relitto, non si faranno alcuno scrupolo nel perlustrarlo. La scoperta di uno scrigno e di una mappa e la leggenda di un tesoro di lingotti perso nel mare faranno il resto. Tra notti solitarie sull’isola, buie segrete, passaggi angusti e nicchie puzzolenti, tra cacciatori di tesori, rapimenti, messaggi in codice, corde e salvataggi avrete trascorso e letto d’un fiato le 215 pagine che costituiscono il romanzo.

Il fascino di questa avventura sta nella scelta di incentrare completamente l’occhio del narratore e del lettore sulle vicende del gruppo di ragazzi, nella capacità di costruire una struttura narrativa avventurosa con coerenza, creando un clima di suspense e introducendo imprevisti comunque sempre gestibili – seppur con ingegno – dai protagonisti e assicurando un lieto fine che rassicura i lettori.

«“Andiamo via” disse con un brivido. “Non mi piace per niente. È eccitante, lo so, ma anche un po’ spaventoso”. Si girarono per uscire. Julian illuminò la cabina con la torcia per un’ultima volta. Stava per spegnerla e seguire gli altri sul ponte, quando notò qualcosa che lo costrinse a fermarsi».

La scrittura predilige frasi brevi e dialoghi, il livello lessicale e sintattico è semplice. Per questi motivi trovo che La banda dei cinque sia una saga che dal terzo anno della primaria (8-9 anni) possa essere amato e apprezzato autonomamente e che possa essere una bella lettura condivisa dai 6 anni.

P.S. davvero molto interessante la scelta dell’editore di pubblicare la copertina rigida con le illustrazioni originali di Eileen A. Soper e, contemporaneamente, di chiedere a grandi illustratori contemporanei (parliamo di Quentin Blake, Helen Oxenbury, Oliver Jeffers…) di illustrare le sovraccoperte, interpretandole in modo personale.

La banda dei cinque. Sull’isola del tesoro.
Enid Blyton – Eileen A. Soper – Quentin Blake – Manuela Salvi (traduttrice)

216 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 16,00 €
ISBN: 978880468339

Mondadori editore
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