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24 novembre 2018

Creava cose utili

Mio marito fa il designer, fu quindi qualche anno fa che mi scontrai con la fatidica domanda: che cosa fa un designer?
Ammetto la mia totale ingenuità e ignoranza: quando lo incontrai pensavo confusamente a qualcosa che c’entrasse con la moda, la pubblicità, cose belle, costose ma scomode…

Mio marito ama il suo lavoro e così pian piano ho scoperto che il designer è un artista capace di vedere le cose (reali e intellettuali) e manipolarle così che siano capaci di parlare alle persone ed aiutarle a vivere meglio. I designer fanno parlare le cose.

Un esempio interessante di cosa significhi lavorare nel design è quello raccontato da Emiliano Ponzi in La grande mappa della metropolitana di New York e per farlo sceglie un episodio della vita di  Massimo Vignelli, uno dei capisaldi della storia del design, appunto.

«Creava ogni genere di cose. Spesso non ci si rende conto che tutte le cose fatte dall’uomo sono state innanzitutto progettate: qualcuno prima di realizzarle ha pensato al loro funzionamento e al loro aspetto».

Tutto quello che vediamo è pensato, bene o male, da qualcuno, dalla città all’etichetta del sugo pronto e Vignelli fu famoso per essersi occupato di ogni genere di cose dal cucchiaio al logo, dalla sedia all’architettura.

Il progetto di cui racconta questo albo appena uscito per Fatatrac in collaborazione con il Moma, racconta uno dei suoi progetti più famosi: la mappa della metropolitana di New York.

Dopo qualche breve cenno biografico sulla Milano che accolse i natali di Massimo e i suoi primi lavori nella New York degli anni ’70, l’autore imbocca la narrazione del progetto affidatogli dalla Metropolitan Transportation Authority: ridisegnare la mappa della metropolitana. 

Il designer viene chiamato in causa perché «la gente non capiva come cambiare treno o andare da un posto all’altro. Era un pasticcio frustrante». La mappa di allora insomma era muta o talmente logorroica e incoerente e comunque incapace di parlare la lingua delle persone che incontrava. Non basta fare, bisogna essere capaci di comunicare, non a caso guardate con che termini (linguistici) Vignelli parlava del suo lavoro:

«I like design to be semantically correct, syntactically consistent and pragmatically understandable. I like it to be visually powerful, intellectually elegant and above all timeless».

È difficile per noi immaginare di non essere in grado di usare la metropolitana, eppure la pensiamo così solo perché le mappe che siamo abituati a vedere (con i serpentoni colorati, i pallini neri e i nomi delle stazioni) sono figlie del lavoro che proprio in quegli anni Vignelli e il suo studio dedicarono al grande “pasticcio” newyorkese.

Ciò che c’è di interessante in questa storia è che l’autore cerca di seguire il processo di riflessione del designer, con le sue domande, le sue risposte, le correzioni e le domande successive. Vignelli osservava, annotava, provava… «tutte quelle informazioni ronzavano nella testa di Massimo. Colori, forme, movimenti…». E poi la parte più difficile: «cercava di vedere tutto da una nuova prospettiva». Il processo creativo è spiegato chiaramente in tutta la sua fatica: non è tanto una questione di guizzo originale, quanto di sistematica osservazione e riflessione sulla realtà. L’intuizione viene da un piatto di spaghetti. È il punto di partenza di una riflessione tutt’altro che pacifica: la sintesi si sostituì alla descrizione dispersiva dei dettagli e dello spazio, si inserirono colori, si modificò il carattere tipografico… minuzie?

«Massimo Vignelli era un designer. Creava cose utili».

Le immagini che accompagnano il testo sono cinematografiche: scorci arditi giocano con geometrie e con una luce capace di illuminare e plasmare i volumi, avvolgendone i colori piatti. Metafore e realismo, colori e toni di grigio si mescolano nella pagina, come pensieri che dialogano con lo spazio. L’effetto finale è molto adulto (il testo infatti ammicca largamente ai lettori adulti), ma questo non significa che risulti incomprensibile ai più giovani.

Un libro che potrete regalare al vostro amico designer, che si sa in fondo si sentono degli incompresi e fanno spese compulsive quando si parla di loro in modo così elogiativo 🙂 ma anche ai ragazzi che si sentano incuriositi dal design (dai 9 anni), perché sappiano che non è tanto questione di genio e sregolatezza, quanto piuttosto di osservazione e riflessione.

La grande mappa della metropolitana di New York
Emiliano Ponzi – Stefano Bortolussi (traduttore)

40 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 19,90 €
ISBN: 978-8882225636

Moma Fatatrac editore

 

 

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