«Quando sollevi lo sguardo verso il cielo stellato, il mondo prodigiosamente si trasforma».

Ci sono momenti in cui ci si sente soli, profondamente, intimamente, definitivamente soli.

La solitudine non è un affare “da grandi” e Jimmy Liao ce lo ricorda con Una splendida notte stellata. Tutti, grandi e piccini, hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro, altrimenti le cose diventano talmente giganti, pesanti e intricate che ti schiacciano e non ti lasciano respirare: non si vede più il cielo, tutto è nero o rosso, silenziosamente tetro, le stelle sono sparite. Così accade alla piccola protagonista.

«La notte di Natale lo squillo allarmante del telefono ci ha svegliati. Come avrei voluto che fosse solo un brutto sogno!»

È il fondo.

Non c’è nulla che si può fare, il tempo in questo caso non aiuta, deve accadere qualcosa.

«Ho visto un ragazzo sconosciuto sdraiato sul tetto della casa della anziana signora. Cantava dolcemente verso un cielo carico di neve».

Chi aspetta, riconosce.

La piccola protagonista della storia sola, emarginata, incompresa vede, sembra l’unica a vedere quel minuto, silenzioso, coraggioso bambino e l’unica a capire: lei percorre le stesse scale, si è persa tra le stesse radici, vaga per gli stessi labirinti, non sa sopportare l’ingiustizia.

È un fiore rosa piccolo quello che nasce sul pavimento di un’ospedale, ma i due bambini sono già indissolubilmente legati: si sfioreranno appena, ma si guarderanno di più. A volte basta il calore di una persona accanto per fiorire, per smettere di aver paura della pioggia, per guardare fissi i draghi verdi: con gli “altri” c’è ancora bisogno di una mela verde davanti agli occhi, ma con lui no. C’è l’arancione del tramonto, il profumo delle pere (che neanche i lupi riescono ad amareggiare), e poi il caldo, l’acqua, l’arcobaleno… il buio è un tunnel i cui contorni ci sono, anche se sfuggono, i ricordi non sono ripianti ma «risate di pura felicità».

«Se fossimo le uniche due persone rimaste al mondo, avresti paura?».

Potrebbe chiudersi qui la storia, ma non con Jimmy Liao: gli ovattati finali holliwoodiani non sono certo nelle sue corde.

È ancora un ospedale a segnare il passo di ascesa: la bambina è in fin di vita, l’amico è partito, ma ha lasciato a lei tutto ciò di cui non si era mai accorta. Le fa vedere: lei è un faro, giallo, il faro nel mare.

«Una mattina di primavera, qualcuno - non so chi - ha lasciato fuori dalla porta un piccolo cane che abbaiava. Questa volta il piccolo cane non è diventato enorme».

La solitudine è vinta, quando si è in grado di prendersi cura di qualcuno.

Il linguaggio visivo dell’artista taiwainese ricco di rimandi orientali (conigli, uccelli, draghi e altre imperscutabili - per me - citazioni) è impregnato, in quest’opera, d’arte occidentale (Van Gogh, Magritte) e i due linguaggi sembrano dialogare così armonicamente da sembrare originati dalla stessa matrice: è l'arte vissuta. “Come al solito” Jimmy utilizza le pause testuali, il colore delle cornici (la sezione grigia iniziale segna il raggiungimento massimo dell’opacità vitale), i cambi di punto di vista, i vicinissimi e i lontanissimi: niente è ininfluente, ad ogni lettura si coglie un dettaglio nuovo e significativo. Le tavole illustrano la storia, ma anche le sensazioni, i pensieri… il simbolismo colorato è la cifra del suo lavoro.

Leggere un libro di Jimmy Liao significa cedere alla pretesa dell’autore di venir risucchiati in una dimensione che chiede di essere vissuta, come davanti ad un’opera d’arte, appunto.

La sensazione spiacevole di non comprendere l’altro - l’autore in questo caso - figlio di una cultura differente, sensazione che mi si ripresenta ogni volta che incontro un albo di Jimmy,  è emersa anche questa volta, ma non in relazione alle immagini, ma al testo. Ho come l’impressione che un occidentale non avrebbe avuto tutte quelle parole per parlare della solitudine, dell’emarginazione, dell’incapacità di vivere: avrebbe lasciato parlare le immagini, lasciando che ognuno trovasse le parole più adatte. Questo è anche il modo che ho scelto per leggere questo libro a Saverio: ho sfogliato le pagine lasciando che lui comprendesse quello che riusciva e mi raccontasse quello che vedeva, perché avevo paura che le parole così esplicite avrebbero posto questioni a lui sconosciute. Ad un adulto invece l’esplicitezza della narrazione fa bene, perché mette con le spalle al muro, non lascia via di scampo davanti alle proprie responsabilità, ma anche davanti alle proprie paure, con speranza.

Un albo che parla dell’uomo e a chi «non si sente in sintonia con il mondo», con una miriadi di piani di lettura che permettono letture multiple a diversi livelli. Io rimango provata ogni volta da questo autore, ma credo che sia un necessario esercizio di realismo. Perché insomma per riveder le stelle bisogna passare dall'Inferno, Dante docet.

P.S. La prefazione di Tomaso Montanari è da leggere!!

Una splendida notte stellata
Jimmy Liao - Silvia Torchio (traduttore)

144 pagine
Anno: 2013

Prezzo: 22,00 €
ISBN: 9788865790298

Gruppo Abele editore
Anobii

 

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