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11 aprile 2019

Affascinante Howl

Il romanzo, da cui il famoso film Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki è tratto, sembra inizialmente una trasposizione esatta del romanzo Il castello magico di Howl di Diana Wynne Jones. È impressionante ritrovare, ritratti con una precisione che non è solo formale ma profonda, personaggi e spazi a cui ci si era affezionati sullo schermo: una sintonia, quella che riesce a instaurare l’artista giapponese, capace di toccare i caratteri intimi dei personaggi e la bellezza dei spazi.

Progressivamente però la complessità – che nel lungometraggio si percepiva appena – si svela in tutta la sua ampiezza e si soppesa con occhio più critico la semplificazione attuata nel film. Howl è un personaggio molto sfaccettato, autoritario, infantile, eppure generoso e ardimentoso, la stessa Sophie ha un carattere ricco di aspetti psicologici complessi e adulti, e lo stesso si può dire di tutti i personaggi.

Quella che nel film è una storia d’amore che si intreccia con una critica neanche tanto velata alla violenza e alla guerra, nel romanzo si perde tra mille altri aspetti e tematiche: la magia, le relazioni familiari, la realizzazione personale, l’amore, l’immortalità, la paura della morte, l’amicizia, il ricatto e la schiavitù… Su un canovaccio avventuroso si aggroviglia un coacervo di sentimenti e di contrasti relazionali complessi e molto adulti che difficilmente saranno compresi nella loro verità prima dei 10 anni, ma ragionevolmente più avanti. La complessità dell’intreccio narrativo che, nel lungometraggio, si percepisce nel precipitare degli eventi sul finale, rappresenta invece una sfida continua per il lettore fin dalle prime pagine del romanzo.

Molti mondi e diversi tempi che si intrecciano in modo che passato, presente e futuro sono difficilmente distinguibili soprattutto se non si ha alle spalle qualche nozione sulle diverse epoche, anche sommarie, per caratterizzarne e comprenderne le leggi culturali e districarsi in passaggi repentini tra una porta e un’altra del castello.

A fronte di questa multiforme complessità, tuttavia il romanzo rimane un’appassionante epopea tra il magico e il reale dove i personaggi, modellati a tutto tondo, con le loro debolezze e i loro talenti, si imprimeranno nell’immaginario dei lettori. La magia assume in questo caso il ruolo di trasfigurazione della realtà e non tanto quello funzionale di potere magico che permette di fare qualcosa: i personaggi sono maledetti, resi meno umani o più umani… la magia diventa l’estremizzazione della natura di ciascuno, in un tono simbolico molto fiabesco.

E della fiaba si ritrova molto in dettagli abbandonati qua e là (penso, per citarne uno, agli stivali delle sette leghe, ma anche alla stessa dinamica dell’amata nascosta sotto false sembianze…), anche se manca completamente quella stereotipia per cui si intuisce immediatamente la natura del personaggio: in questo romanzo spesso la dittatura del desiderio rischia di stravolgere e snaturare la giustizia, la verità e la bellezza di chi lo prova, siamo in una zona grigia dove capire chi è “cattivo” e chi non lo è risulta davvero difficile.

I dialoghi e le descrizioni si alternano con equilibrio e con brillantezza, ci si immerge letteralmente in un mondo minuziosamente pensato (e che Miyazaki ha saputo restituire stupendamente) e ci si guarda intorno deliziati dai colori, dai profumi e dallo spazio magnifico, in cui ci si muove capitolo dopo capitolo.

Il finale per cui il recupero del cuore restituisce la vera statura ad Howl e gli permette di amare è solo il primo passo di una saga che l’autrice pensa in 3 volumi.

Un bel romanzo ricco di pensieri e sfumature per grandi (oltre ai 10 anni) che credono alla magia e all’amore.

Il castello magico di Howl
Diana Wynne Jones – Vanna Vinci – Daniela Ventura (traduttrice)

192 pagine
Anno: 2003

Prezzo: 10,00 €
ISBN: 9788887497915 

Kappa editore

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Narrativa, Recensioni