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13 gennaio 2016

Mercoledì al cubo: Di qui non si passa!

La dittatura, quella vera, fatta di persecuzione, dolore, miseria, paura e morte è qualcosa di molto simile al pestare i piedi per terra, credendosi il centro del mondo. Di qui non si passa, l’ultimo lavoro di Isabel  Minhós Martins e Bernardo Carvalho, sembra proprio raccontarci, con scanzonata allegria, l’irragionevolezza degli ego sovradimensionati, in contrasto con la vita pulsante e vera di tutti gli altri.

Il volume è un’esperienza complessiva, non c’è elemento che non sia significante, per cui state attenti e iniziate a guardare con attenzione la copertina, la quarta di copertina, i risguardi e il frontespizio oppure non capirete gran che.

«Di qui non si passa» è il pensiero perentorio che sembra passare per la testa dell’infuocato capitano che troneggia in copertina. Il pensiero però diventa quasi immediatamente un ordine urlato ed imposto alla guardia di turno, senza naturalmente che venga porta insieme alcuna spiegazione. «A partire da adesso fai la guardia».

Di qui dove, dunque, si staranno chiedendo gli sprovveduti lettori. Lo capirete immediatamente se volterete la pagina, ma se avete letto la quarta di copertina di certo lo saprete già: con assoluta ed apparente irragionevolezza il generale protagonista «ha deciso di essere l’eroe di questa storia» e dopo profonde (?) elucubrazioni ha concluso che «se la pagina destra resta sempre bianca, potrei essere l’eroe di questa storia ogni volta che voglio».

Il generale tuttavia non è che uno tra tanti e la coppia di autori portoghesi non aspetta molto a comunicarcelo: nei risguardi che precedono e concludono la vicenda troviamo infatti 63 personaggi, nominati uno per uno, tra i quali, a dirla tutta, il generale Alcazar non spicca neanche per statura. Non appena comincia la storia poi, voltata la pagina con il frontespizio ecco che il generale sparisce. La pretesa del generale appare così nella sua totale assurdità: la storia è sua eppure lui scompare, lui non ha niente da raccontare. La signora guardia, nonostante tutto, si piazza al limitare della pagina a difesa della pagina bianca. I personaggi iniziano ad arrivare, le storie iniziano a crearsi da sole e seppur compresse nella pagina di sinistra si mostrano nella loro disarmante vitalità: c’è il cane che cerca un posticino da annaffiare, l’extraterrestre che deve fare una telefonata (vi ricorda qualcuno?), c’è una cappuccetta, una band musicale, una squadra di basket, un innamorato con i fiori, una mamma con i bambini… Tutti inevitabilmente vengono bloccati dalla guardia che con modi risoluti si preoccupa di arginare qualsiasi tentativo di sconfinamento: «FERMO! mi scusi, ma non è permesso passare nella pagina destra». Alle richieste di spiegazione, naturalmente, non viene offerta alcuna risposta, dato che il perché sfugge a tutti, guardia compresa. L’ostinata quanto ingiustificata pretesa di protagonismo raggiunge l’unico obiettivo di permettere esattamente il contrario: il nulla imposto come attesa di qualcosa di meraviglioso (l’arrivo del generale Alcazar) lascia spazio ed intreccia le storie di tutti e 62 i personaggi “altri”, cha pagina dopo pagina ci raccontano le proprie storie. Bernardo a chi recapiterà i suoi pacchetti? E perché Igor si addormenta in ginocchio? E Maddalena che fa? E l’orso Mel? Poi come accade sempre, quanto più stringi irrazionalmente quanto più ottieni che le cose ti scivolino tra le dita. Basta infatti un pallone rosso, che con naturale impertinenza rimbalza al di là della trincea immaginaria. «Signora guardia possiamo…» chiedono Simone e Cristiano. «Potete, ma solo per questa volta…». Aperto un varco è facile infilarsi: ognuno, con la sua ragione, si fa avanti con coraggio, e la guardia indebolita da ragioni che dopo 10 pagine non risultano chiare immagina infine una soluzione un po’ all’italiana. «Passate pure ma non dite che siete venuti di qui». Naturalmente è un rumoroso e caotico caos, in cui guarda caso giunge il generale: «Che cos’è questa gazzarra?». Imponente e supponente e per nulla interessato al perché (ma questo lo avevamo intuito), vuole prendersela con la signora guardia: la sommossa in difesa del povero soldato è immediata.

Il generale rimane solo «come un perfetto stupido» direbbe qualcuno, incapace di farsi intaccare dalla vitalità della vita (che sì, lascia anche qualche rifiuto per terra!. E come ultimo gesto dichiara ottuso: «Me ne vado da questa storia, ho deciso. Dopotutto, chi vuole esse l’eroe di una storia per bambini?».

L’idea sviluppata in questo libro è davvero penetrante e profonda, nonostante il tono canzonatorio. È una storia per bambini, ce lo ricordano i pennarelli (che bello vederli elevati al rango dell’illustrazione, quando in tutta Italia dopo l’asilo sono considerati tecnica di serie B!), ma per bambini veri e intelligenti, di quelli che vogliono sapere i nomi dei personaggi e magari anche di quelli che battono i piedi perché pensano che il mondo ruoti intorno a loro e che nello stesso tempo pretendono solide ragioni per fare ogni cosa. Non li si frega i bambini vivi, sono ostinati e gridano e strepitano, ma è difficile abbindolarli. Questo libro è così: profondamente bambino.

Saverio si è perso a ricostruire le storie di tutti i personaggi e il fatto di avere dei nomi da citare lo ha intrigato ancora di più (per esempio ha cercato di ricostruire una storia di amore tra Isabella e Bernardo). Le pagine bianche ci hanno invogliato consciamente e inconsciamente a disegnare (volevamo riempirle!). Lo stampatello maiuscolo è stata la ciliegina sulla torta, perché ha potuto leggerselo da solo, anzi leggerlo a tutti noi.

Le storie, o meglio chi ha da raccontare una storia, vincono sempre!

P.S. Anna Castagnoli quasi un anno fa aveva preannunciato la spigliatezza di questo libro: potete leggere qui.

Qui la versione di Apedario.

Qui la versione delle Briciole di Pollicino.

Di qui non si passa
Isabel Minhós Martins – Bernardo P. Carvalho 

40 pagine
Anno: 2015

Prezzo: 16,00 €
ISBN: 9788898523368

Topipittori editore
Anobii