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29 gennaio 2019

È così che tu vuoi il mondo?

«È così che tu vuoi il mondo?»

In questi giorni non ho voluto spendere parole per parlare del giorno della Memoria, che nella mia mente si intrecciava a eventi recenti che forse non c’entrano, ma che in ogni caso sgomentano il mio cuore. Eppure due libri mi hanno fatto compagnia e mi hanno donato uno sguardo diverso e delle parole da potervi offrire.

«È così che tu vuoi il mondo?»

Questa domanda, incontrata quasi per caso in Klaus e i ragazzacci, racconto di David Almond, mi ha accompagnato con insistenza, perché credo che sia un punto di partenza interessante per coinvolgere nella riflessione intorno a temi umani sconvolgenti e grandissimi i ragazzi, evitando la retorica o la commemorazione distaccata.

Il male non è una cosa lontana, da aborrire e condannare semplicemente dicendo “non mi appartiene”, così come la tragedia dell’eccidio di persone condannate per il loro credo, la loro malattia, il loro volto non è una cosa da ricordare piamente, relegandola in un passato lontano: ciò che importa è il presente, ora, ciò che importa è la realtà che ogni giorno incontriamo nelle nostre giornate.

«È così che tu vuoi il mondo?»

Klaus e i ragazzacci, la vicenda di un gruppetto di ragazzi inglesi che gioca a calcio nei pomeriggi uggiosi della campagna inglese e che subisce il fascino malato del “grande” della compagnia, che li costringe a piegarsi alla piccolezza della vendetta e della distruzione, è diventato per me, in questi giorni, un importante inno alla lotta per libertà, quella vera.

Il racconto di David Almond è carico infatti una grande potenza, portata con una leggerezza quasi inconsapevole, una potenza dovuta al peso della portata delle parole che David Almond non pone mai a caso.

Il cuore del protagonista (l’io narrante) freme quando appicca il fuoco alle siepi del signor Eustace, neanche il fascino ipnotico della fiamma riesce a smorzare quel disagio, quella ribellione che urla “noooooo”.

Ci vuole un ragazzino tedesco, Klaus Vogel (e notate come torni la metafora dell’uccello a tanto cara all’autore), dalla parlata stentata, ma dai piedi velocissimi e con il talento innato per il goal per riportare il protagonista all’interezza: ne prenderanno tante di botte i due insieme, ma attraverso quel no, i due amici reclamano se stessi.

Quel gesto di ribellione «“Mi puoi anche mettere al tappeto in un secondo… Ma io non sono ängstlich” “Spaventato”, gli ho suggerito io. “Ja! Proprio così. Io non sono spaventato. Ich bin frei!” … “Lui è libero”, ho detto», che può sembrare una perdita (di sangue, di amici…) invece si rivela un gesto di crescita e di guadagno, guadagno di felicità, di amicizia vera, di perdono…

Il racconto è un piccolo prezioso scritto dedicato ai primi lettori (dai 7-8 anni), grazie anche alle belle illustrazioni di Marianna Coppo. Non è un libro sul bullismo, badate: David Almond non sarebbe capace di scrivere per insegnare qualcosa a qualcuno! La scrittura coinvolgente ci catapulta nell’umidità inglese e la storia si attacca al lettore come fanno tutti i romanzi di Almond: ti rimangono addosso l’odore bruciato della siepe e il fango sotto i piedi, il pugno nello stomaco e il ferroso metallico gusto del sangue sangue sul labbro.

A questo testo però vorrei affiancarne un altro, un’uscita recente che va ad ingrossare le fila di una collana interessante, rivolta ai piccoli (5-6 anni) Piccole donne, grandi sogni: Madre Teresa.

Perché? Perché oltre l’orlo della domanda profonda di Almond c’è il vasto orizzonte della risposta (che nel racconto precedente si apre alle infinite possibilità, oltre la fine del libro). Non ci si aspetterebbe di trovare madre Teresa (santa, per la Chiesa cattolica) in una collana che racconta come si è avverato il sogno di alcune bambine diventate famose, perché in fondo quello che fece questa piccola donna macedone non fu un obiettivo che si pose e per cui lottò, ma fu la quotidiana e faticosa risposta che tentò di dare alla domanda inesauribile del suo cuore. Una donna che non definirei realizzata, ma una donna che definirei felice e quindi forse veramente realizzata. Ogni giorno, ogni persona che incontrava, ogni giornata che trascorreva era per lei l’occasione di una risposta. Il testo breve ripercorre in modo semplificato tutta la tortuosa vicenda di Teresa, toccandone però – come avevo già evidenziato per le altre biografie – i nodi fondamentali con lealtà e senza manipolazione. La felicità che trabocca dalle illustrazioni di Natascha Rosenberg non stona se pensate che madre Teresa così si premurava di esortare le sue piccole figlie: “Non permettete mai che qualcuno venga a voi senza che se ne vada via migliore e più contento. Siate l’espressione della bontà di Dio; bontà sui vostri volti, bontà nei vostri cuori, bontà nel vostro sorriso, bontà nel vostro cordiale saluto… Date loro non solo le vostre cure, ma anche il vostro cuore”.

Un augurio che faccio a me, ai miei figli e ai ragazzi che incontrerò: perché la memoria sia la ricerca costante del riverbero del bene ricevuto!

Klaus e i ragazzacci
David Almond – Marianna Coppo – Laura Russo (traduttrice)

96 pagine
Anno: 2018 (nuova edizione)

Prezzo: 9,50 €
ISBN: 9788876093869

Sinnos editore

Madre Teresa
Maria Isabel Sánchez Vegara – Natascha Rosenberg 

36 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 16,00 €
ISBN: 9788891581402

Fabbri editore

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