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23 maggio 2018

Come si legge un libro?

Come si legge un libro? Il come, a mio parere, nasconde sempre un perché.

Mi domandavo se fossi cavillosa nel ragionare su questo punto, poi nel lavorare con alcuni bambini intorno alla grammatica, di fronte alla domanda “Come si scrive coscienza” mi sono fermata a pensare: la mia risposta può essere meccanica e fornire solo la sequenza di suoni e segni, ma il punto più interessante è andare a guardare dietro la domanda. Perché interessa loro saper scrivere “coscienza”?

Come si legge un libro, un libro “stupidino” (questa la definizione di un 7enne) di Daniel Fehr, mi dà proprio l’occasione di ragionare sul perché l’autore si sia posto questa domanda e perché abbia voluto rispondere nel modo in cui lo ha fatto.

Io alla domanda avrei risposto: “dall’inizio alla fine”. Questo credo testimoni – senza voler essere supponenti – la fiducia e la familiarità che nutro per l’oggetto libro. Ma è indubbio che le risposte possono essere varie, diverse, differenti… e meno male che è così! Perché un libro può essere letto in qualsiasi modo e quando dico qualsiasi, intendo proprio qualsiasi.

Ultimamente mi scontro con sempre maggior frequenza con un’idea di lettura – parlo dell’ambito infantile – che vuol essere “dura e pura”, una reazione ad un mondo che carica il libro di aspettative rispetto alla risoluzione dei problemi, succedanei ad una presenza e ad un ascolto empatico che forse nel mondo trafelato di oggi non siamo più capaci di offrire ai bambini. Certi libri non si possono leggere, certe domande non si possono porre ai libri… sento tuonare.

Io ho espresso onestamente più volte la mia avversione per quelli che considero libri “aspirina” e libri “vitamina”, non ho mai recensito libri per “imparare a… lavarsi i denti, obbedire, fare la cacca”, così come lascio sullo scaffale la narrativa falsamente rivolta ai ragazzi e ammiccante al mondo adulto. Tuttavia ritengo che la battaglia educativa che i libri belli ci chiedono di fare in loro nome non sia tanto svilire, giudicare o condannare, bensì proporre, proporre quei libri belli che ci fanno sognare, arrabbiare, piangere e divertire. L’educazione alla lettura deve essere libera e partire sempre da una considerazione delle domande e della posizione del lettore: anche un libro sull’arrivo del fratellino (la categoria che forse aborro di più!) può essere l’occasione di un rapporto con quel lettore particolare.

Perché quando uno si chiede “come si legge un libro?” spesso si passa subito al giudizio sul libro, mentre la domanda più interessante sarebbe “perché vuoi farlo?”, includendo così il lettore con la sua esperienza, il suo sentire e i suoi desideri. La lettura è per me innanzitutto l’instaurarsi di una relazione. Il giudizio sul libro è una cosa (tra l’altro, in parte, personale!), ma di fronte a quelle pagine c’è sempre un lettore.

Il libro “stupidino” di oggi racconta proprio questo e anche se le citazioni e il mondo celato tra queste pagine possono essere considerati colti, il modo in cui ci fa sbellicare, smontando, sbatacchiando e mescolando le storie considerate pilastri della storia dell’infanzia dona alla storia quella leggerezza necessaria nella vita e nell’educazione alla lettura. 

«“Ehi, lettore, che stai facendo? Stai tenendo il libro sottosopra, guardaci!” “Gira il libro nel nostro verso! Non resisteremo molto così…”».

La familiarità con il libro incomincia dal prendere dimestichezza con le sue pagine, vuol dire non aver paura della sua materialità (i libri possono essere maltrattati, usati come ponti, piastrelle, torri…). Poi si scopre che il contenuto può essere altrettanto, se non maggiormente, interessante: le immagini, le storie, le parole…

«“Strano ora vediamo tutto dall’alto. Guarda, c’è un re sul suo cavallo!”
“Questo girare e ruotare di continuo deve aver scombussolato tutto il libro”
“Tu continua a leggere, noi stiamo lavorando per trovare una soluzione”».

I libri guardano da sopra, da sotto, hanno stili diversi, illustrazioni diverse, le parole possono essere coinvolgenti, possono non esserci, possono non essere conosciute…

I libri soprattutto possono piacere e non piacere, possono divertire ad annoiare, ma tutti e dico tutti, possono custodire l’accento giusto per incuriosire quel lettore particolare che abbiamo davanti: è la forza della letteratura!

«“Ora che sai come si legge un libro potrai leggerne di ogni tipo!”»

«Tutti i personaggi di questo libro provengono da cinque storie famose. Le conosci? NO? DEVI ASSOLUTAMENTE LEGGERLE».

La struttura giocosa che interpella in prima persona il lettore e che fa manipolare il libro di continuo ricorda le ben note evoluzioni dei libri di Tullet, il contenuto illustrativo a firma di Maurizio A.C. Quarello, con scorci mozzafiato e una rappresentazione dei grandi classici (da Moby Dick alla fiaba della Baba Jaga e Vassilissa la bella), comunica però che l’intento di questo testo non si esaurisce nel gioco (che i bambini apprezzeranno anche perché il font maiuscolo può permettere una lettura autonoma), ma vuole essere una provocazione ai lettori adulti e un insegnamento pratico ai più piccoli.

Un libro può essere molte cose e si può leggere in infiniti modi, perché infinite sono le ragioni per cui vi ci avviciniamo!

Questo post partecipa al Mercoledì al cubo: se non lo conosci leggi qui.

Qui la versione di Apedario.

Qui la versione delle Briciole di Pollicino.

Come si legge un libro?
Daniel Fehr – Maurizio A.C.Quarello

14 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 14,00 €
ISBN: 9788899064761

Orecchio acerbo editore
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