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29 aprile 2015

Chissadove, ma vicino al cuore.

Quando nasce un figlio è naturale chiedersi: quale destino avrà? Chissà che cosa farà da grande? Sarà felice?

In fondo ogni madre sa che, nel momento stesso in cui un figlio nasce, inizia ad allontanarsi e che l’attenzione materna culminerà nel lasciarlo andare.

Sembra semplice, ma non lo è e non lo sarà mai.

Letterariamente parlando pochi sono gli esempi di genitori che stentano a lasciar partire i pargoli, tuttavia mentre ricercavo libri a tema “albero”, mi sono imbattuta in un esempio interessante: Chissadove di Cristiana Valentini, illustratrice qui in veste di autrice che avevamo già incontrato in Morsicotti e Philip Giordano.

«In mezzo alla collina c’era un albero ricco di piccoli semi che crescevano silenziosi e impazienti di diventare alberi e poter un giorno parlare», quest’albero-papà-mamma è un ciliegio dal cuore tenero e la memoria corta, perché, sebbene probabilmente siano anni che lascia i suoi piccoli semi partire, ancora adesso è un po’ preoccupato e si domanda dove andranno: chissadove!

Così quando un semino tontolino e un po’ assonnato perde il soffio del vento e rimane attaccato al ramo, il ciliegio pensa che sarà bello avere compagnia ancora «solo per un giorno». Non che si impegni a trattenerlo in qualche modo, ma ogni scusa è buona per incentivare l’indecisione del semino: un giorno piove, un giorno fa troppo caldo, un altro è troppo ventoso… l’amorevole assistenza diventa soffocante e insana, tanto che il ciliegio sta sveglio per proteggere il suo semino dalla luce delle stelle. Poi un giorno il patatrac, perché in fondo la vita è sempre più decisa e difficilmente si fa sovvertire: «di ramo in ramo, di foglia in foglia, alla ricerca di cibo saltava una gazza…». L’albero sfinito dalle veglie notturne dormiva e il seme «cadde… chissadove».

Passò una stagione e poi i mesi e poi… indovinate chi spuntò dall’altra parte della collina.

«L’albero lo riconobbe come il suo piccolo seme e capì improvvisamente dove si trovava chissadove».

La storia di Cristiana Valentini non è scontata, perché racconta della paura dell’ignoto, ma di una paura adulta, la paura del destino delle persone che ci stanno care e della tentazione di pensare che stringendole a noi impediremmo loro di soffrire. La paura del mondo impedisce di lasciare andare, ma i dolori non possono essere risparmiati ai nostri figli, vorremmo, ma non si può. A noi è richiesto di armarli perché possano affrontare la vita senza essere travolti, nella certezza che c’è un bene per loro e il vuoto “chissadove” è comunque un luogo bello.

Le illustrazioni consistono del solo segno: l’opzione per la linea pura, con poche variazioni di colore, regala ai lettori una favola grafica e simbolica, senza perdere narratività. Le trame dell’erba, della chioma, della luce delle stelle comunicano un movimento “futurista”, i personaggi realistici e onirici (guardate gli uccellini-palla, la paperella con il cappello…) nel loro candore donano vita silenziosamente alle tavole, con una personalità che rieccheggia il mondo animato giapponese, i cuori e i fiori perdono leziosità, inserendosi come elementi arricchenti di questo spazio ovattato. L’illustratore italiano offre tavole che rispecchiano la ricchezza del suo vissuto, con un’operazione di sintesi molto ben riuscita e armonica. Azzeccata anche la scelta del colore giallo chiaro delle pagine e del font.

Ho letto questo libro a Saverio, che ha colto il dramma della paura della partenza, riconducendola però più al semino che all’albero, ma non si è entusiasmato; io credo che questo libro vada invece proposto ai genitori, per ricordare loro che amare è permettere di partire col vento.

P.S. Il libro è in ristampa, non perdete l’occasione!

Chissadove
Cristiana ValentiniPhilip Giordano 

32 pagine
Anno: 2015

Prezzo: 15,00 €
ISBN: 9788888254951

Zoolibri editore
Anobii

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