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9 novembre 2017

Charles Perrault – Fiabe

Doodle dedicato a Charles Perrault

Doodle dedicato a Charles Perrault

Chi è Charles Perrault? Nonostante il nome forse suoni meno conosciuto, Charles Perrault non solo visse e scrisse le sue fiabe prima dei fratelli Grimm, ma è a causa sua o per merito suo che noi tutti conosciamo la scarpetta di cristallo di Cenerentola e il bacio del principe Filippo che Walt Disney così bene animò.

Charles Perrault (1628-1703) nacque e visse a Parigi nel periodo sfavillante e capriccioso di Luigi XIV, il re Sole. Studioso e letterato eclettico si scontrò ben presto con una società basata sulle apparenze e tanto scintillante quanto crudele. La corte francese è il centro del mondo, alla fine del ‘600, nel bene e nel male.

È nell’agonia del XVII secolo che si dibatte di streghe, giansenismo, di antico e moderno, di tradizione e modernità (è il periodo della Querelle des Anciens et des Modernes), è tra la sale della corte parigina che tra tradimenti e bugie sotto l’occhio vigile del sovrano gli intellettuali potevano, entro certi limiti, esprimere il loro pensiero.

Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités 1697

Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités 1697

È in questo ambiente che tra il 1690 e il 1705 nasce e si diffonde la moda delle fiabe (contes de fées): in un periodo dove ogni parola può portare dritto in prigione, forse parlare di fate e incantesimi può sembrare un’alternativa affascinante. La corte del re Sole ne è rapita, le fiabe diventano il passatempo mondano dell’aristocrazia e Perrault, ormai vedovo e preoccupato di tutelare il futuro dei suoi figli (di uno scapestrato in particolare) trova nella scrittura delle fiabe la strada per ottenere la celebrità, unico saldo riconoscimento in una società mondana.

Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités 1697

Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités 1697

Prova con qualche tentativo isolato Pelle d’asino nel 1694, in versi, (Perrault ha già 67 anni), poi La bella addormentata. Nel 1697 con il nome del figlio Pierre Darmancourt pubblica una raccolta che lo renderà celebre nel mondo e nel tempo: Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités. Contes de ma mère l’Oye ovvero Fiabe del tempo passato con la morale. Fiabe di mamma l’Oca. Il volumetto raccoglie 8 fiabe: La bella addormentata, Cappuccetto rosso, Barbablù, Il gatto con gli stivali, Le fate, Cenerentola, Richetto dal ciuffo, Pollicino.

La tradizione dalla quale raccoglie il canovaccio narrativo è europea (Basile, La Fontaine, Esopo, Ovidio…), e sarà naturalmente raccolta dai fratelli Grimm, ma per Perrault l’operazione non ha fini folclorici o documentari, raccontare fiabe è per lui «la ripresa del meraviglioso cristiano e medioevale, della tradizione autoctona della più profonda vena narrativa francese, rispetto all’Antichità classica, che ignorava le fate» (Daria Galateria). È la vittoria del moderno sull’antico, la celebrazione di una corte a cui Perrault si sente di poter offrire qualche consiglio: «certo le Fiabe  sono la più leggiadra lettera di raccomandazione mai scritta» (Daria Galateria).

Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités 1697

Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités 1697

Perrault raccoglie dalla tradizione orale la fiabe, ma non si fa alcuno scrupolo ad addolcirle, attenuarle, sopprimendo i tratti che potrebbero offendere i delicati gusti di una corte sofisticata: la bella addormentata si sveglia con un casto bacio, nelle versioni anteriori faceva l’amore, concepiva due gemelli e poi riprendeva conoscenza, il gatto con gli stivali conosce alla perfezione i riti di Corte… Tuttavia molti degli interventi sulla narrazione non sono poi così neutri come appaiono: non stupirà, ad esempio, pensare ai figli degli Ugonotti strappati alle loro famiglie attraverso le tortuose vicende di Pollicino e dei suoi fratelli. All’azione di attenuazione della fiabe è poi sempre presupposto il desiderio di offrire un insegnamento e rendere meno frivole le narrazioni: Cappuccetto rosso di Perrault, ad esempio, si conclude con la piccola mangiata dal lupo, nella versione dei fratelli Grimm invece appare il cacciatore.

I tratti dell’oralità originaria vengono cancellati e solo qualche scelto arcaismo lessicale colloca i testi nella tradizione: Perrault «è orgoglioso della trasfigurazione delle fiabe popolari nella più elegante letteratura classica del Grand Siècle» (Daria Galateria). In sua vece però si sviluppano i dialoghi e le domande dei protagonisti, rendendo le narrazioni più consone ad essere recitate: «tutte le ripetizioni… le minacce… o le esclamazioni servono a riprodurre le insistenze dei bambini, ansiosi di essere rassicurati nelle loro paure» (Daria Galateria). Questa trasfigurazione stilistica però ha paradossalmente il merito di restituire qualità e contenuti ad un genere che rischiava di diventare puro e semplice divertissement. Le fiabe diventano portatrici di un significato, esplicitato (in modo inusuale per la fiaba!) al fondo della narrazione, allontanandosi dal parlar vacuo della corte.

«Qui si vede come gli adolescenti,

e soprattutto le ragazzine,

quelle gentili, ben fatte e carine,

sbaglian nell’ascoltare ogni tipo di genti,

e non dev’esser poi cosa strana

se così tanti il lupo ne sbrana.

Il lupo, dico, giacché, pur se apparentati,

questi animali varian molto d’aspetto;

ve n’è di umore più circospetto

che senza fiele, rabbia o ululati,

compiacenti, dolci e riservati,

inseguon le fresche donzellette

fin nelle case e dentro le camerette,

ma, ahimè, forse son proprio quei Lupi insidiosi

fra tutti i Lupi, di gran lunga i più pericolosi»

[morale di Cappuccetto rosso]
Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités 1697

Charles Perrault, Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités 1697

In un mondo, come quello francese della fine del ‘600, malato irreparabilmente di infantilismo, le fiabe trovano il loro successo parlando agli adulti mai cresciuti e, per la prima volta, ai bambini. La Fiabe accompagneranno da allora i bambini francesi a casa e a scuola per secoli: le fiabe vengono in questo modo consegnate, nella modernità, all’infanzia (da notare anche l’illustrazione della prima edizione accanto al frontespizio).

La cura e la genialità nella costruzione di dettagli hanno consegnato il loro autore alla celebrità diventando anche la versione preferita delle trasposizioni Disney: «la Cenerentola proposta da Basile non è proprio buona, difatti uccide la prima matrigna cattiva, si reca alla messa e non al ballo alla reggia, si fa aiutare da un dattero fatato e non da una fata e così via. Perrault invece, che sicuramente conobbe le fiabe di Basile, scrisse una Cenerentola molto più semplice e allo stesso tempo più raffinata. Cenerentola, bellissima e un po’ ambiziosa, andrà al ballo con vesti sontuosissime e scarpette di cristallo» (Ermanno Detti).

 

Non vi è venuta voglia di scoprire le differenze tra le fiabe di Grimm e di Perrault?

Io vi consiglio questa edizione un po’ datata, ma davvero ben fatta con note storiche ed esplicative e testo francese a fronte.

Fiabe
Charles Perrault – Ida Porfido (traduttrice)

183 pagine
Anno: 2002

Prezzo: 14,50 €
ISBN: 9788831780230

Marsilio editore
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