Nel paese delle Veramiglie di Camille Jourdy è una graphic novel stupefacente, dai mille livelli di lettura, che colpisce per originalità e bellezza: dai personaggi inaspettati ed eclettici e dall’affascinante font corsiva ai colori acquarellati mai uguali a loro stessi che sfumano nelle pagine in onde ed emanazioni cromatiche.

«“Jo?” “Dove si è cacciata questa volta?”»

Jo è una bambina bionda in vacanza con la sua famiglia (il papà, la matrigna e le sue figlie) in un bosco isolato e pacifico. Capiamo subito di avere a che fare con una bambina intraprendente, indipendente… tosta e, mentre cammina consapevolmente sola e lontana dai suoi, incappa in due personaggi fiabeschi: due omini coronati in sella a piccoli destrieri.

Come fu per Alice e il Bianconiglio, Jo segue i piccoli personaggi attraverso un tunnel fino ad un paese incantato.

Il tono della narrazione è da subito arguto, Jo è spontanea, intraprendente, quasi insolente a tratti; condivide con Alice un coraggio infantile quasi inconsapevole, ma Jo “ha una lingua” più disinvolta, come anche i personaggi che incontra:

«“Siete folletti?” “E quella chi è?” “Ti avevo detto di abbassare la voce!” “Ho letto un sacco di cose sui folletti” “Chissà perché devono trattarci sempre da folletti…” […] “Non vi chiedete cosa ci fa una bambina tutta sola nel bosco?” “Non risponderle, altrimenti non se ne va” […] “Andrò a dormire tardissimo e non andrò più a scuola” “Scuola? Cos’è?” “Se apri ancora la bocca chiedo il divorzio” “La mia matrigna è una vera strega” “ Del tipo che fa incantesimi e cose varie?” “Va bene divorzio” “Nooo… Non è una strega vera… solo che… Insomma. Hai capito, no?” “No”»

Jo arriva nel suo “paese delle meraviglie”, o meglio nel paese delle Veramiglie: una metatesi, quella del nome, che dichiara immediatamente la matrice personale, immaginifica e infantile di questo regno magico. Lo scambio di sillabe Mera-viglie / Vera-miglie è infatti tipico del parlare dei bambini e suggerisce che questo in cui stiamo entrando è un paese personale di Jo, un fiorire delle sue suggestioni, dei suoi desideri e dei suoi pensieri.

Attraverso un tunnel, che fa da soglia e passaggio per il raggiungimento del paese magico, eccoci catapultati in un altro mondo: lo popolano personaggi originali e più o meno noti (sono tantissime le citazioni iconografiche: da Tomi Ungerer a Pinocchio, da Peter Pan alla casa dei tre orsi di Ricccioli d’oro, da Miyazaki a Robin Hood...). Jo per nulla colpita o spaesata si inserisce immediatamente nelle fila dell’avventura che sta investendo il paese delle Veramiglie, vessato da un tiranno (l’imperatore Gattaccio). L’amicizia con una bambina-gatto, Nuk, è l’anticamera al suo coinvolgimento.

«“Vieni con me”»

Dai dialoghi di Jo, capiamo subito che la bambina è spinta da un moto di allontanamento dal suo mondo a causa di un sentimento di rabbia e incomprensione profonda con la sua famiglia ricomposta (il papà ha divorziato, lei si ritrova con due sorelle inaspettate…), ma questa emozione, paradossalmente, l’avvicina e la mette in sintonia con la piccola Nuk, la cui mamma è stata imprigionata e canalizza la sua energia in un percorso avventuroso che è poi il viaggio della compagnia verso il castello del malvagio Gattaccio.

Da un impianto strutturale definito e solido, tipico delle fiabe (abbiamo l’antagonista cattivo, l’aiutante, il donatore, la persona ricercata…), trasuda un’originale e spumeggiante esplosione di immagini, dettagli, personaggi… citazioni coltissime si uniscono a esilaranti ed eccessivi desideri (le Veramiglie, scopriremo, sono unicorni colorati che mangiano caramelle gommose) e a dettagli e piccole scene accattivanti e deliziose (dolcetti che dormono in cullette dedicate, folletti con le salopette, boschi con prati azzurri e puntinati...).

Insomma un gruppo di personaggi dalle mille fogge, guidato dalla volpe Maurice insieme a Jo e Nuk, parte per liberare i prigionieri del Gattaccio: un tiranno cattivo e crudele che cattura le Veramiglie, improgiona gli oppositori e sfregia i suoi servi con artigli che non taglia mai!

Nel viaggio di avvicinamento alla meta, gli incontri sono magici e esilaranti (dal cagnolino che ama gli stivaletti, agli spiriti della pianura dell’oblio fino alle tre vegliarde svampite) e se Jo dapprima rimaneva figura marginale, affiliata per reazione, alla fine si fa aiutante e poi protagonista del movimento di liberazione e dell’avventura.

La storia è divertente avventurosa e veramente inaspettata nella declinazione delle sue svolte: certo ci aspettiamo tre prove, passaggi obbligati, situazioni in cui tutto sembra perduto, come d’altronde siamo certi del superamento di ciascun movimento - è la fiabe stessa a ricordarcelo -, ma i dettagli e i dialoghi che riempiono le pagine stupiscono e divertono in modo smodato!

Tra coccodrilli e spiritelli, tra bambini sperduti dal naso pinocchiesco a vecchiarde innamorate, tra case degli Orsi e tornei di unicorni colorati, riusciranno i nostri eroi a liberare i prigionieri, tra cui la mamma di Nuk? E l’imperatore Gattaccio che fine farà?

La metafora della liberazione, a mio parere, è centrale: Jo più che crescere e cambiare alla fine del percorso si libera, si libera dal senso opprimente di rabbia che la imprigionava, solo a questo punto potrà tornare più felice e leggera al pulmino delle sue vacanze familiari.

Più che una vera e propria trasformazione della protagonista - che mantiene sostanzialmente i tratti del suo carattere curioso e ostinato dall’inizio alla fine - siamo di fronte invece ad un viaggio necessario alla rielaborazione importante di un’emozione complessa e sfaccettata come la rabbia (ricordate Sendak?), eppure questo tema multiforme quasi si diluisce tra gli acquerelli e i piccoli oggetti e gli spassosi ninnoli e personaggini che affollano le pagine.

La narrazione è completamente affidata ai dialoghi e ad eloquenti tavole illustrate, affascinanti e dettagliate.

Una lettura stupefacente, allegra, divertente che afferma in modo evidente e molto vero come la letteratura curi, accompagni senza giudicare, sostenga, accolga e trasformi il lettore.

Un imperdibile libro dai 9 anni.

Nel paese delle Veramiglie Camille Jourdy - Silvia Cavenaghi (traduttrice) 160 pagine Anno 2020 Prezzo 21,50€ ISBN 9788880722724 Editore Arka
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